Narrativa

RADIOPIRATA

Carofiglio Francesco

Descrizione: È il 1981, Ciccio lavora a Foggia in un negozio di dischi e vuole fare il deejey. Tonio è un genio dell'elettronica, intrappolato nell'officina del padre. Giovanni, bello come Alain Delon, è l'ala destra dell'Aquilana calcio, la grande promessa del calcio italiano. Teresa, la sua fidanzata, ha deciso, partirà, finirà gli studi e diventerà un medico. E poi Lorenzo, il prete che ama Jimi Hendrix, e irrompe in paese all'alba su una vecchia citroen. Tre ragazzi, una ragazza e un prete. Un luogo inghiottito nella valle, dove tutto sembra immobile e i segreti germogliano sotto i sassi. Un giorno Ciccio ha un'idea: fare una radio, dare una scossa a quella vita fatta di niente. In un paese dove il mondo arriva in ritardo, la musica si lancerà nell'etere per scorticare il silenzio. E la voce di Lupo Solitario, il mitico dj, si materializzerà in una notte di tregenda.

Categoria: Narrativa

Editore: Marsilio

Collana:

Anno: 2011

ISBN: 9788831716253

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Sono gli anni Ottanta e ci troviamo in un piccolo paese della Puglia, silenzioso e vecchio, dove i giorni sembrano sempre uguali e l’aria profuma di noia e di calma. Una birra, una canna e una corsa in motorino rappresentano il massimo del divertimento e della trasgressione.

Qui un variegato gruppo di amici sta vivendo la sua giovinezza e Carofiglio ce li presenta uno dopo l’altro, sin dalle prime pagine. Ciccio lavora in un negozio di articoli musicali, Tonio nell’officina del padre; il bel Nanni gioca a calcio e la sua fidanzata Teresa va all’università.

Insomma tutto è nella norma, tutto pare in equilibrio, tutto sembra funzionare come da programma. Eppure, quella stessa noia che si respira al bar o nelle strade e che pervade anche i discorsi dei ragazzi è destinata a cedere il passo a una ventata di novità, e sarà Ciccio a dare il “la”.

“«Insomma io ci ho pensato. Non possiamo continuare così, voglio dire… dobbiamo dare un senso. Fare qualcosa per cui valga la pena di… chennesò… di impegnarsi. Una cosa che, capito, alla fine possiamo dire di aver fatto. Mi sono spiegato?»”

L’idea di Ciccio è di costruire una radio, una radio libera che dia loro la possibilità di esprimersi, di comunicare, di lasciare un segno.

“«Basta un piccolo trasmettitore, un’antenna e ci inseriamo in una frequenza qualsiasi. In studio due piatti, una piastra e un mixer. Un paio di microfoni, due cuffie ed è fatta”»

Per fortuna Tonio è un vero genio dell’elettronica e Ciccio, in tempi non sospetti, ha copiato di nascosto dischi su dischi al negozio, ma il problema è un altro: dove sistemare l’antenna per poter coprire l’intera valle? La soluzione verrà da Don Lorenzo, il nuovo parroco dall’aspetto poco clericale arrivato in paese a bordo della sua Citroën con un unico sedile anteriore di pelle marrone.

E così Radiopirata comincia a trasmettere sui novantanove megahertz, con un deejay appena rientrato da New York che fa impazzire le ragazzine. Per Ciccio è un momento magico, unico irripetibile, e  pensa che non lo dimenticherà mai…

Quello della radio, però, è il suo sogno. Suo e di nessun altro. Ciccio si rende ben presto conto che i suoi amici lo hanno aiutato a realizzarlo impegnando tutte le loro energie e il loro entusiasmo, ma ciascuno ha la propria strada da seguire: Teresa vuole diventare un bravo medico; Giovanni forse giocherà presto in serie B e poi, chissà, un giorno arriverà persino alla Nazionale; quanto a Tonio… beh, di sicuro vuole scappare al più presto dall’officina del padre.

Cosa succederà davvero, naturalmente lo lascio scoprire a voi. Qui voglio solo precisare un’ultima cosa. Radiopirata è senz’altro il sogno di Ciccio, ma rappresenta qualcosa di più: è la speranza, il cambiamento, quello scossone che ci siamo sempre augurati e che alla fine è arrivato, l’iniezione di fiducia necessaria per avventurarsi nel mondo. Ognuno di noi ha una Radiopirata da mandare in onda per far sentire la propria voce: lo deve a se stesso. E non importa quanto durerà…

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