Romanzo storico

Polimnia

Cortese Alessandro

Descrizione: Prendendo spunto dalle Storie di Erodoto, A. Cortese ci conduce su uno tra i più antichi terreni di scontro tra Oriente e Occidente, tra imperialismo e anelito alla libertà: le Guerre Persiane. L'invenzione narrativa si mescola alla verità storica e si volge indietro, fino a guardare negli occhi la follia di Cambise, Gran Re dei Persiani, tra oscuri malefici, inganni e rivolte. Quindi cavalca la salita al potere di Dario, in una fame di potere che schiaccia e distrugge. E così è anche per Serse e i suoi fantasmi. Tra fautori e detrattori della guerra, in Grecia come in Persia, la narrazione si spinge sino alle acque schiumose della Battaglia di Salamina e alla definitiva disfatta persiana a Platea. Ma è nel periodo tra l'agosto e il settembre dell'anno 480 a.C. il suo apogeo, quando, con Serse, l'Ellade si trova a dover respingere un nuovo attacco da Oriente. Intimorite dalla marcia apparentemente inarrestabile dell'esercito persiano, molte città greche si lasciano corrompere o comprare. Tuttavia, in trecento si riuniscono a Sparta, e quando si viene a sapere che re Leonida condurrà i suoi guerrieri a combattere, a quelli si aggiungeranno altri...

Categoria: Romanzo storico

Editore: Edizioni Saecula

Collana:

Anno: 2014

ISBN: 9788898291212

Recensito da Francesca Barile

Le Vostre recensioni

Primo romanzo storico, terza fatica letteraria del giovane ma già rinomato scrittore Alessandro Cortese, “Polimnia” sceglie di affrontare un argomento tornato alla ribalta grazie alla trasposizione filmica di una graphic novel di successo ma spesso di fatto relegato ai testi del liceo. Nel libro si  tratta, infatti, delle guerre persiane di cui nell’antichità narrò Erodoto.

Supportato da validi elementi di critica e documentazione degli eventi, lo scrittore verga le sue pagine facendosi aiutare dalle muse che danno il titolo a ciascun capitolo.

La narrazione precisa e lo stile scorrevole rendono il racconto avvicente; non manca qualche annotazione sulla vita quotidiana del tempo, che contribuisce ad accrescere il realismo dell’intreccio.

I dialoghi sono di stampo classico, per enfatizzare l’epica vicenda, e in questa commistione tra antico e moderno il romanzo si inquadra nel genere storico giostrando però tra una narrazione tout court e l’enfasi teatrale.

I personaggi, di gran numero, animano la vicenda come gli attori di una pièce drammatica, afferente alla tragedia greca.

In principio fu l’invasione dell’Ellade da parte del fortissimo esercito persiano, guidato da Dario, e la sonora sconfitta a Maratona, generata da un numero di greci nettamente inferiore a quello dell’armata avversaria.

Duce della vittoria greca fu l’ateniese Milziade mentre Sparta era impegnata nei festeggiamenti per il divino Apollo. Tra i giovani lacedemoni, Leonida e Dienece, di cui Cortese tratteggia mirabili ritratti. Accanto ai personaggi di sesso maschile, c’è l’orgogliosa Gorgò, principessa spartana indomita e indipendente, lontana dal prototipo delle altre consimili di terra greca, ma non di sangue lacedemone, costrette a vivere esiliate nel gineceo.

Dopo dieci anni con Serse a capo dell’impero persiano e Leonida re di Sparta, la Persia vuole la rivincita. La mitica battaglia delle Termopili trasforma la storia in mito e i suoi protagonisti in eroi.

Due mondi si sfidano, due mondi che vengono ambedue affrontati da Cortese: da un lato la terra greca e i suoi abitanti, divisi da diversi costumi ma votati al culto della libertà; dall’altra i Persiani e il loro sterminato impero, votato a brama di potere e conquista.

Tra i personaggi, chi volle andare dall’altra parte, come l’esule Demarato alla corte dello shah persiano, o il celeberrimo ammiraglio Temistocle.

Memorabili, nella parte conclusiva del libro, Leonida e il suo coraggio che supera i confini della narrazione storica o le epiche parole dell’indovino Megistia.

La fine di tutto, il primo grande scontro tra l’oriente, tirannico e imperioso, e l’occidente, democratico ma spesso diviso, avviene a Platea, dove occorre la battaglia finale delle guerre persiane.

«O xein’, angéllein Lakedaimonìois hoti tede

kéimetha, tois kéinon hremasi peithòmenoi»

“Va’ o passeggero,

narra a Sparta

che noi qui morimmo

in obbedienza alle sue leggi”

Il libro si chiude con la citazione che si legge sul luogo della battaglia delle Termopili.

Con questo omaggio alla grande Sparta e ai suoi fieri abitanti, che contemporaneamente è una disamina del mondo persiano, Cortese mostra una raggiunta maturità di scrittore dopo le ottime  precedenti prove dei romanzi legati alla figura dell’angelo ribelle Lucifero. Narrazione e teatralità gestite con piglio autorevole colpiscono il lettore: dal ragazzo che ama approfondire quanto appena studiato al fan di Frank Miller che cerca una versione “colta” fino ad arrivare a chi semplicemente ama la bella scrittura.

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