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Saggi

La poesia di Vasco Rossi

a cura di Sandro Salerno

Ritenevo che per scrivere di Vasco Rossi fosse requisito fondamentale essere una groupie, cioè una che seguisse il suo idolo sul palcoscenico, gli levasse le voglie quando alla rockstar viene l’uzzolo dello sfogo sessuale, gli lanciasse lo slip in faccia durante il concerto.

Antonio Malerba fortunatamente non si è levato nemmeno i boxer, ma ha effettuato una ricognizione leggera sulla cifra stilistica di Vasco come poeta e filosofo nel libro” La poesia di Vasco Rossi”, Zona Editrice, certificando quello che milioni di persone pensano del glorioso cantante: un maestro di vita.

Sono state già fatte operazioni simili su autori come De André e De Gregori, oggi studiati anche nelle scuole dell’obbligo. Einaudi sta tentando di lanciare Ligabue come l’erede di Carver per i suoi scritti letterari.

Ma su Vasco Rossi ancora non ci siamo. Troppo fuori dagli schemi.

Sembra azzardato il paragone che fa l’autore di questo smilzo libretto tra il cantautore indigeno e Nietzsche?

Allora provate a stabilire quali frasi siano dell’uno e quali dell’altro:

1) Io amo gli uomini che cadono, se non altro perché sono quelli che attraversano.

2) Perché se guardi alla vita per come è, alla fine è solo crescere, soffrire e poi morire.

3) Una cosa buona non ci piace se non ne siamo all’altezza.

4) Chi capisce e condivide quello che dico ha già e riconosce dentro di sé il concetto.

Vi lascio col dubbio, ma vi assicuro che due frasi sono del cantante.

Sempre dal libro si viene a scoprire che Vasco ama la filosofia: ha iniziato con Kierkegaard, e poi ha scoperto Nietzsche.

“Nietzsche è stata una scoperta personale. Il pensatore che annuncia la morte di Dio, che ti fa capire che non c’è senso nelle cose, che di fronte al caso conta solo la tua scelta: questo è il mio Nietzsche. Poi, a essere onesti, io Nietzsche ce l’avevo già dentro.”

Tra Vasco e il Filosofo il parallelismo corre su alcuni elementi comuni: il relativismo, vivere il presente, il nichilismo nella canzone Un senso, il crepuscolo degli idoli (generazione di sconvolti  che non han più santi né eroi). E altri punti di contatto ancora.

Passi del pensatore tedesco sono alternati a brani di canzoni e interviste giornalistiche, con un accostamento ficcante e calibrato che scoloriscono lo stupore iniziale per l’azzardo letterario.

Sicuramente il cantautore di Zocca non ha mai abbracciato il suo cavallo finendo internato in manicomio, anche se in alcuni sguardi a orbite spalancate di Vasco Rossi si può intravedere lo stupore del mondo.

L’apertura e la chiusura con alcune strofe di Sally fanno intuire la predilezione dello scrittore per questa celebre canzone. Anche se tante altre avrebbero potuto essere riportate.

La poetica di alcune canzoni che il libro non può descrivere senza la loro musica fa letteralmente drizzare i peli in ogni dove del corpo:

Stammi vicino e ogni cosa vedrai che col tempo tutto arriverà
Stammi vicino e ogni cosa vedrai col tempo tutto si aggiusterà
non lo so dove andrò,
ancora no,
vado dove vai tu… ”

E dire che Vasco Rossi non sembra uno che se la tiri e  si atteggi a guru.

Non ho mai certezze, solo dubbi, e nelle mie canzoni faccio solo domande“.

Non si pensi che gli girino le palle solo quando la vede uscire “manonellamanoconquell’africanochenonparlaneanchebenel’italianomasivedechesifacapirebenequandovuole“.

Ha anche scritto delle cose così:

perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia “.

Fernanda Pivano aveva mostrato notevole interesse per lo stile e il contenuto dei testi di Vasco Rossi, riportandone un’intervista ne “I miei amici cantautori“. E se lo diceva una scopritrice di talenti come lei, c’era da starne sicuri sulla bontà del valore della cosa.

L’amore per Vasco Rossi è palpabile e manifesto, da parte di Malerba. Speriamo soltanto non vada ai concerti iniziando a sfilarsi i boxer.

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