Giallo - thriller - noir

La regola dell’equilibrio

Carofiglio Gianrico

Descrizione: È una primavera strana, indecisa, come l’umore di Guido Guerrieri. Messo all’angolo da una vicenda personale che lo spinge a riflettere sulla propria esistenza, Guido pare chiudersi in sé stesso. Come interlocutore preferito ha il sacco da boxe che pende dal soffitto del suo soggiorno. A smuovere la situazione arriva un cliente fuori del comune: un giudice nel pieno di una folgorante carriera, suo ex compagno di università, sempre primo negli studi e nei concorsi. Si rivolge a lui perché lo difenda dall’accusa di corruzione, la peggiore che possa ricadere su un magistrato. Quasi suo malgrado, Guerrieri si lascia coinvolgere dal caso e a poco a poco perde lucidità, lacerato dalla tensione fra regole formali e coscienza individuale. In un susseguirsi di accadimenti drammatici e squarci comici, ad aiutarlo saranno l’amico poliziotto, Carmelo Tancredi, e un investigatore privato, un personaggio difficile da decifrare: se non altro perché è donna, è bella, è ambigua, e gira con una mazza da baseball.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Einaudi

Collana: Stile libero big

Anno: 2014

ISBN: 9788806218126

Recensito da Gabriele Lanzi

Le Vostre recensioni

Recensire “La regola dell’equilibrio”, l’ultima fatica di Gianrico Carofiglio, non è cosa semplice. Trattandosi di un autore di successo, molto è già stato scritto o diffuso dai media e pertanto si rischia di risultare noiosi, ripetitivi e banali esprimendo concetti già illustrati.

In ogni caso, sicuramente vale la pena soffermarsi su alcuni aspetti centrali che rimandano al rapporto sussistente tra etica e responsabilità. Si tratta di elementi ben presenti in questo ennesimo romanzo con protagonista l’avvocato Guido Guerrieri, che descrive una storia forse meno coinvolgente dal punto di vista strettamente narrativo secondo lo schema del legal-thriller italiano, ma più interessante per gli spunti e le riflessioni che possono scaturire. Guerrieri infatti, accettando di difendere un giudice accusato di corruzione per avere intascato denaro al fine di favorire un pregiudicato, scoprirà solo in un secondo momento di trovarsi di fronte a un pericoloso bivio e dovrà scegliere come comportarsi: se assumersi la responsabilità di compiere il proprio dovere professionale fino in fondo, oppure decidere di rinunciarvi a causa di un conflitto di interesse che nasce dal desiderio di ottenere giustizia e pretendere il rispetto della legge, in quanto prima di essere avvocato è innanzitutto un cittadino.

La vicenda dunque, così attuale nei suoi contenuti, ruota attorno alla questione morale, all’onestà individuale e al rispetto delle regole, soprattutto quando si rivestono ruoli di potere e si esercitano funzioni pubbliche come nel caso di un magistrato al servizio dello Stato. Il tema però è più subdolo di quanto possa apparentemente sembrare, perché il conflitto si manifesta non soltanto quando la legge viene palesemente violata. Ė sufficiente infatti semplicemente “adattare” le norme ai propri scopi oppure applicarle in modo da ottemperare anche a un interesse personale, perché diventi plausibile giustificarsi senza sentirsi colpevoli, arrivando perfino a costruirsi una realtà parallela nella quale si confonde ciò che è etico e giusto e ciò che non lo è. La conseguenza di tale comportamento è ben descritta ne I fratelli Karamazov di Dostoevskij, con una riflessione ripresa e citata molto ragionevolmente nel testo di Carofiglio: “Chi mente a se stesso e presta ascolto alle proprie menzogne, arriva al punto di non distinguere più la verità, né in se stesso, né intorno a sé”.

In definitiva questo libro, anche se più particolare rispetto ai precedenti tanto per il contenuto quanto per il linguaggio scelto dall’autore (abbondano le espressioni giuridiche e le citazioni di articoli del codice penale), rappresenta comunque un piacevole ritorno per tutti gli appassionati dell’avvocato Guerrieri. Si ritrovano infatti alcuni tratti caratteristici quali le immancabili riflessioni e digressioni del protagonista, le confessioni fatte all’amico “sacco da boxe” con cui si sfoga, le passeggiate notturne per Bari, vecchi e nuovi personaggi maschili e femminili.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Gianrico

Carofiglio

Libri dallo stesso autore

Intervista a Carofiglio Gianrico


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Sulle spiagge dell'Adriatico un uomo giace sulla sabbia con la gola squarciata. Segue a breve un altro omicidio. L'assassino attende con pazienza che passi la tempesta ma non sa che il proprio nome è stato scritto sulla sabbia.

LA SABBIA NON RICORDA

Scerbanenco Giorgio

Echi di Nostalgia

Mita Feri

Napoli e la sua gente, il presente e il passato di una città e di un'intera nazione affamati di speranza e di futuro. Ermanno Rea torna con "La comunista" sui suoi passi, torna a "Mistero napoletano", ma il personaggio che ci presenta non è più, come in quel vecchio romanzo, una donna in carne e ossa bensì il suo fantasma, una creatura evanescente anche se, a momenti, terribilmente reale, capace di parlare, sorridere, piangere, come quando era viva e colmava ogni possibile vuoto con la sua incontenibile esuberanza. Anche adesso, benché fantasma, Francesca riempie di sé la scena del racconto, svelando pian piano la ragione del suo "ritorno" a Napoli. Testimone e messaggera, questa presunta donna-scandalo allude a una resurrezione ancora possibile della città, che può essere salvata - ella dice - soltanto dall'utopia, da un pensiero folle, da una passione, dalla capacità collettiva di credere nell'impossibile. Anche "L'occhio del Vesuvio" è una storia che ha, a sua volta, i colori e lo spessore dell'allucinazione. La trama è lineare, soltanto che è sovrastata dalla presenza minacciosa del Vesuvio, trasformato esso stesso in attore, personaggio neppure troppo secondario della vicenda. Distruggerà Napoli? La domanda è ripetutamente evocata, soprattutto dal co-protagonista del racconto, il grecista Lucio Ammenda, insaziabile e disordinato collezionista di libri, parte dei quali dedicati proprio al "formidabil monte" e ai suoi misteri.

La comunista

Rea Ermanno

Stoccolma, 1767. Deve lasciare la città, subito. Per il giovane compositore, l’unica possibilità di salvezza è affrontare un lungo cammino e rifugiarsi a Trondheim. Lì cambierà identità e, con il nome di Jon Blund, potrà dedicarsi anima e corpo al suo grande amore: la musica. Ma il destino è sempre in agguato e, alla fine, le strade della vita conducono tutte alla stessa destinazione: la morte… Trondheim, oggi. Il detective Odd Singsaker stenta a crederci. Eppure è proprio lì: un antico carillon – risalente al XVIII secolo – adagiato sul petto di una donna barbaramente assassinata, cui sono state asportate le corde vocali. Oltre a quell’indizio inquietante, i suoi uomini non hanno trovato nulla: non ci sono impronte digitali né tracce di DNA, né testimoni che possano fornire un identikit del killer. Per risolvere il mistero, Singsaker deve quindi aggrapparsi a quell’unica, flebile traccia: l’ipnotica melodia suonata dal carillon. E ben presto scopre non solo chi l’ha composta – un certo Jon Blund –, ma anche che, nel corso dei secoli, è stata considerata una musica maledetta. Perché promette il sonno eterno a chiunque l’ascolti…

IL SILENZIO DEL CARNEFICE

Brekke Jørgen