Narrativa

Ragazzo italiano

Ferrari Gian Arturo

Descrizione: Bambino del dopoguerra, Ninni cresce diviso tra due grandi mondi, quello antico e agricolo dell’Emilia diventata rossa e quello ferocemente industriale della provincia lombarda. Diviso anche tra le figure dominanti del suo piccolo mondo, la nonna, sempre e per principio dalla sua parte, il babbo, sempre e per principio contro, e la mamma che si barcamena, lo protegge ma dubita. C’è in lui infatti un lato inspiegabile, “oscuro persino, inquietante”. Ninni inoltre tartaglia e la maestra che assomiglia alla Tordella lo prende per ritardato. Da ragazzino si innamora di Milano, della città che sale, della sua forza vitale, della sua ostinazione a migliorare. Più avanti ancora, diventato ragazzo e costretto a non essere più Ninni, ma Gianni, si scoprirà trascinato da un’insaziabile curiosità, di sapere, osservare, leggere la realtà. Le sue conquiste passano attraverso l’amore per i libri, la prima colonia estiva e i primi amori, la scoperta del sesso, il rapporto libero e affettuoso con la sorella, la partecipazione politica, l’incontro fondante con alcuni maestri. Nella storia di formazione di un “ragazzo italiano” c’è la storia dell’intero Paese, il dopoguerra, la modernizzazione sia rurale che urbana, la vicenda di una generazione figlia della guerra ma capace di proiettare sogni e progetti oltre quella tragedia. Un’Italia dove la scuola è ancora un fattore di promozione sociale e il futuro ha in serbo qualcosa di importante per chi ha capacità, curiosità e sa investire su di sé. Un’Italia che forse non esiste più, ma da cui si può ancora attingere e che sicuramente vive nella memoria profonda di moltissimi italiani. Ferrari le ridà corpo e respiro, con uno stile elegante, affabile, precisissimo nella rievocazione storica, ma nondimeno emotivo, capace di far emergere dalle pagine una moltitudine di personaggi lampeggianti futuro.

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Narratori

Anno: 2020

ISBN: 9788807033766

Recensito da Ornella Donna

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Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari

Gian Arturo Ferrari debutta sulla scena letteraria con Ragazzo italiano, un libro che conquista. Diviso in tre parti:  “Il bambino. Il ragazzino. Il ragazzo”, non può che essere un romanzo di formazione.

La vita di Nanni conquista con la sua prosa fresca, frizzante, mai prolissa. Accanto al vissuto assolutamente personale di Nanni, scorre l’evoluzione della società: dalla prima rivoluzione industriale lombarda, l’annullamento della civiltà agricola antica emiliana. L’Italia deve superare le ferite lasciate aperte dalla recente guerra, è necessaria la ricostruzione. E ciò avviene davanti agli occhi stupefatti del protagonista, che ama rifugiarsi nei libri, nelle loro avventure, per crescere e inserirsi nel mondo.

Il libro convince per un tema sviluppato in tutto il testo: il cambiamento. Cambiano le condizioni di vita delle persone, la società evolve e parallelamente muta la vita personale del protagonista: dall’infanzia serena all’adolescenza con i rapporti un po’ turbolenti con il padre e infine la maturità.

Un libro di crescita, di evoluzione che colpisce. Lo specchio riflettente di una vita che può essere quella di mille altre vite, le nostre, quella di tutti noi. L’opera racconta, con perizia e sapienza narrativa, l’Italia e la sua storia, i suoi mutamenti, il suo percorso: con nostalgia e senso di malinconia per un tempo differente, certamente più ricco e pregnante, da un punto di vista soprattutto etico. Il testo richiede una lettura tranquilla, composta, per riflettere e meditare su molti significati di questa evoluzione.

Romanzo finalista al Premio Strega 2020

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Intervista a Ferrari Gian Arturo


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«Stizzita per la scemenza dei suoi stessi oracoli e per l’ingenua credulità dei Greci, la sacerdotessa di Delfi Pannychis XI, lunga e secca come quasi tutte le Pizie che l’avevano preceduta, ascoltò le domande del giovane Edipo, un altro che voleva sapere se i suoi genitori erano davvero i suoi genitori, come se fosse facile stabilire una cosa del genere nei circoli aristocratici, dove, senza scherzi, donne maritate davano a intendere ai loro consorti, i quali peraltro finivano per crederci, come qualmente Zeus in persona si fosse giaciuto con loro». Con queste parole spigolose e beffarde ha inizio La morte della Pizia e subito il racconto investe alcuni dei più augusti miti greci, senza risparmiarsi irriverenze e furia grottesca. Ma Dürrenmatt è troppo buono scrittore per appagarsi di una irrisione del mito. Procedendo nella narrazione, vedremo le storie di Delfi addensarsi in un «nodo immane di accadimenti inverosimili che danno luogo, nelle loro intricatissime connessioni, alle coincidenze più scellerate, mentre noi mortali che ci troviamo nel mezzo di un simile tremendo scompiglio brancoliamo disperatamente nel buio». L’insolenza di Dürrenmatt non mira a cancellare, ma a esaltare la presenza del vero sovrano di Delfi: l’enigma. La morte della Pizia è stato pubblicato da Dürrenmatt all’interno del Mitmacher nel 1976.

La morte della Pizia

Dürrenmatt Friedrich

A un narratore è prudente non chiedere mai di raccontare la sua vera storia: quantomeno si innervosisce. La protagonista di questo romanzo non fa eccezione e, se potesse scegliere, continuerebbe a nascondersi come sempre dietro invenzioni, personaggi e «suoni corti, urgenti, che servono soprattutto a far capire agli altri se sto bene o se sto male». Invece, per ragioni alimentari, accetta di tenere un seminario che, primo, ha per oggetto una disciplina neonata e vagamente grottesca, la «lettura creativa», e secondo, ha come destinatari gli uditori meno accomodanti: un gruppo di vecchi amici, riemersi da un passato non del tutto limpido. A questo piccolo pubblico, inaspettatamente, la scrittrice finirà per raccontarla davvero, la storia perturbante e per nulla gradevole che i suoi allievi credevano di voler ascoltare. Il risultato è una commedia amara e tagliente, in cui ogni battuta e ogni silenzio hanno un peso.

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Morchio Bruno