Giallo - thriller - noir

La sindone del diavolo

Leoni Giulio

Descrizione: 1311. In missione segreta per conto dell'imperatore, Dante fa il suo ingresso a Venezia, una città umida e inospitale, che lui detesta. Non ha intenzione di trattenersi a lungo, ma poi viene fermato da un uomo che sembra sapere molte cose su di lui e soprattutto sull'opera che sta scrivendo, l'Inferno, e che lo invita alla riunione di una setta in possesso di una reliquia straordinaria: la Sindone del diavolo. Così, quando alcune persone vengono trovate morte in circostanze misteriose, il poeta capisce che a Venezia sta accadendo qualcosa di molto strano. Qualcosa su cui è necessario indagare...

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Nord

Collana: Narrativa Nord

Anno: 2014

ISBN: 9788842923213

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Ne “La sindone del diavolo” di Giulio Leoni agisce un investigatore d’eccezione: Dante Alighieri (“Fiorentino per nascita, non certo per licenziosi costumi”), qui impegnato in una vicenda che lo porterà a rintracciare un drappo che reca impressa l’immagine del diavolo (“Le corna arricciate di un satiro spuntavano in quella che sembrava una corona di serpenti dell’antica Gorgone, il volto con tre paia di occhi, come l’orrendo Gerione… e tre bocche da cui fuoriuscivano le zanne acuminate…”).

Arrigo VII, imperatore che per Dante incarna “le speranze per l’intera Italia di ritrovare la pace e la giustizia perdute, sotto l’illuminato giudizio dell’aquila”, è gravemente ammalato. A Pisa, il divin poeta apprende da Puccio Cane, un galeotto della flotta, che le “lacrime del Diavolo” hanno poteri straordinari e che il misterioso filtro si trova “a Venezia, nella città sul mare. Lì si dice che sia giunto da oriente, dalla lontana Bassora, uno speziale saraceno… Egli è l’unico in terra d’Occidente a conoscere il rimedio che può forse salvare Arrigo”.
Durante il viaggio verso la Serenissima, il sommo vate s’imbatte in oscuri presagi e trascorre la prima notte veneziana nella locanda Doge Zanni, che scomparirà nei giorni successivi (“Doge Zanni è il nomignolo con cui il popolo chiama Lucifero”): una vera ambascia, visto che lì il poeta ha lasciato il proprio manoscritto (“Persino la sua opera rischiava di essere persa per sempre, in quella locanda del Doge Zanni, che sembrava scomparsa e che tutti negavano di conoscere” ) proprio quando “era giunto all’ultimo canto della narrazione, e quel Male che aveva atteso e cercato per nove cerchi nell’abisso era lì davanti a lui e alla sua guida, nel regno del gelo eterno che aveva sostituito le lande infuocate”.
Tra sette segrete e monaci, delitti crudeli e faide, strane manovre di gondole e il vascello “Medusa” dell’ammiraglio Jacopo Collidor, in una Venezia insidiata dal Demonio, l’Alighieri in improbabile versione detective (“Dante lo colpì con un pugno al volto” – “Il poeta riuscì ad avere ragione con un calcio”!) riesce finalmente a rintracciare lo straniero che dovrebbe possedere il portentoso fluido.

Il romanzo è complesso, a tratti macchinoso; lo stile narrativo s’ispira all’epoca medioevale, i rimandi storico-letterari potrebbero piacere agli appassionati del thriller storico…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Giulio

Leoni

Libri dallo stesso autore

Intervista a Leoni Giulio

Gli anni Ottanta: la musica, i libri, le droghe, il sesso, l'amore, l'amicizia, la malattia, gli addii. "Avevano pochi mezzi, viaggiavano molto, se non altro con la fantasia, e consideravano la letteratura il proprio mondo, oltre che la principale ragion d'essere. E poiché avevano questo e quasi tutto in comune, si amarono come ci si ama da ragazzi, senza remore morali né pietà." Mario Fortunato, Pier Vittorio Tondelli, Filippo Betto. Gli anni Ottanta: la musica, i libri, le droghe, il sesso, l'amore, l'amicizia, la malattia, gli addii. "Compresi allora una cosa molto semplice e dolorosa: di tutti e tre, ero rimasto solo io, per compiere quel famoso passo verso il territorio sconosciuto del nostro passato. Pier e Filippo non c'erano più, dovevo accettarlo."

Noi tre

Fortunato Mario

Un buon investigatore deve essere capace di costruire una storia, immaginare che cosa è successo prima e dopo il crimine, come in un romanzo. Poi, costruita la storia, deve andare in cerca di ciò che la conferma e la contraddice. Cosí pensa il maresciallo dei carabinieri Pietro Fenoglio, piemontese trapiantato a Bari, che si trova a indagare su un omicidio dove tutto appare troppo chiaro fin dall’inizio. Non fosse che al principale sospettato, su cui si concentra ogni indizio, mancava qualsiasi movente per commettere il delitto. In un folgorante romanzo breve, Gianrico Carofiglio orchestra una storia perfetta e dà vita a un nuovo personaggio: malinconico e lieve, verissimo, indimenticabile.

Una mutevole verità

Carofiglio Gianrico

New York, 1871. Nella casa delle vergini, dove Miss Everett provvede all'educazione di prostituire giovanissime, Moth cerca di sottrarre il proprio corpo e la propria anima al suo ineluttabile destino.

La casa delle vergini

McKay Ami

Fosse vissuta sei o sette secoli fa, nelle terre umbre dov'è nata, Patrizia Cavalli sarebbe stata senz'altro una delle grandi mistiche di quel periodo. Le sue esatte visioni verbali avrebbero narrato i misteri più sensibili della divinità, e le sue estasi, i suoi terrori e le sue ebbrezze sarebbero stati registrati e trascritti con devozione dai fedeli amici intorno a lei. Nei nostri tempi, invece, Patrizia Cavalli si è proposta il compito, più arduo, di dare parola ai misteri profani di cui tutti facciamo esperienza: all'indicibile nostalgia di settembre, che ogni anno, regolarmente, ci trafigge; al pulsare frenetico della «nemica mente», quando insegue e controlla ogni lieve mutamento del corpo; alla felicità che scende, come rugiada dal cielo, se una certa luce pomeridiana si mostra all'improvviso. In ogni verso, il ragionare poetico di Patrizia Cavalli non cerca, ma trova. Il suo ardente, ostinato desiderio conoscitivo non chiede altro che arrendersi, infine, dinanzi allo stupore e all'evidenza dell'apparizione poetica. "Vita meravigliosa" rappresenta una summa della poesia di Patrizia Cavalli, attraverso le ossessioni ricorrenti, i temi e i molteplici registri stilistici che la caratterizzano. Insieme ai molti fulminei epigrammi, comici o filosofici (spesso le due cose insieme), compaiono i monologhi ipocondriaci, quasi teatrali, oltre alle tante poesie d'amore, non prive di ferocia descrittiva, e un breve poemetto, "Con Elsa in Paradiso", dove la promessa - o la minaccia? - della vita eterna apre al poeta la possibilità terrestre di «abolire, non dico la realtà / ma ogni traccia di verosimiglianza». Poco importa che il poeta dica sempre 'io': quell'io è talmente dilatato, talmente elastico da includere nella sua lingua ogni cosa, purché esista e viva.

La poesia è donna

Cavalli Patrizia