Classici

Piccolo mondo antico

Fogazzaro Antonio

Descrizione: Una storia sul Risorgimento, dalle delusione del 1848 alla riscossa del '59, attraverso il dramma di un fervente cattolico modernista e di sua moglie, liberale e tiepida credente.

Categoria: Classici

Editore: Mondadori

Collana: Oscar grandi classici

Anno: 2001

ISBN: 9788804492870

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Un romanzo lo si può commentare in molti modi.

Il modo meno libresco è viverlo.

Rileggendolo dopo anni, ad esempio. Confrontando l’attuale modo di “sentire il libro” rispetto alla prima lettura.

<p“Piccolo mondo antico” io l’ho letto e apprezzato durante gli anni del liceo e oggi lo riscopro in tutta la sua complessità.

Come romanzo d’amore, nell’evoluzione del rapporto tra Franco e Luisa. Nello scontro di due personalità così diverse: idealista, romantico e credente il primo; razionale, dura e al tempo stesso fragile la seconda.

E come romanzo storico, ambientato nella seconda metà dell’Ottocento, sotto la dominazione austriaca.

Nel conflitto ideologico e politico tra il mondo antico dei conservatori filo-austriaci e il mondo moderno di patrioti e liberali.

Nel conflitto generazionale tra la “Marchesa” da un lato e Franco e Luisa dall’altro.

Poi conosco un altro modo per vivere da protagonisti un romanzo.

Ad esempio recarsi sul luogo che è il teatro della storia narrata.

In questo caso: Valsolda e Oria, sul Ceresio, più conosciuto come lago di Lugano.

Respirare la bellezza del paesaggio.

Immaginare di partecipare ai fatti stessi; indugiare presso la villa di Fogazzaro e ripensare anche ai personaggi non protagonisti: lo zio Piero, il Pasotti, il Gilardoni e le sue sedute spiritiche.

E sentire di trovarsi su un percorso di scrittori che le atmosfere lacustri hanno interpretato in modo originale. Da Manzoni e Fogazzaro, via via, fino ai giorni nostri, passando attraverso Piero Chiara fino alle declinazioni noir di Raul Montanari e a quelle “pop” di Andrea Vitali.

E c’è un altro modo ancora per rileggere un romanzo.

Interpretarlo fino in fondo. Creando una storia propria, deformando un’ispirazione, distorcendo una suggestione.

Senza pretesa alcuna, naturalmente, di fronte a un capolavoro della letteratura.

Io l’ho fatto in un racconto (il secondo nella raccolta linkata) che trae spunto dalla tragedia che colpisce – in modo così diverso, suscitando reazioni antitetiche – Luisa e Franco: la perdita di Maria, chiamata Ombretta da un’aria di Rossini, la figlioletta che muore annegando nel lago.

Anche questo è un modo per commentare un romanzo che ti ha preso. Un romanzo che è entrato dentro …

… Bruno Elpis

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"Nato a Palermo nel 1896, da una nobile famiglia siciliana, Giuseppe Tomasi di Lampedusa è un bambino solitario, uno di quelli che preferiscono «le cose alle persone» e che rifuggono la compagnia. Un giorno, dal nulla, nella sua vita arriva Antonno: un bambino bizzarro, «tutto al contrario»: se sfoglia un libro comincia dall’ultima pagina, se vuole andare avanti cammina all’indietro e conta al contrario, provando una infinità pietà per gli zeri. Per tutto il tempo della loro convivenza non c’è verso di fargli iniziare la settimana di lunedì o di togliergli dalla testa che si nasce morendo. Eppure Antonno, «l’albatro», come lui stesso si definirà (tenacissimo, l’albatro non abbandona il capitano nemmeno nella disgrazia) è l’unico spiraglio di luce in un’esistenza altrimenti buia e solitaria, l’unica compagnia di un bambino che vede e sente più degli altri, dotato di una sensibilità particolare, che lo porterà un giorno a diventare uno dei più grandi scrittori del Novecento. Ma all’improvviso, così come è arrivato, Antonno svanisce. Divenuto adulto, Giuseppe partecipa alla guerra del 1915-18 come ufficiale, rimanendo nell’esercito fino al 1925; dopodiché si ritira a vita privata, viaggiando e dimorando per lunghi periodi all’estero, dove si dedica alla stesura di saggi e racconti che non darà alle stampe. Sarà solo quando metterà mano a una storia che cova dentro di sé da tempo, e che ha intenzione di intitolare Il Gattopardo, che Antonno tornerà da lui, e con il suo modo di fare al rovescio accenderà in Giuseppe Tomasi la consapevolezza che «Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi»."

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