Narrativa

ROSSO TOTALE

Calenda Fabio

Descrizione: Roma, anni Settanta, i giovani in rivolta. Ma stavolta è tutto diverso. Patrizia e Michele, due ragazzi di opposta estrazione sociale, ribelli verso il proprio destino. Sullo sfondo, il mito della rivoluzione: non più prerogativa solo degli oppressi e degli emarginati, ma anche dei figli della Roma bene, come succede in "Rosso totale", intenso romanzo di Fabio Calenda. Sotto i nostri occhi scorrono gli anni Settanta, vividi come non mai, ripresi da un'angolazione del tutto inedita. Oltre a Patrizia e Michele ci sono Paolo, Lisa, Guido e via via gli altri, sempre più immersi in un clima di sfida. Una sfida contro il potere della politica e della società, di volta in volta compiacente o repressivo a seconda degli interessi in gioco? Oppure contro il potere che si cela all'interno delle mura domestiche? In ogni caso un potere mascherato da indifferenza, ma che può anche rivelarsi più feroce quando si manifesta nel rancore irriducibile di una madre nei confronti di sua figlia. In un continuo mutamento di prospettiva, tra pulsioni ideali e deliri ideologici, tra impegno sociale e protagonismo narcisistico, "Rosso totale" ci dice anche quello che non sapevamo sugli Anni di piombo. E oltre.

Categoria: Narrativa

Editore: Laurana Editore

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788896999240

Recensito da Valeria Martino

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Il riferimento ad apertura a Pentesilea, donna e amazzone, ‘condizione contro natura’, è una forte spia narrativa, che consente al lettore di pregustare le pagine del nuovo e intenso romanzo di Fabio Calenda, “Rosso totale”, edito da Laurana e in uscita il 7 settembre.

La vicenda si svolge in un arco temporale ampio, ma la narrazione si concentra sugli anni ‘70, sugli avvenimenti politici del tempo e sulle ideologie che li hanno supportati o contrastati . Tutto osservato, vissuto e descritto da angolazioni diverse, tante quanti sono i protagonisti che si riversano, letteralmente, fra le pagine del romanzo.

Una stessa città, Roma, due personaggi, due quartieri , altrettanti registri stilistici.

La figura di Patrizia, che apre il romanzo, è incasellata a forza nell’attico di famiglia, ai Parioli. Il suo modo di parlare, l’immagine delle ciocche ribelli che lo specchio rimanda delineano la figura di una pasionaria, che stona con “il parquet del corridoio, gli specchi delle due consolle di Luigi XV e quella gigantesca composizione verde di Schifano su tela emulsionata” di casa Alberti. Eppure il dottor Edgardo Alberti, deputato di sinistra, si sforza di comprendere l’ardore rivoluzionario della figlia, così come dei compagni, contrariamente all’atteggiamento della madre, un “uccello del malaugurio”, inconfondibile nella fragranza di tuberosa di Fracas de Piguet, troppo intenta all’etichetta e all’educazione delle altre due figlie perbene ( una fortuna che non siano state “infettate” da Patrizia ). Solo su Paolo non hanno avuto da controbattere: somiglia a Strel’nikov, il bolscevico fanatico de ‘Il dottor Zivago’, straparla…ma è pur sempre il figlio dell’ingegner Gilardi.

Un gergo romanesco invece ci porta in via del Pergolato, quartiere Centocelle, casa di Michele –“Casacca a quadri”. Famiglia umile, arredamento essenziale e lavoro, tanto, per mantenere anche la nuora e la pupa.

I discorsi al bar di Gina fra Tigre, Pelle e sor Angelo sono la sintesi di uno scontro generazionale sull’annosa questione della politica, da farsi con o senza Partito. “La politica se fa cor Partito, dentro le sezioni, per portà nei quartieri risposte unitarie ai bisogni della gente. Quando manca l’unità so’ i lavoratori a rimettece” borbotta il padre, “Il partito pensa soltanto alle elezioni” controbatte Michele. E ancora “me voj spiegà che cazzarola c’entrano i fiji de papà co’ le case de’ lavoratori?”. La questione è, appunto, l’occupazione degli alloggi a Tiburtino Terzo e la riunione di comitato verso cui fuggiva Patrizia era proprio quella. I compagni si sarebbero riuniti a casa di Guido e lì avrebbe trovato Paolo, Marina, Lisa, Nicola, Andrea…. e quella meravigliosa libreria, dove campeggiano le Opere complete di Lenin degli Editori Riuniti accanto a Il capitale della Savelli. Bisogna organizzare l’occupazione, stampare i volantini, coinvolgere le famiglie del posto e fuggire dai celerini.

L’incontro con Mariuccia, prima al comitato di quartiere, alla guida di donne in tumulto ( “Mo’ basta!avemo deciso. La case ci stanno e se nun se le annamo a pijà noi, a nessuno je passerà pe’ la testa di regalaccele” ) e poi nella baracca di Tor Cervara, farà sentire Patrizia oppressa e mortificata da tanta miseria, avvertirà crescente il disagio di aggirarsi in mezzo al lusso. “Tutto le è divenuto estraneo…prova disgusto a sfiorare i mobili, li sente spalmati di una patina d’ipocrisia”. L’occupazione s’è fatta, merito di Azione Operaia e di Guido che ha imposto la linea giusta e sono anche arrivate le frotte dei celerini. Ci è mancato poco, Patrizia… se non fosse arrivato Michele, riccioli scuri, muso lungo, chiuso come un riccio, di più se possibile.

Qualcosa è andato storto però…una notte in questura per lei, l’arresto per Paolo e Pelle ferito. E lo sguardo deluso del padre, ancora una volta.

Da questo momento in poi le vite di Michele e Patrizia, lontani eppure mai tanto vicini, si incontrano, si scontrano, si riflettono l’una sull’altra: la rottura con Paolo, la sera al Luna park, le note della colonna sonora di “Un uomo da marciapiede”, il tiro a bersaglio, perfetto, quanto basta per conquistare Mao…

Un pacco di volantini dimenticati e una festa di compleanno non onorata metteranno definitivamente alla porta Patrizia…poco importa, “costruire il partito rivoluzionario” è la priorità. Starà un po’ da Lisa, poi si vedrà. E poi c’è Michele…anche se diventa sempre più ‘borghese’, accetta un posto sicuro in banca, mette da parte i lucidi , il logoro poster della casa di Loos a Vienna… poco incline alla lotta armata, preferisce trovare casa insieme a lei e “dichiarare le sue intenzioni” al dottor Alberti. Il “Grande Uomo”, lo chiama Patrizia…dedito alla famiglia, impegnato, eppure sempre misteriosamente di fretta ogni giovedì…

Una gravidanza inaspettata, un aborto deciso in solitudine, l’impegno sempre più gravoso con i compagni, la rapina in banca… Michele sarà bloccato dietro una barriera di risentimento. Ci riprova, è lei che vuole, con la sua Vespa, la sua testardaggine, il partito, la lotta, a tutti i costi, sempre e comunque.

È il 20 Novembre del 1977, quando Pino entra in banca con gli occhi stravolti e racconta a Michele quanto era successo : “hanno sparato a un giudice. Un commando de rossi in via Lanza, sotto casa. Er giudice Carboni. Na brava persona. Stava a preparà la riforma delle carceri.”

Forse è troppo.. anche per lui… e ne passerà di tempo per recuperare il filo spezzato della continuità, per rinascere, fino a quando Gloria – la figlia mai avuta – tesserà le trame di un rapporto mai interrotto, lui, lei, il “grande uomo”.

Il romanzo sfugge alle classificazioni abituali della narrativa, c’è una storia d’amore sì, c’è politica, c’è ribellione…le parole di Pasolini sono lo spirito del tempo, accompagnano i fatti del Cile, l’arresto di Corvalàn, la cattura del ‘bel René’ . Ma è indubbio che la protagonista sia lei, Patrizia, dalla prima all’ultima pagina del romanzo, con lei si spera, si soffre, si sogna…Come immaginarla? “… prende in mano la trattativa…le aveva procurato piacere la levigatezza del metallo e l’aderenza sensuale del calcio al palmo della mano. […] La impugna più volte, ruota il tamburo, fa scivolare il cane nell’incavo tra il pollice e l’indice. L’oggetto perde i suoi connotati, aderisce alla mano, si integra. Dita e palmo non stringono più nulla, sono diventati più levigati e pesanti”.

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