Narrativa

Serotonina

Hoellebecq Michel

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: La nave di Teseo

Collana: Oceani

Anno: 2019

ISBN: 9788893447393

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Serotonina di Michel Houellebecq

I romanzi di Michel Houellebecq si caratterizzano nel contestualizzare il disagio esistenziale dell’uomo contemporaneo tra i cambiamenti epocali in atto: il progresso scientifico e il neopositivismo filosofico a fronte del fallimento dei movimenti intellettuali e sociali del XX secolo ne Le particelle elementari, la progressiva islamizzazione in Sottomissione.

L’attesissimo Serotonina si concentra sul disagio individuale (“Morire di tristezza è una cosa che esiste, ha un senso?”), mentre l’analisi sociologica rimane sullo sfondo di una società condannata alla progressiva pauperizzazione, tipicamente nel comparto agricolo.

Il protagonista Florent è un quarantaseienne (“Nerval… si era impiccato proprio a quarantasei anni, e anche Baudelaire era morto a quell’età, non è un’età facile”) in crisi d’identità sentimentale  (con la giapponese Yuzu: “La nostra coppia era in fase terminale. Non c’era più niente che potesse salvarla…”) e professionale (“Il mio lavoro al ministero dell’Agricoltura mi aveva stufato più o meno quanto la mia compagna giapponese”): fronteggia il malessere ricorrendo a un farmaco (“Gli effetti secondari indesiderabili del Captorix riscontrati più spesso erano la nausea, la scomparsa della libido, l’impotenza”).

Decide di troncare la relazione in corso e di sparire (“Ogni anno, in Francia, più di dodicimila persone decidevano di sparire”). Si rifugia prima in un albergo parigino, l’hotel Mercure, poi dall’amico Haymeric d’Harcourt nella Svizzera normanna. Nell’atmosfera oceanica della Normandia  (ove si pratica il “fenomeno della pesca a piedi”), la depressione viene esasperata nel contatto con le difficoltà degli agricoltori, delle quali lui – ex funzionario del Ministero dell’Agricoltura – si sente in qualche modo responsabile (“Il mio fallimento nella promozione dell’esportazione dei formaggi della Normandia”).

Con la tentazione strisciante del suicidio (“Gli dissi che avevo voglia di imparare a sparare”), Florent si cimenta con le armi (“Pensai ai bersagli mobili, sulla spiaggia ce n’erano tanti, i più evidenti erano gli uccelli di mare”) e il romanzo si tinge di noir quando – tra Putange e Falaise – il protagonista rintraccia Camille (“La nostra storia durò poco più di cinque anni, cinque anni di felicità è già un bel risultato”), l’antico amore della sua vita  (“Il mondo esterno era duro, spietato con i deboli, non manteneva quasi mai le promesse, e l’amore restava l’unica cosa in cui si potesse ancora, forse, avere fiducia”): pedina la donna (“Stavo probabilmente cercando… di organizzare un minicerimoniale di addio intorno alla mia libido”), pericolosamente la spia e pensa di riallacciare con lei il rapporto, ma è in preda alla follia e alla consunzione nevrotica (“La prima azione di un mammifero maschio, quando conquista una femmina, consiste nel distruggere ogni prole precedente, al fine di garantire la preminenza del proprio genotipo”).

Al di là dei soliti passaggi brutali, sessisti  (“Femminicidio… faceva pensare a insetticida o a ratticida. In ogni caso, diciassette anni mi sembravano tanti”) e maniacali (ma Houellebecq pensa davvero che le gang bande e la zoofilia costituiscano elementi di scandalo che possono fare la fortuna di un romanzo? Oramai dovrebbe fare scalpore soltanto un romanzo che se ne privo in modo assoluto…) il vero tema interessante del romanzo è l’applicazione della teoria freudiana all’analisi socio-individuale: l’uomo (dedito al fumo, all’alcol e all’assunzione di psicofarmaci –  “Il Captorix mi era d’aiuto, era innegabile, le mie dosi quotidiane di alcol restavano moderate”) e la società contemporanea sarebbero regrediti alla fase orale (“L’Occidente regrediva allo stadio orale”). In tale contesto “i ricordi tornavano senza tregua, a ucciderti non è il futuro bensì il passato”…

“Oggi capisco il punto di vista del Cristo, il suo ripetuto irritarsi di fronte all’insensibilità dei cuori… È proprio necessario, per giunta, che dia la mia vita per quei miserabili? È proprio necessario essere così esplicito? Parrebbe di sì

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Michel

Hoellebecq

Libri dallo stesso autore

Intervista a Hoellebecq Michel

"Prima del silenzio". Una notte d'inverno, la strada ghiacciata, neve tutt'intorno, un'auto sbanda, si schianta contro un albero, il guidatore è gravemente ferito. Aveva appuntamento con lo sconosciuto che poche ore prima aveva rapito suo figlio Sven, mentre era fuori casa con il fratello maggiore. Adesso tutto è inutile: l'uomo sa che sta per morire. E sa che anche suo figlio morirà. "Dopo il silenzio". Da ventitré anni lo psichiatra Jan Forstner vive con l'angoscia della scomparsa del fratellino. Tutto ciò che gli resta è un registratore che Jan aveva portato con sé la notte in cui erano usciti insieme e dove sono incise le ultime parole di Sven: "Quando torniamo a casa?" E poi il silenzio. E gli incubi che da quella notte non hanno smesso di tormentarlo. La notte in cui il padre è morto in un incidente d'auto. La vita di Jan si riassume tutta in quella notte: ha studiato psichiatria come suo padre, si è specializzato in criminologia e ora è tornato al punto di partenza: alla Waldklinik, la clinica dove lavorava il padre e dove adesso lavorerà anche lui. Vorrebbe ricominciare a vivere, lasciarsi alle spalle l'incubo, ma quando una paziente della clinica si suicida. Jan si trova coinvolto in un'indagine che svelerà un segreto atroce rimasto sepolto per ventitré anni...

IL SUPERSTITE

Dorn Wulf

Il male supremo, quello banale e terrestre, disappropriante e dissociativo, esiste. Il male è Luciano Lualdi, l’impresario più importante dello star system nostrano, l’uomo che influisce sulla vita politica e sottoculturata dell’Italia targata talent. Demiurgo spietato di tronisti palestrati e starlette anoressiche, Lucio succhia dall’interno la linfa vitale dei nuovi ragazzi di vita: la folla votata al palcoscenico per imporre il proprio nome, le proprie vocazioni inesistenti, la propria inconsistenza – cifra di un’intera nazione ipnotizzata davanti allo schermo televisivo. Ingenua vittima sacrificale è Christian Russo, muscoloso, ventenne, occhi chiari trasparenti, con una malattia che gli rode l’anima e una che gli toglie il respiro. Christian, il burattino, e Lucio, l’arbitro dei destini: un incastro tra identità speculari, perfetto fino quando l’ironia tragica della realtà stravolge quell’equilibrio. A raccontare questa storia è Teresa Ciabatti, cantrice della nostra contemporaneità, con meccanismo narrativo perfetto, che si intrude nel vilipendio morale e fisico che è la cifra del nostro presente. La scrittura affonda il bisturi laddove la malattia scintilla, sprofondando nell’epica trash italiana di oggi, che in Tuttissanti si narra e trionfa, in una ricognizione drammaturgica del disagio e del formidabile di un’epoca. Una forma di racconto che pendola tra realismo apparente e trance, tutt’altro che immaginaria.

TUTTISSANTI

Ciabatti Teresa

Nella Dublino chiusa e retrograda del 1907, una giovanissima attrice ha intrecciato una relazione con un uomo più anziano, il drammaturgo più importante del teatro dove la ragazza lavora. Ribelle, irriverente, bella, corteggiata da tutti, Molly Allgood proviene da una quartiere popolare, e sogna un futuro da star in America. Il suo amore, John Millington Synge, è un genio inquieto, ultimo discendente di quella che è stata una ricca famiglia di proprietari terrieri, un poeta dal linguaggio forte e dalle passioni tempestose. Ma la sua vita è ostacolata dalle convenzioni dell’età edoardiana e dalla madre austera e timorata di Dio con la quale vive. La relazione tra John e Molly, ostacolata dagli amici e dalla famiglia, è turbolenta, a volte crudele, spesso sofferta. Molti anni dopo, una donna anziana attraversa una Londra sconvolta dalla tempesta. Natale è alle porte. Mentre la donna vaga tra le macerie dei recenti bombardamenti, un vortice di neve di ricordi e desideri perduti sembra turbinarle intorno. Da una delle più grandi voci della narrativa irlandese contemporanea. Un indimenticabile romanzo sull’amore che sfida tutte le convenzioni, anche quelle religiose, una commovente storia di abbandoni e riconciliazioni, un omaggio all’arte stessa di narrare.

UNA CANZONE CHE TI STRAPPA IL CUORE

O'Connor Joseph

Sono passati solo due anni, e di tutto ciò che è stata non è rimasto nulla. Lena era brillante, determinata, brava a detta di tutti, curata, buona. Poi nella sua vita era entrato Saverio, e tutto era stato stravolto. Quel ragazzo più giovane, che viveva per essere contro qualsiasi regola, pregiudizio, conformità, l'aveva trasformata. E non erano solo i vestiti, i capelli, le parole. Era lei, le sue sicurezze, il suo amor proprio. Tutto calpestato in nome di un amore che agli occhi di tutti gli altri era solo nella sua testa. Il giorno in cui lui era finito in Arno, dato per disperso prima e per morto poi, qualcosa in Lena si era spento definitivamente. Sono passati due anni, e di Saverio le resta il cane Argo, che ancora la vive come un'usurpatrice, e un senso di vuoto dolente e indistruttibile. La sera in cui trova nella cassetta della posta un cellulare, Lena pensa che si tratti di uno scherzo, oppure di uno sbaglio. Ma bastano pochi minuti per rendersi conto che quell'oggetto può cambiare la sua vita. Perché i messaggi che arrivano, e a cui lei non può rispondere, parlano di cose che solo Saverio può sapere. E quindi è vivo. È tornato. Così, senza che Lena se ne accorga, quell'oggetto diventa l'unica linfa vitale a cui abbeverarsi, e non importa che i messaggi siano sempre più impositivi e le ordinino di commettere atti di cui mai si sarebbe pensata capace. Perché se lei farà la brava, lui rientrerà nella sua vita. O questo è ciò che pensa. Almeno fino a quando le persone che le stanno intorno cominciano a morire. E il gioco si fa sempre più crudele...

Io so chi sei

Barbato Paola