Narrativa

Petrolio

Pasolini Pier Paolo

Descrizione: Iniziato nella primavera del 1972 - durante la crisi petrolifera mondiale - e portato avanti fino alla prematura scomparsa di Pasolini nel 1975, questo romanzo-saggio-zibaldone esistenziale racconta uno spaccato dell'Italia del boom e della sua politica economica tra oscuri complotti di potere e stragi di stato impunite. Pensato come l'opera definitiva, il capolavoro di una vita, l'incompiuto "Petrolio" ricerca nella novellistica medievale i suoi antenati illustri fondendoli con l'attualità più scottante delle cronache giornalistiche in un'opera dai forti contenuti sociali e sessuali che non teme di dare scandalo e che, infatti, suscitò ampie polemiche e dibattiti fin dal suo primo apparire, nel 1992.

Categoria: Narrativa

Editore: Mondadori

Collana: Oscar scrittori del Novecento

Anno: 2005

ISBN:

Recensito da Gabriele Lanzi

Le Vostre recensioni

Nel quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini diverse sono le iniziative e le celebrazioni organizzate in tutta Italia per ricordare il grande regista, poeta, scrittore e intellettuale, tragicamente scomparso nel novembre del 1975.

Nella vasta produzione di Pasolini,  Petrolio è il suo ultimo lavoro letterario, rimasto incompiuto e poi pubblicato postumo, ritenuto così scomodo da avere in qualche modo alimentato le teorie complottistiche riguardo la morte del poeta “eretico e corsaro”. Si tratta di un’opera complessa e stratificata, dalle mille sfaccettature e, come affermato dallo stesso Pasolini in una lettera a Moravia, costituisce “una specie di summa di tutte le mie esperienze, di tutte le mie memorie“.
I temi più cari all’autore – quali il binomio potere/politica, l’omologazione e l’asservimento degli individui al modello imposto del consumismo sfrenato – trovano un’ampia estensione in Petrolio e vengono rappresentati attraverso lo sdoppiamento di Carlo, giovane ingegnere impiegato all’ENI durante gli anni della presidenza di Enrico Mattei.
Esistono pertanto due “Carli”: da una parte quello integerrimo, stimato uomo in carriera, irreprensibile e rispettabile; dall’altra parte invece quello più frivolo ed emancipato, capace di dare libero sfogo, sfrenatamente, ai propri istinti e impulsi sessuali. La chiave di lettura di Petrolio sta proprio nella doppiezza del protagonista, nel ribaltamento di prospettiva adottato da Pasolini. Il Carlo impiegato dell’ENI è l’emblema dell’uomo che si sta inserendo nei gangli della società che conta, gradito invitato nel salotto borghese della signora F. assieme ad altri ospiti importanti come mecenati, industriali e uomini di potere che esercitano un controllo capillare ma molto discreto sulla scena politica, economica e industriale italiana. Pasolini ribadisce la sua denuncia e il suo disprezzo nei confronti di quei “manovratori” che, grazie all’appoggio di una parte politica ben identificata, si sono radicati nei centri del potere economico (in primis la grande multinazionale) e governano le sorti del Paese secondo una precisa strategia, che non disdegna nemmeno l’elemento stragista, per affermare un interesse particolare a scapito dell’interesse pubblico. Proprio per meglio chiarire questo concetto entra in gioco l’altro Carlo, quello sfrontato e libero che sfoga la propria sessualità senza nascondersi e vergognarsi. Ma la rappresentazione del sesso e la mercificazione del corpo sono l’ennesima dimostrazione di una società malata nell’anima, che crede di essere felice omologandosi a modelli di consumo imposti dal potere, ma che in realtà viene sfruttata da chi regge il potere stesso. L’anello debole della catena è dunque il popolo, il proletariato dominato, sottomesso, così come lo potrebbe essere una donna posseduta sessualmente da tanti uomini, ed esattamente come succede al secondo Carlo, quello libero da vincoli, che improvvisamente si ritrova trasformato in una donna.
Quale speranza allora potrà mai esserci per uscire da questo circolo vizioso, da questa schiavitù e dall’asservimento al potere? Forse la risposta ce la suggerisce lo stesso Pasolini, nonostante l’incompiutezza dell’opera, nella scelta di liberarsi, di emanciparsi, come capita al primo Carlo, quello borghese e rispettabile, che improvvisamente prende atto della perdita della propria virilità maschile come se ciò possa rappresentare la sua catarsi…

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