Racconti

Ogni orizzonte della notte

Vicedomini Maurizio

Descrizione: «Cammini fra le tombe e ti sembra di vedere le ombre di vecchi datori di lavoro, colossi d'azienda, professori di quand'eri bambino. Di notte, là dentro, arrivi a pensare di poterci parlare, con i morti»...

Categoria: Racconti

Editore: Augh!

Collana:

Anno: 2017

ISBN: 9788893431125

Recensito da Redazione i-LIBRI

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Ogni orizzonte della notte

«Cammini fra le tombe e ti sembra di vedere le ombre di vecchi datori di lavoro, colossi d’azienda, professori di quand’eri bambino. Di notte, là dentro, arrivi a pensare di poterci parlare, con i morti».
«Dev’essere una bella esperienza».
«Bella no, non direi. Ti sembra che la differenza fra te e loro sia così piccola, così insignificante, che basta fare un altro passo per fargli compagnia».

Ogni orizzonte della notte è una raccolta di racconti in prima persona di protagonisti senza nome che, mediante una narrazione originale e undici situazioni di vita, sviscerano i pensieri dell’animo con uno sguardo diretto su una realtà dai toni scuri. Dall’isolamento più estremo di un uomo al buio, al vagare in moderne odissee, all’intreccio doloroso di monologhi solitari: un percorso che attraversa solitudine e individualità, fino a trovarne l’essenza, frammentata, nella trama indissolubile dei rapporti umani.

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Qui trovate il blog di Maurizio Vicedomini

La pagina dell’opera sul sito della casa editrice

Maurizio Vicedomini è laureato in Filologia moderna presso l’Università degli Studi di Napoli “Federico II”. Vincitore della sezione fantasy del Premio Mondadori “Chrysalide” (2013) con il racconto Senzanome, ha pubblicato diverse opere di genere fantastico: Il patto della Viverna (Ciesse Edizioni, 2012), Il Richiamo della Luna oscura (GDS, 2012), Memorie di mondi (EDS, 2014) e vari racconti in antologie e in e-book dedicati. È direttore della rivista culturale online “Grado Zero”, lavora come editor e ha collaborato in passato con diversi portali e riviste digitali.

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Presentazione dell'Autore È la storia di una donna che con ironia e spirito di osservazione mette in pratica gli insegnamenti di un filosofo, un maestro che le ha insegnato a rinascere. Dal rischio di sprofondare nell'anoressia si eleva, mettendo le ali, a filosofa lei stessa, e nella frenesia di aiutare gli altri si salva iniziando una nuova vita. Impara a non soccombere più alle prevaricazione e lo insegna a tutti quelli che incontra. Non mancano nel racconto episodi esilaranti al limite del paradosso e varie storie di sesso raccontate con eleganza, come quella del diritto all'orgasmo. Francesca, la protagonista, diventa il simbolo del riscatto femminile, una donna che non accetta più di auto-infliggersi punizioni, ma rivendica il suo ruolo paritario accanto all'uomo. Dietro la maschera di Francesca si nasconde una storia vera e un mondo di relazioni tra donne e uomini elaborate sulla panchina del dialogo. Un libro scritto per le donne e utile anche agli uomini. Dalla quarta di Alberoni: "un libro divertente e delizioso che vi darà di certo molti spunti per cavarvela nelle piccole e grandi difficoltà della vita". Informazioni sull'autrice: Maria Giovanna Farina, nata a Milano nel '62, si è laureata in Filosofia all'Università Statale di Milano e svolge la professione di consulente filosofico nella stessa città. Pioniera nel campo delle pratiche filosofiche, sempre a Milano fonda lo studio professionale Heuristic Institution prima e l'associazione culturale L'accento di Socrate poi. Collabora con varie riviste e ha una rubrica su www.siamodonne.it dove videointervista personaggi della cultura e dello spettacolo. Sul suo sito si trovano tutte le sue attività www.mariagiovannafarina.it

Ho messo le ali

Farina Maria Giovanna

Magliette appallottolate, calzini sparsi dappertutto, letto sfatto, resti di cibo pietrificati sul tavolo, luce fioca, ragnatele agli angoli del soffitto, Jonathan Coe ci ha abituati alla contemplazione nitida e cruda di questi scorci, di queste squarci di vita incompiuta per studenti universitari. Si direbbe che per lui il momento in cui si decide il destino di un individuo non sono i primi tre o dieci anni, come suggerisce la psicoanalisi, ma quella sconfinata adolescenza e quel perpetuo fuoricorso che cominciano subito dopo aver lasciato il liceo me la famiglia; quel vegetare nel calore debole ma protettivo di un'università di provincia seguendo la trafila delle sessioni, degli esami, della laurea, di una tesi di dottorato sempre da scrivere e mai scritta. Il protagonista di questa storia si chiama Robin. Si è laureato a Cambridge ma da oltre quattro anni sta preparando il dottorato a Coventry, cittadina rasa al suolo due volte, prima delle bombe tedesche poi dall'ultra liberismo della signora Thatcher che, in queste giornate del 1986, sta dando manforte al suo amico Reagan nel bombardare la Libia. Un clima di imminente catastrofe planetaria riverbera nella vita di Robin, nel male oscuro che lo abita e che lui abita: allude a quella misteriosa tesi di dottorato di cui nessuno ha visto un rigo e ulcera il ricordo di un amore lontano e mai dichiarato che totortura come in primo giorno. In questo secondo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 1987, Jonathan Coe tesse i primi fili di quell'immensa tela che sarà "l2 famiglia Wishaw".

L’AMORE NON GUASTA

Coe Jonathan

Una sparatoria in pieno giorno sulla porta di un bar nella periferia di Brescia. E, mentre una Vespa si allontana a tutto gas verso la tangenziale, un barbone che passava di lì per caso si accascia sul marciapiede. Sembrerebbe una faccenda di poco conto, eppure... Subito emergono alcune stranezze: se si trattava di un vagabondo, perché allora indossava una camicia cifrata e di ottima fattura e aveva le unghie dei piedi curate? E come mai è stato colpito da ben due colpi, uno di striscio alla spalla e l'altro, letale, in pieno viso? Un proiettile vagante passi, ma due... I conti non tornano per il commissario Miceli, che, in assenza del commissario titolare Grazia Bruni, è stato reintegrato a tempo pieno, con buona pace della sospirata e sempre più lontana pensione. E, come sempre, quando i conti non tornano, Miceli chiama in aiuto il suo vecchio amico, l'inossidabile ex giudice Petri. Nonostante le flebili, se non quasi inesistenti tracce - un anonimo mazzo di fiori di campo lasciato chissà da chi sul luogo del delitto -, i due investigatori riusciranno a dare corpo a un caso che rischiava di scomparire, come la sua vittima.

Fiori per un vagabondo

Simoni Gianni

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Pasolini

Toffolo Davide