Saggi

La lingua geniale

Marcolongo Andrea

Descrizione: Virginia Woolf scrisse che il greco antico è una lingua «che ci tiene schiavi, che ci seduce e ci attira» pur nella sua irreparabile incomprensione. Sì, perché il greco oggi non lo comprendiamo più: la sua unicità è scomparsa per sempre. La lingua greca era, innanzitutto, un modo di vedere il mondo: un mondo in cui non esisteva il tempo delle cose, ma il come, l’aspetto. In cui i numeri delle parole erano tre, singolare plurale e duale – due per gli occhi, due per gli amanti –, ed esisteva un modo verbale per esprimere il desiderio, l’ottativo. Non esisteva il futuro, il greco moderno ha dovuto inventarlo. Il nostro modo di pensare è così diverso che il greco antico non è più parte di noi – linguisticamente siamo orfani. O meglio, diseredati. Queste Lezioni di greco nascono dalla cocciutaggine di chi ha a lungo studiato la lingua greca per rintracciarne il significato profondo – e per dare, nel 2016, significato a chi a questa lingua si avvicina. Nascono soprattutto dalla volontà di mettere fine a ogni paura, soggezione, separazione tra gli italiani moderni e i greci antichi. Si tratta quindi di un viaggio intimo del lettore nelle particolarità del greco antico, con la convinzione che solo l’immaginazione, la fantasia e l’ironia, supportate dalla conoscenza, ci possano liberare dalla schiavitù di una lingua che da millenni ci seduce senza capirla – e trasformarla in amore.

Categoria: Saggi

Editore: Laterza

Collana: I Robinson

Anno: 2016

ISBN: 9788858125250

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

Andrea Marcolongo, La lingua geniale

“Capire il greco non è questione di talento, ma di militanza – come la vita.”

Immersione infinita. Fiato sospeso. Il cuore, stretto, si fa sentire ancora di più. Ne La lingua geniale non è importante aver studiato il greco, conoscerlo o saperlo tradurre: l’importante è saper entrare, a cuore totalmente aperto, in un mondo, anzi, in un universo a noi così lontano ma che sa avvicinarsi a tal punto da inondare i nostri cuori. Sì perché in questo libro non c’è solo la storia di una lingua deceduta e compianta nei secoli dei secoli, ma c’è la voglia, il coraggio di mostrare a tutti la profonda umanità di un popolo che viveva, guardava, amava, capiva, si interrogava e cercava di afferrare la vita in un modo unico ed irripetibile. Un popolo con una risonanza tale, una potenza di filosofia, nel significato etimologico del termine, da ammaliare, affascinare, sedurre tutti i popoli del mondo antico, compreso l’imponente e feroce impero romano. Culla del concetto di democrazia, del sentimento di popolo prima ancora della definizione di nazione, “tutto ciò che di bello e di insuperabile è stato detto o fatto al mondo, l’hanno detto o fatto per la prima volta gli antichi Greci. E quindi in greco antico.” E allora è mai possibile esprimersi utilizzando verbi non schiavi del tempo ma che indichino l’aspetto, il come dell’azione? Come fare per distinguere un noi generico (da due a infinito) con un’entità fatta da due sole persone unite indissolubilmente? E come è possibile far capire ad una persona, tramite il solo utilizzo di un verbo, che si sta ardendo di desiderio incondizionato? Per un Greco tutto ciò era possibile grazie ad una lingua che sapeva e poteva raccontare ogni angolo dell’animo umano.

In un libro di circa 150 pagine, insieme delizioso e brillante, sensuale ed accattivante, leggero ma ricco, Andrea Marcolongo ci trascina mano nella mano in un itinerario fra i Greci che sa essere stimolante, facendo più volte tappa nella sua intimità di studente, negli anni del liceo, e di donna, oggi. Anche per chi come me non ha mai studiato davvero il greco, il messaggio è chiaro, limpido: non basta studiare il greco per capirlo fino in fondo: serve capire, amare, sentire, essere come un Greco; solo allora il fascino che ha conquistato mezzo mondo ci avvolgerà davvero, e, forse, per sempre. Μακάριε

Luigi Bianco

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