Saggi

Se questi sono gli uomini

Iacona Riccardo

Descrizione: Paura, solitudine, sopraffazione. Questo libro di Riccardo Iacona entra dritto in una dimensione che purtroppo vediamo in versione patinata solo nei salotti televisivi e dopo le tragedie, quando scatta il gioco macabro della caccia al colpevole in prima serata. Cosa c'è prima? Qual è il contesto? Lo si può scoprire solo andando nei luoghi, conoscendo le persone (parenti, amici, vicini), le regole imperscrutabili di quei paesi, o di quei quartieri, al Sud come al Nord, che vivono di vita propria, di leggi proprie e non scritte. Dove l'apparenza è tutto. Iacona propone un libro scritto in prima persona, un reportage narrativo drammatico e spiazzante. Un libro che per la prima volta entra in un mondo invisibile ma reale, e più vicino a noi di quanto pensiamo.

Categoria: Saggi

Editore: Chiare Lettere

Collana: Reverse

Anno: 2012

ISBN: 9788861903234

Recensito da Lucilla Parisi

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Il giornalista Riccardo Iacona, con la preziosa collaborazione della giornalista di Presadiretta Sabrina Carreras, ha attraversato l’Italia da Sud a Nord, da Enna a Milano, per raccontarci le storie di violenza sulle donne che hanno insanguinato il nostro Paese tra il 2011 e il 2012. “Una storia collettiva raccontata con il materiale delle parole”, quelle dei protagonisti del massacro: le persone sopravvissute all’omicidio della madre, sorella e figlia, gli psicologi, gli operatori e i giornalisti che si sono occupati dei singoli casi di maltrattamento, stalking e omicidio.

I dati sono allarmanti: nel 2011 sono 137 le donne uccise dai loro partner ed ex partner, 80 sino al settembre 2012, 113 secondo il dato aggiornato al 25 novembre dell’Eures. Vanessa, Rosa, Enza, Stefania, Sabrina sono solo alcune delle vittime della brutale violenza degli uomini: compagni, mariti, fidanzati diventati mostri e carnefici, prima in casa e poi ancora – quando allontanati o abbandonati – nell’ombra delle loro esistenze dannate. Non sono malati, spiega Anna Costanza Baldry – psicologa, professoressa universitaria e ricercatrice, attiva dal 1994 presso l’Associazione Differenza Donna – “Nel 30 per cento dei 479 casi di omicidio che abbiamo studiato è stata chiesta dagli avvocati la perizia psichiatrica per gli uomini assassini. Ebbene, di questi solo il 2 per cento è stato ritenuto dai giudici non imputabile; […] gli altri sono tutti stati giudicati come persone che sapevano quello che stavano facendo, e nella maggioranza dei casi è stata riconosciuta la premeditazione”. Uomini pericolosi, capaci di compiere qualsiasi atrocità in nome di un non-“amore” sconsiderato per la vittima, che non vogliono lasciare andare.

Si tratta di un problema che non riguarda e non può riguardare la singola donna vittima di violenza o la sua famiglia, ma la società tutta. Per tale ragione, le donne che denunciano non possono essere lasciate sole ad affrontare il dramma che stanno vivendo.

L’Italia, molto brutalmente, è il paese dove il 30 per cento delle donne ha subito violenza, e i numeri si declinano in milioni. Così come sono centinaia di migliaia le case prigione sparse in Italia […] e di cui ci accorgiamo solo quando viene uccisa l’ennesima donna. Un’epidemia di violenza che […] dovrebbe allarmare sociologi, psicologi e specialisti vari della salute pubblica e la popolazione tutta, perché una comunità dove i numeri della violenza sono percentualmente così alti […] e dove la violenza è diretta solo verso una parte della comunità, le donne in quanto donne, è una comunità malata, tutta”.

In Italia si contano circa 150 associazioni che si occupano di violenza contro le donne: numerosi i centri antiviolenza sorti sul territorio nazionale, ma ancora pochi rispetto alle decine di nuovi casi che si presentano ogni giorno agli operatori e ancora pochi sono i fondi stanziati dai vari governi che si sono succeduti. Le case che ospitano le donne in fuga dal marito o dal compagno violento non hanno letti e risorse sufficienti. La lista d’attesa è lunga e il ritardo negli interventi in molti casi può e si è rivelato fatale.

Con l’introduzione del reato di atti persecutori (lo stalking appunto), la legge ha previsto pene più severe per i “persecutori” e misure cautelari ad hoc. Un passo avanti, anche se non sempre gli organi preposti al contrasto di tali condotte si sono dimostrati altrettanto attenti e pronti negli interventi, sminuendo spesso la pericolosità del soggetto denunciato e la gravità delle minacce e delle molestie perpetrate sino a quel momento nei confronti della vittima.

Un caso per tutti, quello di Antonia Bianco, 43 anni, uccisa il 13 febbraio 2012 dal suo ex, Carmine Buono a San Giuliano Milanese, noto alle cronache come “il delitto dello spillone”. Il carnefice – dopo mesi e anni di continue minacce – l’aveva avvicinata in strada e le aveva bucato, con qualcosa di molto sottile e appuntito, il ventricolo destro del cuore: “le aveva bucato il cuore” come racconta la giornalista Paola Fucilieri che ha seguito il caso. La prima denuncia risaliva al 31 ottobre 2009, ma “è rimasta ferma alla Procura di Milano” riferisce a Iacona la giornalista e aggiunge “la denuncia di Antonia non l’ha vista e non l’ha lavorata nessuno. E il fatto veramente scandaloso è che la prima udienza su quella denuncia dell’ottobre del 2009 è stata fatta il 26 giugno 2012”, quattro mesi dopo la morte di Antonia.

Nella legge sullo stalking c’è un’altra parte importante, quando si impone alle forze dell’ordine di inserire la donna vittima in una rete, ovvio che la rete ci deve essere altrimenti salta tutto, sportelli, centri antiviolenza, personale del Pronto Soccorso, ma anche la rete più larga, le scuole. […] Non bastano polizia e carabinieri, insomma. Si devono attivare tutti”.

Capita anche che siano le stesse donne a non riconoscere il pericolo, racconta la professoressa Baldry. “Le donne che vivono con uomini che hanno già usato violenza a loro o a partner precedenti […] sono donne a rischio”. “Non bisogna mai pensare che lui smetta, […], anche se ha giurato davanti a te che non lo farà mai più. […] Lo so che costa moltissimo a una donna ammettere che ha fallito, […] ma la situazione con il tempo non cambierà in meglio e, più lo perdoni o lo giustifichi, più lui acquisisce potere e forza, fino al punto di annientarti”.

I casi descritti da Riccardo Iacona sono molti: la violenza e la drammaticità delle storie raccontate sono una denuncia aperta del massacro che si compie ogni giorno nel nostro Paese, una strage a cui non sempre viene dedicata l’attenzione adeguata e di fronte alla quale le istituzioni hanno dimostrato di non aver adottato tutte le misure necessarie a contrastarla.

Il reportage di Iacona è costruito sulle testimonianze dirette dei protagonisti e non fa sconti alla violenza. Utile anche l’appendice al libro, che riporta un elenco dettagliato dei centri antiviolenza, delle associazioni e delle case rifugio presenti sul territorio nazionale.

Se questi sono gli uomini” è un libro che merita di essere letto e che impone una riflessione: “la strage delle donne” che si sta compiendo nel nostro Paese – come altrove – è un problema che deve riguardare ognuno di noi e il dramma delle tantissime donne maltrattate, violate e minacciate è certamente un segno di profonda inciviltà della società tutta.

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