Narrativa

Ricordi di un’educazione cattolica

McCarthy Mary

Descrizione: Questa è la storia di una bambina che perde entrambi i genitori a sei anni e viene affidata alle «cure» di nonni e prozii troppo bigotti per distinguere il confine tra la pedagogia e il sadismo, e che in seguito viene salvata da una coppia di nonni più affettuosi e bonari ma altrettanto severi nel loro conformismo sociale. È la storia di un’educazione rigida e di infiniti passaggi, da un collegio religioso all’altro, da Minneapolis a Seattle, da una famiglia cattolica a una protestante. Ma è anche una storia di scoperte e innamoramenti, di accesi litigi e comici malintesi: tra discussioni teologiche con i padri gesuiti sull’esistenza di Dio, recite scolastiche ambientate nell’antica Roma repubblicana, gite istruttive ai parchi naturalistici che si tramutano in rocamboleschi tour de force alcolici, vere o presunte iniziazioni sessuali, letture proibite e appuntamenti clandestini, la personalità della bambina lascia gradualmente il posto a quella di un’adolescente ribelle e infine a quella di una giovane donna lucida e coraggiosa, aliena alle convenzioni e a ogni forma di moralismo. Pubblicato originariamente nel 1957, Ricordi di un’educazione cattolica è un memoir appassionante come i migliori romanzi di formazione, che unisce il ritratto di un’epoca e la dolorosa confessione personale.

Categoria: Narrativa

Editore: Minimum fax

Collana: Sotterranei

Anno: 2013

ISBN: 9788875214869

Recensito da Marika Piscitelli

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Pubblicato per la prima volta in Italia da Il Saggiatore nel 1972 (l’edizione è fuori commercio), Ricordi di un’educazione cattolica di Mary McCarthy ci viene (giustamente) riproposto da Minimum fax nella collana Sotterranei, con un’interessante prefazione di Michela Murgia a precedere quella della stessa autrice.

Si tratta di un memoir dal tono amaro e bellicoso che, come suggerisce la McCarthy, non è da considerarsi interamente veritiero: alcune volte la fantasia interviene a colmare i vuoti della memoria, altre volte l’arte di narrare soccorre una realtà che altrimenti non sarebbe sufficientemente suggestiva e affascinante. Da qui le appendici che concludono ogni capitolo, e che contribuiscono a mettere in discussione quanto si è appena letto.

La storia è indubbiamente triste, ma raccontata senza autocommiserazione. L’autrice non concede sconti a chi in qualche modo le ha fatto del male, però al tempo stesso cerca le ragioni di ogni gesto, parola e atteggiamento con lucida, serena severità. Nella sua critica non c’è mai traccia di risentimento.

Morti i genitori per l’epidemia d’influenza del 1918, Mary e i suoi tre fratelli vengono affidati alla prozia Margaret e a suo marito Myers, un personaggio gretto e zotico, armato di coramella.

Noi bambini non eravamo certo responsabili del fatto di essere orfani, eppure ci trattavano come se lo fossimo e come se l’essere orfani fosse un reato che avevamo commesso.

È da qui che inizia il racconto della formazione e della crescita dell’autrice. Episodi che sono tasselli di una personalità, esperienze che diventeranno i pilastri portanti di un’esistenza si susseguono con il ritmo lento della mente che scava nei ricordi di una società e di una famiglia. Al centro naturalmente c’è lei, Mary, brillante e sregolata, ribelle indagatrice di una verità nascosta sotto cumuli di bugie.

Le pagine di Mary McCarthy sono percorse da un fine umorismo, trasudano intelligenza e sono ricche di spunti di riflessione.  Consigliato a chi non crede in una vita in bianco e nero.

Prima ci fu il cattolicesimo che imparai da mia madre, dai semplici preti e suore della parrocchia a Minneapolis; una religione, nel suo complesso, di bellezza e di bontà, anche se imperfettamente realizzate. Poi venne il cattolicesimo praticato nel salotto della nonna McCarthy e nella casa che fu creata per noi orfani in fondo alla stessa strada: una dottrina aspra e funesta nella quale vecchi odi e rancori cuocevano a fuoco lento da generazioni, rimescolati con orgoglio dall’ignoranza.

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