IoScrittore

I bambini osservano muti le giostre dei grandi

Marotta Giuseppe

Descrizione:

Categoria: IoScrittore

Editore: IoScrittore

Collana:

Anno: 2013

ISBN:

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

 

È sempre così dalle mie parti. Uno fa una cosa che non deve fare. Sa che sta imbrogliando la legge, ma non gliene fotte niente. E guai, se glielo fai notare. Le leggi per questa gente, come mio zio Geggè o mio nonno e gli altri guappi e guapparielli della zona, non esistevano […]. Non c’è possibilità che la passi liscia, non c’è scampo per chi si mette contro a certa gente. Non c’è scampo perché spesso chi si mette contro a questa gente è solo, non è organizzato. Lui crede di farcela comunque, ma non tiene conto che i camorristi non agiscono mai uno contro uno: sotto sotto pure loro si fottono dalla paura. E così, per affrontare chi li contrasta, agiscono sempre in gruppo, anche se chi li contrasta è uno solo”.

Remì lo sa bene come funzionano le cose dalle sue parti, perché lui è il nipote di Don Furore un noto capo camorrista temuto nel quartiere dove la gente fa la processione per andarlo a trovare e ringraziarlo, manco fosse un re.

D’altronde per la gente il boss Raffaele Cafuro – chiamato Don Furore – è come un re a cui chiedere protezione e, se serve, di “sistemare le cose”. A poco importa che i favori siano pagati con il silenzio e il pizzo che, a Napoli, poi si chiama non a caso “camorra”.

Quello che avviene in casa Cafuro e del figlio poco promettente Toro Seduto, ce lo racconta il piccolo Remì, come fosse una famiglia qualsiasi da descrivere con tutte le debolezze e le miserie quotidiane. In fondo Remì va a scuola e lui, di camorra, sa quello che gli racconta il nonno quando lo porta a sparare sul Vesuvio, zio Geggè che latita fuori e dentro Napoli come se niente fosse e la madre che, entrata per scelta e per matrimonio nella famiglia Cafuro, né uscirà “pentita” come capita in certe famiglie e clan.

Remì osserva e, anche se va ancora alle elementari e si caga addosso dalla paura, le cose le vede e si fa delle domande. E’ legato da amore filiale e da un certo timore rispettoso ad una famiglia di camorristi ma Remì, quando le cose sono sbagliate, le capisce e sa anche che le risposte non le può cercare dentro il clan se non vuole rischiare, anche lui, di prendere “papagne” dal nonno-boss o finire, peggio ancora, massacrato nella piazza del mercato. Le regole del clan infatti sono ferree: non si sgarra e chi sgarra, anche se della famiglia, finisce dentro un palo di cemento di qualche cantiere aperto.

Remì è un bambino come un altro, costretto a vivere una vita come poche, anelando una normalità che i suoi coetanei non sanno neppure apprezzare.

Ma perché mi avevano fatto nascere? Mi chiesi spesso in quel periodo. E perché ero nato proprio in quella famiglia? Napoli era piena di gente onesta, tranquilla.[…] E se fossi nato in una di quelle famiglie avrei detto a mio padre di portarmi via da qui, per non essere impallinato e morire una mattina presto mentre andavo a scuola con la cartella sulle spalle o mentre giocavo a pallone sotto casa”.

A Remì ci si affeziona per la sua ironia, per le sue amare considerazioni sulla vita, sul mondo, nonostante l’età, nonostante tutto. Dal suo punto di vista ogni cosa si potrebbe sistemare facilmente, se solo le cose funzionassero e le istituzioni non si perdessero – vinte – prima ancora di entrare nel cuore della camorra. I cattivi sono quelli che le leggi non le rispettano, i buoni gli altri: così dovrebbe essere e Remì si chiede perché nella realtà succeda diversamente.

In fondo che ci vuole se tutti – i buoni – vogliono la stessa cosa?

Per me la rivoluzione dovevano farla veramente e in fretta, perché prima la facevano, e prima Don Furore andava a farsi fottere in galera, se non finiva prim’ancora ammazzato”.

La lucidità di Remì e del suo pensiero sono disarmanti: ecco forse perché l’autore ha scelto di farcela vedere attraverso i suoi occhi, la camorra, dentro e fuori da una Napoli impotente e disarmata di fronte alla violenza di un sistema di cose fortemente radicato nella mentalità, nella vita e nella paura delle persone.

E’ un libro che parla di “certe cose” con la schiettezza e la linearità che solo una mente libera e svincolata da preconcetti può fare. La denuncia sociale è forte proprio perché non vi sono giustificazioni o attenuanti per come le istituzioni, assenti o distratte, affrontano il problema.

Dentro a queste pagine si respira Napoli, quella dei vicoli, del dialetto, delle regole scritte e non scritte, della sua storia che è tante cose: una città che l’autore conosce bene anche se vive lontano.

Giuseppe Marotta è uno scrittore esordiente che ha molte cose da dire e sa come dirle. La sua scrittura è diretta, emozionata, consapevole, ironica. Le pagine scorrono proiettate in avanti, su un motorino in discesa, senza la paura di cadere. Una bella sorpresa e un libro che ti rimane dentro.

Da leggere.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Giuseppe

Marotta

Libri dallo stesso autore

Intervista a Marotta Giuseppe


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Ambientato in una borghesia ricca e annoiata, Un anno fa domani si apre con un incidente d’auto in cui la moglie di Vittorio Congedo, medico affermato e protagonista della storia, muore. Molti dubbi restano sulle dinamiche dell’avvenimento che trasformerà completamente la vita del dottore: oltre a scoprire un’inattesa eredità milionaria lasciata dalla moglie, infatti, molto presto Vittorio si risposerà con una giovanissima paziente dalla quale avrà una figlia. Attorno a questo personaggio ossessionato e cinico si intrecceranno storie di sesso e amanti, denaro e lusso, di uomini imprigionati in un’infelicità dorata in cui la famiglia ha perso ogni valore consolatorio. La vicenda, che alterna al racconto principale le immagini delle vite dei suoi protagonisti, si snoda su più livelli temporali, animando un brillante mosaico in cui la capacità di scrittura di Mondadori affonda la lama nelle ipocrisie dei nostri giorni.

UN ANNO FA DOMANI

Mondadori Sebastiano

Diego De Silva fa un passo a lato, si allontana dalle irresistibili vicende di Vincenzo Malinconico e ci regala una semplice storia d'amore. Semplice per modo di dire, perché la scommessa è tutta qui: nel nascondere la profondità in superficie, nel tratteggiare desideri e dolori, speranze e rovine, con poche parole essenziali, dritte e soprattutto vere. Perché, come diceva Fanny Ardant ne La signora della porta accanto, solo i racconti scarni e le canzoni dicono la verità sull'amore: quanto fa male, quanto fa bene. Solo lí si cela l'assoluto. Cosí De Silva prende i suoi due personaggi e li osserva con pazienza, li pedina, chiedendoci di seguirlo - e di seguirli - senza fare domande. La perfetta storia d'amore di due persone che si sfiorano senza incontrarsi mai. Nicola e Irene sono fatti l'uno per l'altra, ma non lo sanno. Probabilmente se ne accorgerebbero, se s'incrociassero anche solo una volta. Non dovrebbe essere difficile, visto che frequentano regolarmente lo stesso bistrot...

MANCARSI

De Silva Diego

È stato addestrato dall'FBI negli Stati Uniti, è un esperto in rapimenti e torture, ha ucciso centinaia di persone e per vent'anni ha mantenuto la carica di comandante della polizia dello stato del Chihuahua, lavorando allo stesso tempo al soldo di un cartello messicano della droga. Nel suo mondo di corruzione, mantenere l'ordine significava operare contemporaneamente nell'interesse di entrambi, della polizia e dei narcotrafficanti: quando dirigeva la squadra speciale anti sequestro a Juàrez organizzava rapimenti nella stessa città; quando uccideva sotto ricompensa testava i fucili di precisione che facevano parte dell'equipaggiamento dei federali. Non era un fuorilegge. Non era un ribelle. Era lo Stato. Sembra una storia inventata, la paradossale sceneggiatura di un film d'azione, ma quello che Charles Bowden e Molly Molloy hanno trascritto in questo libro è la nuda verità, le parole ascoltate direttamente dalla bocca di un assassino. Frutto di giorni di colloqui proseguiti per un intero anno, El Sicario è il ritratto di una persona reale, un killer professionista che dopo aver commesso un'impressionante sequela di violenze ed essersi macchiato di terribili atrocità, ha deciso di smettere, uscendone vivo. Ora trascorre un' esistenza da fuggitivo perché sulla sua testa pende una taglia da 250.000 dollari.

El sicario

Bowden Charles

Una crisi coniugale o familiare costringe tre donne a mettere in discussione la propria vita e il proprio ruolo di madri e di mogli: e da questa confessione a piú voci nasce una riflessione lucida e disincantata sull'universo femminile.

UNA DONNA SPEZZATA

De Beauvoir Simone