Oh…

Djian Philippe

Descrizione: Un titolo enigmatico che ha il sapore di un'amara liberazione, o magari forse di una resa. Michele è una produttrice cinematografica di successo con un figlio, un matrimonio fallito alle spalle, una madre tutta rifatta e un padre che marcisce in galera. Una sera viene violentata da uno sconosciuto in passamontagna mentre rientra a casa e inizia così la sua lenta e inesorabile discesa agli inferi. Uno straordinario ritratto di donna, un romanzo politicamente scorretto, il racconto di una società che non merita salvezza.

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Editore: Voland

Collana: Intrecci

Anno: 2017

ISBN: 9788862431392

Recensito da Gabriele Lanzi

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Oh… – Philippe Djian dimostra di sapere cogliere le nevrosi e le fragilità dei nostri tempi in questo romanzo dal titolo emblematico: Oh… che rappresenta forse un grido di dolore, o forse di liberazione, di godimento. Michèle, la protagonista femminile, è una donna apparentemente forte e determinata, che si è costruita una carriera come produttrice cinematografica, ma ha alle spalle un passato piuttosto tumultuoso e burrascoso. Intorno a lei ruotano alcune presenze: un padre odiato assassino bruto e violento, finito in galera per avere compiuto una strage di bambini, una madre anziana che non vuole assolutamente invecchiare e ha un’intensa vita sessuale, un ex marito con il quale trascina stancamente un rapporto di amore-odio, un figlio ribelle e immaturo che vive una relazione travagliata con una donna messa incinta da un altro uomo, un amante che è tra l’altro il marito della sua migliore amica nonché socia in affari. A queste ingombranti figure si aggiunge quella di Patrick, il vicino di casa  affetto da disturbo ossessivo compulsivo, da uno sdoppiamento di personalità con un  lato oscuro che si manifesta attraverso una condotta sessuale violenta esercitata nei confronti di Michèle. Tuttavia quello che inizialmente appare come uno stupro col tempo si trasforma in un gioco di ruolo erotico tra presunta vittima e carnefice. La complicità tra i due amanti rivela l’esistenza di personalità ambigue, a testimonianza del fatto che ognuno di noi ha i propri scheletri nell’armadio, le proprie pulsioni, che conducono a stati animaleschi di esaltazione, quasi di possessione in cui la riflessione della stessa protagonista appare tutt’altro che infondata (“Il demonio si impossessa di un corpo ventiquattr’ore su ventiquattro o vi penetra solo a momenti?”).

La narrazione è volutamente piuttosto claustrofobica, disordinata e rende l’idea della confusione e del disagio dei personaggi coinvolti. Il libro infatti non è diviso in capitoli, non ci sono stacchi, né paragrafi: il lettore si lascia trascinare e travolgere dal verificarsi degli eventi e, in qualche modo, ne rimane profondamente colpito, quasi ipnotizzato.

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