oppure Registrati
Poesia

Andrea Pessina, un poeta milanese si racconta

a cura di Laura Monteleone

Andrea Pessina, un poeta milanese si racconta

Vorrei dirvi che il mio primo incontro con la poesia coincide con quello con don Francesco Ferlinghetti, mio professore di italiano alle medie. Ricordo ancora i versi di Coventry Patmore, che ci fece leggere, tradotti in eleganti endecasillabi:

“ Singolarmente sospinto ad amare / le cose amabili e non amate / di tutte le stagioni amo l’inverno / soprattutto [ … ] “.

Sempre a quell’epoca, mio padre, per il mio onomastico, direi quello del 1976, mi accompagnò alla libreria LDC di via Melchiorre Gioia (una delle tante scomparse), e lì scelsi il regalo, un libro di Jacques Yves Cousteau, celebre oceanografo, comandante della nave Calypso. Nelle prime pagine del libro si trovavano le foto di tutti i membri dell’equipaggio, tra le quali mi colpì specialmente una – una delle poche in bianco e nero -, e cioè quella di Serge Mestre. La didascalia diceva che questo marinaio, tra le altre incombenze, aveva quella di tenere il diario di bordo. Diceva anche che aveva la maturità classica. Penso che la cosa abbia avuto un peso determinante sulla mia scelta della scuola superiore. Ma ci pensate? Un letterato marinaio!

Naturalmente, al Ginnasio ed al Liceo Classico feci tante amicizie indimenticabili, come quelle con Saffo e Virgilio. Ma fu un po’ dopo, e qui la memoria non è ben distinta  (del resto il passato è un paese straniero, dove tutto avviene in modo diverso, no?), che mi resi conto che certe amicizie vanno trovate per conto proprio, nelle bancarelle e in alcuni cantucci sconosciuti; e dalla lettura di poeti che i programmi della nostra scuola non contemplano (e vai a sapere perché), i cosiddetti “ minori “, Carlo Betocchi, Marino Moretti, Antonia Pozzi o Vincenzo Cardarelli (mi fermo qui: ci vorrebbero trenta righe), dal vivere queste sorprese ho cominciato a concepire l’idea di scrivere poesie. Sempre e solo scritte a mano, su quadernini gelosamente nascosti, corredati da disegni, il più delle volte.

Ma per arrivare alla prima pubblicazione occorre aspettare il 1997, allorché decisi di affidare alle stampe meis impensis una raccolta di versi, intitolata Blu d’Oriente, una sorta di ripensamento di una stagione indimenticabile della mia vita, protagonista una Donna-Musa, nonché una sorta di divinità marina, anche se io la conobbi in carne ed ossa, a ancora non dimentico né il suo nome, né il suo profumo.

Ho continuato a scrivere per i venti e più anni successivi, affrontando le oceaniche tempeste del dare forma e corpo a così tanti anni di scrittura, dispersa qua e là tra quadernini e quadernetti sempre più logori e preziosi. Una forzata e, a conti fatti, preziosissima assenza dalle incombenze del mondo del lavoro mi ha regalato il tempo necessario per riflettere con l’attenzione sognata da sempre su questa mole di versi, per dare loro un certo ordine: allora i progetti sono diventati più chiari, e all’orizzonte vedo tre o quattro raccolte possibili, la prima della quali si intitola Il vento chiamato santa Ana.

Riporto di seguito una poesia (incipit di una futura plaquette intitolata Ritorno a casa da Atlantica). Se l’ho scelta questa, è perché dice tutto della genesi della mia vita di poeta. Un mio piccolo manifesto di poetica (si dice così, vero?).

A volte, come vengono le cose
non lo sapremmo dire: dove nasca
il nostro desiderio di parlare
con le note dei mesi; gli spartiti
riposano deserti, ma la musica
rimane nei paraggi ad aspettare.
A volte, come vengono, le cose
se ne vanno: la luce sulle pietre
gioca con l’acqua e il muschio; poi s’infrasca.
Ed allo stesso modo, camminando
tra gli alberi e i negozi, i vecchi amici
si accorgono sorpresi dalla sera.

 

Milano, 10 giugno 2019

Andrea Pessina – Dietro una conoscenza di lungo corso può capitare di inciampare, inaspettatamente quanto felicemente, in un poeta. Professore di Lettere dei liceali salesiani di Milano, pittore e disegnatore, poeta (da sempre) nell’anima e nei pensieri, fotografo per necessità di sguardo, traduttore immaginifico dei dettagli che vivono accanto alle acque della Martesana. Non si poteva non decidere di farlo uscire allo scoperto, specialmente dopo aver apprezzato la musica e il senso dei suoi componimenti corposi e suggestivi, che speriamo di condividere prossimamente tra queste pagine. Magari accompagnati da qualche scatto narrativo del suo obiettivo fotografico curioso e imprevedibile.

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati
Text selection is disabled by content protection wordpress plugin