Poesia

Sindrome del distacco e tregua – parte seconda

Cucchi Maurizio

Descrizione: «Accanto all'affabilità e alla pastosità porosa del mondo com'è, si accentua in questa nuova raccolta di Maurizio Cucchi un predicato di frugalità: abito mentale dell'io, ma soprattutto medium per umanizzare la realtà...

Categoria: Poesia

Editore: Mondadori

Collana: Lo specchio

Anno: 2019

ISBN: 9788804710394

Recensito da Jacopo Ricciardi

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Sindrome del distacco e tregua – parte seconda

  1. La radiografia.

Il libro risulta, nella successione delle otto sezioni, una progressiva messa a fuoco di quel luogo ‘remoto’ della realtà che lega il rapporto evolvente di persona e poeta, ovvero di Maurizio Cucchi.

Nella prima sezione si cerca il dato di concretezza della persona, e del poeta che ne deriva, dal trasporto del valore poetico di Caproni nel vissuto quotidiano, attraverso la ripetizione di un frammento di un suo verso. Il primo scarto della realtà in se stessa è dato dall’esistenza concreta del poetico, e di questo derivare del poetico tra poeti. Il poetico combacia e crea l’improvviso dell’’lmprovvisa edesione’ del titolo.

Nella seconda sezione, dal concreto ‘ruvido’ del proprio posizionamento a margine, in un ‘remoto’ minimo della realtà, si passa al concreto di una fotografia che prima genererà una immedesimazione biografica per poi far progredire in un’indagine del trauma e della tragedia, individuale e collettiva, degli effetti dell’esplosione nel 1986 della centrale nucleare di Cernobyl, vissuta nel luogo di un distacco generato dalla lontananza fotografica che interrompe il flusso compiuto e ‘stremato’ del desiderio. Il ‘penitente’ del titolo è il poeta che assolve all’orientamento indiretto della persona calata in un luogo spezzato.

La terza sezione è aperta da una poesia in corsivo che dà il campo d’azione contemplativo dove si libera il poeta. Vicino al ponte di un parco l’osservazione degli avvenimenti naturali descritti nel loro dinamismo evanescente e senza nome, primitivo dell’esserci: lo sguardo del poeta contempla attraverso il ricordo della persona che ha vissuto quell’evento, si tratta di Maurizio Cucchi stesso, ma il posizionamento nel parco nella prima poesia è tanto vago quanto invece è attenta e minuziosa l’evanesceza dell’osservazione successiva nelle altre poesie. Ecco lo scarto ulteriore che pone la persona nel vasto indistinto campo del poetico, ‘Minuta gocciola’.

Nella quarta sezione lo stesso schema: poesia iniziale in corsivo che delinea la scena di un’osservazione maggiormente concreta che si situa in un ricordo d’infanzia. Il piccolo Maurizio si confronta con la presenza attiva di un cane definendolo con timore e empatia ‘bestione’. Accade che l’osservazione scrupolosa dell’animale nella sua studiata essenza di presenza estranea all’uomo e di pericolosa presenza viene descritta e guardata attraverso gli occhi del piccolo bimbo dal cresciuto uomo di settant’anni (Maurizio Cucchi è del ‘45), che interpreta e meglio sa esprimere quella condizione di concretezza vitale. Si giunge all’ultima poesia in cui dei ragazzi guardano lo scrivere del poeta, ribaltando in extremis la prospettiva di quel luogo. Sul poeta vengono trasferite le specifiche di concretezza della persona.

Ed eccoci alla quinta sezione, dove prose e poesie in corsivo si alternano, mostrando un luogo in cui persona e poeta convivono in un equilibrio di rimandi tra l’uno e l’altro. Il luogo è reale e la persona attua la visitazione (nelle prose), mentre il poeta (nelle poesie in corsivo) sublima il momento, radicandolo ancora più concretamente. Qui Maurizio Cucchi individua il nocciolo del libro intero ed è il tema della ‘frugalità’ come luogo, e lo fa creando in successione prima un personaggio, poi il suo luogo, la sua storia, passando ai luoghi interni di diverse abitazioni viste in alcuni film, poi a luoghi esterni visitati intorno a Milano, fino a definire, nel baluginio della memoria, un proprio luogo dove abitare, luogo che è realtà di tutto il vissuto. Il titolo è ‘Felicità frugale’.

Nella sesta sezione ‘Chiave di volta’ troviamo una serie di brevi prose che dipanano il campo d’azione del luogo, di persona e poeta accorpati. Sono descrizioni di fusione di spazi, di corrispondenze di fattezze geologiche e biologiche, come a decifrare un’insondabile zona dove i particolari si rispondono e si mischiano fino a determinare l’assenza presente di una realtà più remota ancora, come l’eco di uno spazio più lontano rimanda la dolce essenza dell’esserci stati. Questo vasto spazio determinato, ‘remoto’ nella nostra realtà, è memoria del passaggio di ognuno, fatto dalla concretezza di persona e poeta fusi perché assenti.

La settima sezione ‘Babazouk’ mostra il desiderio enciclopedico del poeta trasportato dal bighellonare per le vie di Nizza dalla persona, da Maurizio. Questo è luogo esotico perché estremo, esterno, e di confronto arduo perché trasforma, la fede nella nozione, nella lotta della memoria. Tutto è incontro, dettaglio, immedesimazione, impronta tra fatto e nome, tra luogo e gente, tra tempi e indizi, ma nel remoto dell’esperienza della realtà, là dove ogni cosa è già fuggita, e ha le fattezze del presente proprio perché ormai non presente, concreta perché assente come nell’ultima poesia ‘La madonna del tombino’ nella quale la madonna scolpita in una via viene cercata nuovamente nello stesso luogo dove era stata vista ma non viene più trovata al suo posto: chi è che non la trova, il poeta o la persona, più l’uno o l’altro?

Nell’ottava e ultima sezione accade che questo viaggio nel remoto della realtà, che ha trovato in ogni sezione rinnovamento nella seguente, si interrrompa al dato finalmente concreto, quello biografico. Di lì non si passa, anzi si rimbalza indietro, certo alla bellezza del libro, alla sua esattezza, ai suoi meandri, ma non può andare oltre quel ‘remoto’. Certamente il libro, di sezione in sezione, non ci ha illuso di essere un viaggio, ma più in un movimento, spostamento, ‘minimo’ sprofondamento o elevazione che sia. Nella realtà si resta, non si esce. Anche il poeta resta ancorato alla persona, come l’intera realtà. Il ritratto di Maurizio Cucchi è compiuto, in esso rintracciamo il nostro, tra aspirazione e gravità, tra mente e realtà, carcerati dalla realtà, nel ‘remoto’ di quest’ora d’aria in apnea nel tempo.

2 – continua

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 Jacopo Ricciardi, Tre finestre, acrilico su tavola, 2016

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