Narrativa

Primo sangue

Nothomb Amélie

Descrizione: Candidato al Premio Strega Europeo 2022 «Dall’infanzia e dalla giovinezza del padre, che diventa così la sua, Nothomb trae una commedia frizzante e sconveniente, in cui la “gioia insolita dell’esistenza” inchioda il dolore.» – Jérôme Garcin, L’Obs - Internazionale «In questo trentesimo romanzo, e davvero uno dei suoi più belli, "Primo sangue" «tutto è vero», assicura Amélie: ma, album di famiglia o grande storia, il suo talento ci tiene in gioco con l’ironia e la freschezza, invischiati nella ragnatela inavvertita di alcuni temi forti: la sindrome di Stoccolma, i bambini soli e i bambini soldati, il bullismo e i delitti familiari, snobismo e colonie, e tanto altro ancora.» – Daria Galateria, Il Venerdì - la Repubblica «Ho scritto questo libro perché mio padre è morto, ho pensato molto a lui e alla prima volta che ha avuto a che fare con la morte, quando si è trovato davanti al plotone d’esecuzione, condizione poco frequente. Aveva 28 anni. Finora non avevo del tutto realizzato che devo la mia vita a questa scena.» – Amélie Nothomb, intervista a la Lettura - Il Corriere della Sera Infanzia, giovinezza, matrimonio e primo incarico diplomatico di Patrick Nothomb, rampollo di una delle più influenti famiglie del Belgio. Fra una madre troppo presto vedova, dei nonni a dir poco bizzarri e una banda di zii quasi coetanei, il piccolo Patrick si impegna a diventare uomo... Pagine sorprendenti di una storia familiare che ogni lettore divorerà con commozione e divertimento.

Categoria: Narrativa

Editore: Voland

Collana: Amazzoni

Anno: 2022

ISBN: 9788862434706

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Primo sangue è la storia di Patrick Nothomb, il padre di Amélie.

Orfano di padre, con una madre messa a dura prova dal lutto (“Mamma non era più la donna, era il quadro”), Patrick viene indirizzato a trascorrere una vacanza nella residenza del nonno materno (“Che cos’è Pont d’Oye? … È una roccaforte: il castello nelle Ardenne dove abitano i Nothomb”), un nobiluomo originale ed eccentrico.

La proprietà dei Nothomb è affascinante (“Si sarebbe potuto coniare appositamente l’appellativo di roccadebole… La sua bellezza, che consisteva principalmente nella sua posizione a ridosso dell’alta foresta e a picco sul lago, aveva un che di decadente”) agli occhi del bambino (“Sappi… che in quanto primogenito del mio primogenito sei destinato a diventare il capofamiglia”), che si rapporta per la prima volta con le stranezze della dinastia paterna (“Il Nonnino ha detto che sei un barone”).

La vacanza si rivela un’esperienza straordinaria (“I giorni passati a pattinare sul lago nascosto nel cuore della foresta o a camminare in mezzo alla neve dei sentieri furono un incanto continuo”), pur nelle mille difficoltà incontrate (“Sopravvivere all’infanzia restava un’esperienza darwiniana per i figli di Pierre Nothomb”) e perfino nell’esperienza con una zia coetanea diversamente abile (“Nell’estate del 1951 constatai che Donate non c’era più”).

Patrick scopre di soffrire di una patologia (“Allora è chiaro: svieni alla vista del sangue”) che in qualche modo lo obbliga a scegliere il suo futuro professionale nella carriera diplomatica (“Il mio tallone di Achille mi condannava a fare un lavoro destinato alle persone gentili e pacifiche”). Ma Patrick ha un carattere volitivo e, quando si innamora di Danielle, è pronto a sfidare l’ostilità familiare (“Non si parlò mai più della presunta bassa estrazione di mia moglie”), pur di sposarla.

Fortificato dalle esperienze infantili e adolescenziali, con la consapevolezza di possedere i geni dell’originalità familiare, Patrick scrive il proprio nome nella storia (“La mia prima destinazione fu il Congo, che aveva appena ottenuto l’indipendenza”) del colonialismo belga (“Il 6 agosto 1964… i ribelli si impadronirono della città e i millecinquecento bianchi che vi abitavano furono presi in ostaggio”) con una strategia (“Ero una specie di versione moderna di Sheherazade: dalla mia capacità di parlare dipendeva la vita dei miei compatrioti”) che lo conduce a un finale degno (della biografia) di Dostoevskij (“Ghenye era stato uno stretto collaboratore di Lumumba”).

Bruno Elpis

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Amélie

Nothomb

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