Saggi

Polentoni

Del Boca Lorenzo

Descrizione: Perché una sacca di sangue costa 3 euro al Sant’Andrea di Vercelli e 12 al Gallicano di Cosenza? E perché la Regione Piemonte dispone di 700 dipendenti e la Sicilia di 6000? Ci sono tante cose che ci fanno arrabbiare: gli sprechi, le inefficienze e ognuna delle mille male-qualcosa che popolano le cronache quotidiane. Una volta si tratta di truffe. Un’altra volta è una partoriente che ci lascia la pelle a causa di un errore o di un disguido. Un’altra ancora sono i treni fermi in mezzo alla campagna per il sistema andato in tilt. Perché tutto questo? La risposta non viene da differenze culturali o caratteriali che, con facile qualunquismo, si potrebbero individuare. La ragione affonda le radici nella storia: proprio quella di 150 anni fa. Se oggi i cittadini si lamentano per l’eccessivo carico fiscale e per le troppe tasse che gravano sul singolo contribuente, diventa inevitabile rammentare che l’andazzo prese il via giusto un secolo e mezzo fa, quando ci si cominciò a inventare imposte con tanta fantasia e nessuna logica. Se adesso tutti parlano di federalismo (e pochi immaginano come farlo) è perché si riconosce implicitamente che sono stati commessi errori imperdonabili che adesso diventa urgente rettificare. Non un’Italia unita e nuova ma un regno sabaudo allargato, che annette, che conquista e che impone le sue regole e le sue misure. Un travisamento degli accordi e del progetto originario, che ha tradito il Nord danneggiando anche il Sud.

Categoria: Saggi

Editore: Piemme

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788856619577

Recensito da Murray

Le Vostre recensioni

Non è trascorso molto tempo dalle recenti celebrazioni legate al centocinquantesimo anno di unità nazionale e sono ancora molte la bandiere tricolori che sventolano dai balconi e finestre delle case italiane. Anzi, si può tranquillamente affermare che tali festeggiamenti si sono svolti in un clima politico e culturale segnato dalla pressoché totale adesione allo stesso ideale unitario il quale, ormai, sembra essere asceso al rango di vero e proprio dogma.

Ottima occasione, dunque, per leggere questo breve lavoro di Lorenzo Del Boca nel quale vengono a galla un bel po’ di verità soprattutto su quella fase storica – meglio nota come “risorgimento” – che spesso ci si limita a studiare, male, sui libri di testo scolastici predisposti od autorizzati dallo Stato che, del risorgimento, è il prodotto certamente più autentico.

A prescindere dalla maggiore o minore pervasività delle sue tesi, Del Boca ha il pregio di non fare parte della schiera di boiardi che difendono l’istituzione che li foraggia e pertanto si permette pesanti critiche sulle modalità ed i fini che hanno caratterizzato la fase pre e post unitaria dimostrando, con l’acutezza dello storico, che l’operazione risorgimentale si è tradotta in un sostanziale insuccesso e che coloro i quali sono succeduti al governo del Paese non hanno saputo certamente fare meglio dei loro predecessori. Tutto ciò a scapito dell’intera popolazione ed in particolare di quella parte di Italia – il Nord – che, pur nelle difficoltà politiche e culturali di un’unità mai ricercata, ha saputo reggere di fronte alle inefficienze statali rimanendo ormai l’unico baluardo contro la deriva centralistica ed autoritaria.

Un libro dunque certamente consigliato a chi vuole rileggere criticamente le principali fasi storiche che hanno caratterizzato la nascita e l’evoluzione dello Stato italiano, per meglio comprendere come sia forse meglio riconsiderare i pregi di una divisione collaborativa a fronte degli svantaggi di un’unità imposta.

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“Non so niente di mio fratello morto, se non che gli ho voluto bene. Sento moltissimo la sua mancanza, e tuttavia non so chi ho perso. Ho perso il piacere della sua compagnia, la gratuità del suo affetto, la serenità dei suoi giudizi, la complicità del suo senso dell’umorismo, ho perso la quiete. Ho perso quel po’ di tenerezza che c’era ancora al mondo. Ma chi ho perso?” Daniel Pennac sorprende ancora una volta il lettore con un oggetto letterario estremamente originale e toccante che intreccia il celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano, alle vicende di vita del fratello Bernard. Poco tempo dopo la morte del fratello Bernard, Daniel Pennac allestisce una lettura scenica di un celebre racconto di Melville, Bartleby lo scrivano. Per il personaggio di Bartleby, lui e Bernard avevano la medesima predilezione. Alternando qui gli estratti del suo adattamento tea­trale di Bartleby e gli aneddoti su Bernard, ricordi affettuosi, divertenti o spietati, battute piene di humour e di lucidità, Daniel Pennac tratteggia il ricordo del fratello scomparso, vero e proprio complice, insostituibile compagno di vita. E al contempo mette in luce una singolare affinità tra i due personaggi. Come Bartleby, Bernard era sempre più incline a ritrarsi deliberatamente dalla vita sociale, a un rifiuto categorico di aggravare l’entropia. A questa testimonianza di affetto fraterno, Pennac affianca riflessioni appassionate sul teatro, la recitazione e le maschere sociali. Il tutto costituisce un singolare libro d’amo­re, insieme profondo, lucido e toccante.

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