Narrativa

PICCOLO TESTAMENTO

Dadati Gabriele

Descrizione: Io guidavo e Vittorio stava seduto davanti, vicino a me. Divorava tutto con gli occhi, il suo sguardo attraeva a sè le facciate delle case, i pochi alberi, le persone. Rimaneva per lo più zitto. Solo a un certo punto ha detto di avere fame e poco dopo ha aggiunto, parlando a bassa voce senza staccare gli occhi dal finestrino, che doveva trovare il modo di dare un senso a quello che gli era successo. un senso estetico, ha detto ancora.

Categoria: Narrativa

Editore: Laurana Editore

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788896999103

Recensito da Nicoletta Scano

Le Vostre recensioni

 

Il libro di Gabriele Dadati racconta in poco meno di 116 pagine almeno tre storie: la cronaca dell’evoluzione di un sogno – diventare scrittore, il percorso di elaborazione di un lutto –  o forse due – per il maestro, per una ragazza molto amata, e la ricostruzione di sé stesso nel passaggio fatidico verso l’età adulta.

Nel romanzo, di autobiografico c’è molto e i tre fili che Piccolo testamento riesce ad intrecciare in un’unica lunga notte sono nervi che l’autore probabilmente sente ancora ben scoperti, ferita pulsante di un sentimento tormentoso e complicato, che poi è la vita nella sua banale ciclicità: si cresce, si ama, si crede, si muore. Tutti temi che la letteratura conosce bene, spunti che entrano nei discorsi tra conoscenti, perfino nelle chiacchiere del bar. E questo per dire che di rivoluzionario nel libro non c’è niente, ma di autentico c’è tutto e in questo a mio parere sta la gran forza del romanzo.

 

La prosa è tanto rigorosa da risultare dolorosa, scarnificata, privata del colpo ad effetto, seppure con qualche eccezione, e non è forse un caso che verso la fine la marcia sintattica si faccia più ricca e i concetti siano spesso reiterati, calcati: come a voler incanalare troppo a lungo una passione che preme e, finalmente, rompe gli argini.

 

Così, proprio verso la fine, troviamo passaggi profondamente umani, universali. Un esempio dello smarrimento che emerge (e annega tutti e tre i binari su cui corre la narrazione) è questo: “Così, morto Vittorio e morta lei (non posso far altro che pensarla così, morta, altrimenti vivrei giorno dopo giorno nell’attesa di un ritorno che non si perfeziona), sono rimasto solo io, che a mia volta sono morto. Formulo quindi una domanda: chi è, adesso, il testimone della mia vita? Chi condivide con me il ricordo di questi anni importanti, in cui nonostante tutto diventavo uno scrittore, ora che rimango solo io con la mia testa cancellata, con le vasche del pensiero sempre più deserte ogni giorno che passa? Mi ripeto che Vittorio, colui che mi ha dato la parola e l’autorevolezza per prendere la parola, che mi ha accompagnato in questi ultimi anni di crescita intellettuale, è morto. Mi ripeto che Marta, vale a dire l’unica persona nella quale abbia riposto la mia fiducia di uomo, l’unica persona che negli anni del nostro rapporto abbia saputo sbarazzarsi delle mie sovrastrutture, è morta anche lei. Per mano mia. Sì, dovrei proprio concludere che sono a mia volta morto,mentre in realtà il mio destino è più misero e meno clamoroso: sono soltanto rimasto inconoscibile, e cioè non c’è più nessuno qua attorno che abbia condiviso con me questi ultimi anni che sono stati i più importanti della mia vita”.

 

Lo sforzo che l’autore maschera con la pulizia che caratterizza la sua opera probabilmente è proprio la violenza di non mentire e non abbellirsi (fino a calcar la mano sulla sessualità istintiva e forse volutamente sottolineata dagli unici termini “fuori posto”,se confrontati con una forma per il resto classica e disciplinata)  con il risultato che, per contro, si abbellisce eccome, perché risulta credibile, e dolce, e molto sincero.

 

Nascosti tra le pieghe dei due temi principali del romanzo, la perdita e la scrittura, alla quale, tra l’altro, sono dedicati spazi autobiografici interessanti, con la proposizione di alcuni aneddoti e riflessioni dell’autore sul primo libro di racconti pubblicato da Gabriele Dadati (che val la pena, con l’occasione, di rileggere: si tratta di Sorvegliato dai fantasmi), troviamo poi i passaggi sulla famiglia di origine, davvero molto belli. Forse in questi tratti risalta un’autenticità nuova, attuale, che si rinviene nella consapevolezza e nella nostalgia di un’evoluzione verso l’età adulta di una persona che è artista e uomo dell’Italia – reale – di oggi.

 

Una lettura toccante, che si assapora, come nel tempo del romanzo, in una notte.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Gabriele

Dadati

Libri dallo stesso autore

Intervista a Dadati Gabriele


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Quest'opera è valida per le dimensioni di teatro che, una volta di più, lo straordinario talento inventivo di Ionesco. La metamorfosi a vista del personaggio Jean, dentro e fuori la stanza da bagno, ogni volta sempre meno uomo e sempre più rinoceronte, sotto gli occhi atterriti di Berenger, è un modello di teatro antipsicologico, ridotto a puro gesto, che la parola accompagna con una semplice funzione indicativa. E'il ritorno alla pantomima, ai valori didascalici e parodistici della pantomima e qui Ionesco - sembra impossibile - si incontra con Brecht'. Dalla Prefazione di Roberto De Monticelli

Il rinoceronte

Ionesco Eugène

Marta è una bambina che vive in una famiglia numerosa: lo schiamazzo dei suoi fratelli e le grida continue della madre riempiono di una strana e dissonante musica lo scorrere dei suoi giorni. Ma la sua compagna costante è un forte senso di solitudine: troppo distante la madre, annichilita dallo spettro della povertà che riduce a fastidio il suo senso materno; troppo apatico il padre, una volta partigiano, ora prigioniero dell’intrattabile moglie. Eppure Marta trova nella scrittura e nella curiosità un motivo valido per cui vivere. Proprio quest’ultima la porterà a scoprire in soffitta una strana e vecchia scatola con foto di persone mai viste, ma che prendono vita nei suoi pensieri e si materializzano davanti ai suoi occhi: questo l’evento che cambierà la sua vita. Marta capirà, infatti, di essere una bambina speciale, con un dono: quello di saper ascoltare le anime di chi non c’è più. Ancora una volta però dovrà rendersi conto non c’è posto né per lei né per le sue straordinarie qualità e così, dopo la solitudine familiare, Marta dovrà sperimentare quella di un collegio. Nonostante tutto l’orrore e il dolore che i suoi occhi dovranno ancora sopportare Marta alla fine comprenderà e accetterà il suo dono, diventando donna e madre, riversando sui figli l’amore che nessuno ha mai saputo darle.

Con tutto il cuore che mi è rimasto

Nunziato Marina

Scritto neI 1917 e pubblicato nel 1919, "Demian" è la storia di un ragazzo combattuto fra due mondi, quello bello e pulito del bene e quello terribile, enigmatico eppur allettante del male. Protagonista è il giovane EmiI Sinclair, caduto sotto l'influsso di un cattivo compagno di scuola, Franz Kromer, che lo spinge a ingannare i genitori, rubare e discendere la china del peccato. Sarà un altro compagno, Max Demian, che sembra vivere fuori del tempo o uscire da un passato senza età, ad attrarre Sinclair e a liberarlo dal nefasto influsso di Kromer, guidandolo verso una concezione della vita straordinariamente complessa e misteriosa.

DEMIAN

Hesse Hermann

Moby Dick, pubblicato nel 1851, è considerato il capolavoro di Melville e uno dei più noti libri della letteratura americana e mondiale. Vi narra in prima persona la sua avventura Ismaele, che si imbarca come marinaio assieme a un ramponiere indiano sulla baleniera Pequod. Il capitano della nave, Achab, un personaggio cupo che incute rispetto e timore nei suoi uomini, ha perso una gamba per colpa della balena bianca Moby Dick e ora vuole vendicarsene, a qualunque costo. Inizia così una lunga caccia. La snervante attesa dell'incontro con il cetaceo che sfugge al capitano offrirà al narratore l'occasione di meditazioni scientifiche, religiose, filosofiche e artistiche, all'interno della struttura del romanzo d'avventura per mare. Intanto l'immenso oceano, con i suoi mostri e le sue profondità, si erge in tutta la propria potenza e imperscrutabilità dinanzi all'uomo, che gli può contrapporre solo una fragile esistenza, oscillante tra il bene e il male. Fino a che sopraggiunge la catastrofe finale, fatalmente presentita, quando Moby Dick distruggerà la baleniera e tutto l'equipaggio trascinando con sé Achab e il suo arpione. Solo Ismaele si salverà e potrà così raccontare la loro folle, ambiziosa quanto disperata, impresa.

Moby Dick

Melville Herman