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Poesia

Poesie di Franco Di Carlo: La conoscenza – parte terza

a cura di Franco Di Carlo

Poesie di Franco Di Carlo: La conoscenza – parte terza

La casa della pace

Labirinto senza mistero, scritto
sul corpo come conoscenza, vento lacrimale.
Con i suoi vermi e l’essere nascosto
dio del dolore, violenza verticale
disperato stornello, stella della redenzione,
crudele bellezza, fedele ferocia.
Nel cuore d’aprile audacia visione dispersa
del breve pensare, consolazione arresta
dissolve la pace inquieta la quiete.
Dio offende una fede senza disperata Azione.

Tutto è affidato al silenzio

Ci comprende il dolore perché ci ri-
guarda la vita delle cose e i suoi giri
infernali, la semplice esistenza  singolare
che accade, una volta sola, ma può tornare
variare il colloquio in dialoghi plurali
serie conversazioni. Convocare in dibattiti
più dichiarazioni d’intenti che reali,
nominazioni della melanconia, disperazioni
accorpate, eretici empirismi descrittivi
di sintomi e fissazioni, devastazioni
della mente e dell’anima in brandelli
abissali di patetiche e buie allucinazioni
tra ruscelli lontani, velli d’oro e rossi rivi.
Non c’è risposta, tutto è affidato
al silenzio, tra il tempo già dato
del vissuto e lo spazio del desiderio.

La terra di nessuno

Il tempo svaria e scorre
sul filo del silenzio.
La memoria accorpa il tutto
dando amore. Vidi il lume:
debole nasce e cresce e s’espande.
Tace la sua ombra dentro
acque torbide, affiora
il senno e il segno appare.
La perdita del centro e delle antiche
appartenenze nomina l’intero.
Il deserto si allunga, viene, vieta
l’accesso, tiene a distanza il vero e poi
s’addentra in radura che s’apre quieta,
al di là del castello incantato.
Prigione del nulla smaltato,
dizione irrequieta, negata all’idillio,
emozione fondamentale del dio
che non c’è, nascosta divagazione
nell’onda della cognizione.
Lettura lenta, lieve scrittura
terra di nessuno, di ciò
che non possiamo ma vogliamo.
Il fine apparve, il ciclo del ritorno
vide la luce e la diffuse intorno
alle Figure, agli sguardi, ai sensi
svelati. Udì la voce invisibile,
lo spazio lontano, l’ultimo tempo.
Una renovatio mundi impensabile,
vano recupero dell’impossibile.
Il percorso progressivo verso
Il fondamento, redenzione dell’uo-
modello di perfezione fornita
di senso e perciò di direzione.

La riunione degli dei

Trenoi e topoi s’intrecciano nel poi
affrancano l’affronto antropologico
l’irriducibile mobilità dell’essere
della completa assolutezza offende
e l’eccelsa grandezza della pena
riduce a frammenti i lugubri
lamenti dell’anima e funebri
divengono i dolci complaints d’aria
fresca e serena che al mondo dà luce
(non era interessato alla poesia)
(era fatto di poesia e di nient’altro).
E gli dei camminano potenti
perdono ogni sostanza ritrovano
poi la forza manifesta in parodia
tra capricci e elusioni pervadono
l’intera realtà annunciano il barlume
di una Mitica forma poetica
l’assenza estetica della verità

Dedalus 

Volute barocche sapienziali
incentrano le ali del pensiero
verso ideali sacerdotali.
Etica tensione al ritratto austero
dell’artista da giovane, inquieto
alla ricerca di sé passando per
fasi diverse. Donazione per
vocazione, affacciata a una maschera
personale e radicale, cancella
il volto e aderisce all’idea di discesa
infernale. Epoché kierkegaardiana
del pensiero inverso, dalla scala
d’oro all’ethos spurio della polis,
alla vis estetica della poiesis
artistica, per chiamata sublime,
dal basso, esiliato povero e malato
martire di un mestiere feroce e malato.
Nuovo Ulisse paranoico e megalomane,
cultore dei contrasti prolungati,
e vitali architetture frammentarie:
lontano dalla patria, tra riverberi
d’echi e fuochi d’arabeschi eccentrici.
Epopea del quotidiano uomo medio,
reincarnazione omerica del giovane
intellettuale, (contro)-figura poetica
dell’artista sradicato in cerca
del padre, dis-funzione simbolica
freudiana, rappresentazione ludica
d’iniziazione alla vita (estetica).

La conoscenza 

Ritornare dove già si è: questo è il processo
regresso da avviare sulla strada
del pensare. Arrivare al luogo scelto,
opposto a quello voluto dal progresso
nell’apparato tecnico. La dimora è
propria dell’uomo in quanto tale.
Compito assolutamente precedente,
rigoroso, quando la parola dà l’essere
che resta: sconcertante dileguarsi,
evidente realtà, ineffabile rivelarsi
degno di essere pensato e donato.

Il poeta conosce modi e termini,
li misura e rivela, trattenendo
la parola data, nulla perdendo.
Afferma il mistero, compone il suo dire.
Sgomento il suo canto nascosto e stupendo
costruisce la pietra fiabesca del regno
che resta in lontananza e riempie il silenzio
raggiunge il segno dell’Evento unico.
La contrada dei violini allusivi
svelano il suono occulto nel cammino
verso il linguaggio che chiama e che parla,
custode essenziale, parola aperta
all’abbraccio proteso, la strada invade
il pensiero prepara altre vie parallele.

Guidano all’arrivo senso e ragione
del logos, distruggono il dominio del
metodo, fiume nascosto che apre il percorso
spirituale, capacità di pensare
il vero significato: tutto quindi è via
viaggio verso lo sguardo teso al luogo
ove dimora la voce al bivio, l’autentica
esperienza del linguaggio ancipite essenza
nella sua pura e assoluta semplicità.
(Siamo e non siamo in questo luogo:
la parola ci precede, chiamati dal dire
iniziale, mostra la luce celata
porge il mondo velato fondamento,
approssima al vicino approdo, punto
presente dura e permana, reclama
lo sguardo. Un cenno. Il padre avviene
e perviene all’arrivo espressivo processo di segni

Franco Di Carlo

A questo link trovate la prima parte della silloge.

E qui potete visualizzare la seconda parte della raccolta di poesie di Franco Di Carlo, intitolata La conoscenza.

A questo indirizzo la scheda dedicata all’autore.

 

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