Narrativa

Pulp

Bukowski Charles

Descrizione: Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: Universale economica

Anno: 2013

ISBN: 9788807881343

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il Pulp è un genere letterario che propone vicende dai contenuti forti, abbondanti di crimini violenti, efferatezze e situazioni macabre e che di norma viene apparentato con l’hard boiled, il poliziesco e l’horror” (Wikipedia).
Ma “Pulp. Una storia del XX secolo” è anche l’ultimo romanzo scritto da Charles Bukowski, pubblicato postumo nel 1994, che fornisce un’originale interpretazione del genere.

Nick Belane (“L’investigatore più dritto di L.A.”) è in un periodo di crisi personale ed economica ( “Nient’altro da fare che cercare casi su cui nessun altro voleva mettere le mani. Non certo per la mia tariffa.”)
“Quindi eccomi lì. Seduto ad ascoltare la pioggia. Se fossi morto in quel momento nel mondo intero non si sarebbe versata neppure una lacrima.”
Riceve gli incarichi più disparati, che ovviamente accetta:
“1. Scoprire se Céline è Céline. Informare la signora Morte del risultato.
2. Rintracciare il Passero Rosso.
3. Scoprire se Cindy mette le corna a Bass. In caso affermativo inchiodarle il culo.
4. Togliere l’Aliena (ndr: Jeannie Nitro) dalle palle di Grovers” (ndr: titolare di un’impresa di pompe funebri).

Tra tappe in bar che sono riedizioni dei saloon del far west (“Chi sei, un maledetto cow-boy?”), propensione al gioco d’azzardo (“Arrivai all’ippodromo per la quarta corsa”), dimestichezza con l’etilismo e le armi (“Aprii il cassetto, presi la pinta di vodka, tolsi il tappo, bevvi un sorso”), Nick si trova nel bel mezzo di situazioni paradossali (“Sostanzialmente ero seduto tra lo Spazio e la Morte”), nelle quali interlocutori sono la Signora Morte (“La signora morte era in estasi… Aveva un aspetto magnifico, raggiante”) e un’aliena che viene da Zaros (“Vi fu un lampo di luce scarlatta… un serpente più grande del normale, solo coperto di ruvidi peli, e al centro aveva una protuberanza, rotonda e umida, con un unico occhio”).
Il finale è scoppiettante tra sicari, strozzini, ricatti e intimidazioni (“Sono pieno di debiti, Penny. Un certo tipo mi farà vedere i sorci verdi se non pagherò gli interessi su un prestito che mi ha fatto”).

La vicenda scorre surreale, in una narrazione infarcita di aforismi sulla vita (“L’inferno era come te lo facevi tu”), riflessioni sulla follia (“La pazzia è relativa. Chi stabilisce la normalità?”), folgoranti nonsense (“Comunque meglio che stare alla posta ad aspettare che le anatre si alzino in volo”) nello stile sopra le righe che ha reso celebre Bukowski.

Il romanzo “maturo” di Bukowski, se di maturità si può parlare anche per uno scrittore che ha professato la sperimentazione sino all’ultimo, si traduce sul piano estetico in un risultato ibrido, che alterna felici intuizioni a passaggi più forzati e omologati al personaggio Bukowski.

Bruno Elpis

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