Narrativa

Riccardin dal ciuffo

Nothomb Amélie

Descrizione: Amélie Nothomb rivisita in chiave contemporanea la popolare fiaba francese resa celebre dalla versione di Charles Perrault. Il giovane principe Déodat è incommensurabilmente brutto ma possiede un’intelligenza e uno spirito fuori del comune, mentre la bellezza divina dell’incantevole Trémière si accompagna a un ingegno limitato. Il destino farà incrociare le loro strade… Selezionato per il Prix Jean-Freustié, Riccardin dal ciuffo è un romanzo acuto e divertente sull’inafferrabilità dell’amore e sui molti misteri della natura umana.

Categoria: Narrativa

Editore: Voland

Collana: Amazzoni

Anno: 2017

ISBN: 9788862430722

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Amélie Nothomb riedita Riccardin dal ciuffo,  la fiaba di Perrault che – per dirla con Hegel – riguarda la tesi del brutto, l’antitesi del bello (o viceversa), il superamento dell’antinomia bello-brutto grazie all’amore, o per dirla con la stessa autrice: “Perrault… vuole liberare entrambi da una maledizione assurda per donare loro l’assurda felicità dell’amore che ognuno di noi si merita”.

La trama è nota: Riccardin dal ciuffo/Deodato è – brutto da dirsi e scusate la ripetizione – brutto come il peccato (“Sembrava un vecchio appena nato: grinzoso, gli occhi semichiusi, la bocca infossata, in altre parole era ripugnante”), ma d’intelligenza rara e sopraffina (“Il bambino possedeva quella superiore forma d’intelligenza che si potrebbe chiamare il senso dell’altro”). E sull’intelligenza Amélie ha un’idea chiara (“Le persone intelligenti che non sviluppano questo accesso all’altro diventano, nel senso etimologico del termine, degli idioti: esseri centrati su sé stessi”), che personalmente condivido e sottoscrivo pienamente.

Per converso la principessa/Altea è bella da togliere il fiato (“Altea non aveva affatto il volto rosso e grinzoso dei neonati: la sua testa era liscia e bianca come un fiore del cotone, i suoi lineamenti da bambola di porcellana non erano turbati da alcuna smorfia”), ma non proprio acuta. Anzi, il contrario. Per fortuna viene affidata a una nonna un po’ esoterica (“Malvarosa… aveva qualcosa sia della strega che della fata”), dalla quale impara che un gioiello non è bello in sé, ma per come viene indossato e amato.

I due giovani attraversano le fasi dell’infanzia, adolescenza e gioventù tra mille sofferenze – non ultime, per Deodato, il busto correttivo e la fisioterapia – sempre presi di mira dalla cattiveria dei coetanei.

Nonostante la difficile premessa, ciascuno di loro trova la sua strada: Deodato nell’ornitologia (“Perché inventare la figura dell’angelo se esiste già l’uccello?”), Altea… be’ non possiamo svelare tutto. Nemmeno possiamo rivelare se le strade dei due si incontreranno in un lieto fine (“Il 6% delle storie d’amore balzachiane quindi finisce bene”). E per rimediare a queste omissioni, vi lasciamo con un’immagine di Rembrandt (nella nuova storia di Amélie viene citata Testa di orientale con uccello del paradiso)

Bruno Elpis

Rembrandt - Tote Pfauen.jpg

Rembrandt, Pavoni morti

________________________________________________

Qui trovate i miei commenti alle opere di Amélie Nothomb:

Mercurio 

Barbablù 

Le catilinarie 

Acido solforico 

Igiene dell’assassino 

Diario di rondine 

La nostalgia felice 

L’entrata di Cristo a Bruxelles

E presto pubblicheremo la nostra intervista ad Amélie Nothomb

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Amélie

Nothomb

Libri dallo stesso autore

Intervista a Nothomb Amélie

Dopo "Non chiamarmi zingaro", Petruzzelli prosegue il suo viaggio alla ricerca degli ultimi, coloro che sono ai margini, che non hanno potere né voce, e nemmeno rappresentanza, ma solo la vita, la vita nuda. Leggere le loro testimonianze procura un effetto di straniamento perché non siamo abituati a misurarci con una dimensione totalmente altra: non consumistica, assoluta, povera, esclusivamente valoriale. Il libro è il racconto del periplo di geografie umane che l’autore ha fatto attraversando l’Europa e il Mediterraneo, a cominciare da Mauthausen per andare poi in Marocco, Algeria, Israele, Palestina, e tornare in Italia, alla ricerca di un’umanità autentica. “Ho vissuto un’infanzia di umiliazioni, insulti e disprezzo, rubando, fumando kif, bevendo, frequentando prostitute, prostituendomi io stesso. A sette anni ero già adulto” racconta Mohamed Choukri, analfabeta fino all’età di vent’anni, oggi considerato uno dei maggiori scrittori del Marocco. “E’ tutto allo sfascio. Noi in alpeggio andiamo anche a fare pulizia, a tagliare le erbacce. Siamo noi e questo ragazzo che teniamo in vita quei posti. Siamo soli. Resistiamo, ma per quanto?” racconta Cristina, pastora sarda. E chi è Zeidan? Un muratore palestinese che sta costruendo il Muro, quello tra Israele e Palestina, che lo chiuderà al mondo, ma che in questo momento gli dà da vivere. Sul Muro c’è scritto: “To exist is to resist”. Petruzzelli ricompone il quadro di un’umanità ferita ma non senza speranza. Le vite degli ultimi ci aiutano a immaginare un altro futuro. Possibile.

Gli ultimi

Petruzzelli Pino

In una Palermo sporca e violenta, un bambino di nove anni, cresciuto in una famiglia di pugili, sale per la prima volta sul ring. Nel suo formidabile esordio, Davide Enia racconta cinquant’anni di storia, dalla campagna italiana in Africa durante il secondo conflitto mondiale al tragico 1992 - quando nel capoluogo siciliano tornano a esplodere le bombe - passando per il periodo della ricostruzione post bellica, gli anni del «sacco di Palermo» e quelli della mattanza di mafia. Usando con una maestria da togliere il fiato tutti i registri narrativi, dal tragico all’onirico al comico al sentimentale, Enia restituisce un impietoso ritratto di un mondo ricolmo di ironia e violenza, con una scrittura carnale, epica, dolce e feroce.

COSI’ IN TERRA

Enia Davide

Al tenue chiarore della luna, le paludi che circondano la cittadella medievale di Aigues-Mortes restituiscono alle autorità il cadavere di una donna: si tratta di Deanne Bréchet, una giornalista parigina. La polizia concentra subito i sospetti su Fabienne Lacati, una giovane ricercatrice della Sorbona che si trova nel sud della Francia per un convegno sulle crociate. Le due donne, infatti, si conoscevano bene e la sera dell'omicidio molti testimoni le hanno viste litigare furiosamente nella hall dell'albergo. Determinata a provare la propria innocenza, Fabienne scopre che, nelle settimane precedenti, la giornalista era andata spesso in quella enigmatica e affascinante città-fortezza per documentarsi sui Penitenti Grigi, un antico ordine caritatevole che esiste ancora oggi. Ma l'aspetto più inquietante della vicenda è che pure Fabienne è interessata a quella confraternita, e forse non è una coincidenza se, da mesi, le negano il permesso di visitare il luogo dove sono raccolti i registri della congregazione: la Cappella dei Penitenti Grigi. È possibile che Deanne avesse scoperto un segreto scottante, custodito proprio in quella chiesa inaccessibile? La drammatica conferma arriva quando, l'uno dopo l'altro, tutti coloro che Deanne aveva contattato muoiono in circostanze misteriose. Fabienne intuisce quindi di essere in pericolo e, con l'aiuto di Daniele Ferrara, un collega italiano, si convince che l'unico modo per salvarsi la vita è andare a caccia della verità...

La cappella dei penitenti grigi

Luini Lilli

ALMENO IL CAPPELLO – di Andrea Vitali