Narrativa

SOFIA SI VESTE SEMPRE DI NERO

Cognetti Paolo

Descrizione: È ancora una donna la protagonista del nuovo libro di Paolo Cognetti, un romanzo composto da nove racconti autonomi che la accompagnano lungo trent’anni di storia: dall’infanzia in una famiglia borghese apparentemente normale, ma percorsa da sotterranee tensioni, all’adolescenza tormentata da disturbi psicologici, alla liberatoria scoperta del sesso e della passione per il teatro, al momento della maturità e dei bilanci.

Categoria: Narrativa

Editore: Minimum fax

Collana: Nichel

Anno: 2012

ISBN: 9788875214401

Recensito da Eleonora Tirelli

Le Vostre recensioni

La famiglia Muratore dal cuore di Milano si trasferisce nellagated community di Lagobello: alla pace e all’ordine del quartiere fanno da contraltare i drammi piccolo borghesi dei singoli personaggi. E così, tra amichetti d’infanzia che si dileguano, le frustrate velleità artistiche di una giovane madre che fa e disfa minacciosamente la valigia e l’assenza di un padre assorbito dal lavoro, si sviluppa la nevrosi di Sofia che si isola, non mangia, si veste sempre di nero, non costruisce legami, non mette radici in nessun posto e si rilassa soltanto nella vasca da bagno dopo aver ingollato alcune gocce di Lexotan. La sindrome dell’abbandono spinge la bambina, poi la ragazza e la giovane donna a passare di continuo da un’infatuazione all’altra (prima la madre, poi il padre, la zia, il teatro, uomini più grandi di lei, addirittura il cibo a un certo punto, coetanei vari ed eventuali…), senza permettersi mai di costruire qualcosa di stabile, senza dire addio ma sempre chiudendo la porta dietro di sé e andando altrove.

Dieci capitoli che potrebbero vivere anche separatamente ma che invece sono tenuti assieme da un unico leitmotiv, ora suonato chiaro ora lasciato sullo sfondo, eppure sempre presente: Sofia, ovviamente. Un «mosaico» di racconti che, come scrive l’autore sul proprio blog (paolocognetti.blogspot.it), cercano di essere «il più possibile diversi tra loro: molto lunghi e molto brevi; scritti in prima, seconda e terza persona; al passato, al presente e se possibile anche al futuro». Una struttura sfruttata dunque per la pluralità delle soluzioni che offre: i diversi coprotagonisti ci restituiscono immagini della propria vita, che inevitabilmente intrecciano quella di Sofia. L’infermiera che la vede nascere, il compagno dei giochi pirateschi dell’infanzia, la madre irrealizzata, il padre malato, la zia anarchica, la coinquilina lesbica, gli uomini di cui si innamora… Ciascuno fa liberamente affiorare episodi salienti dalla propria memoria, dando vita ad un andirivieni nel tempo della narrazione (i cui estremi sono compresi tra gli anni ’70 e i primi del XXI secolo) e ad una polifonia di voci solo apparentemente complessa, ma dove in realtà il lettore è perfettamente in grado di orientarsi. Insieme ai ricordi personali emergono qua e là affreschi, per la verità piuttosto convenzionali, della storia italiana. In particolare, risulta figlia del cliché l’immagine degli anni ’70 che si ricava dal testo, con le figurine, tracciate con precisione ma assolutamente sterili, della brigatista convinta da un lato, e dell’ingegnere dedito al lavoro e inerme spettatore dei fatti dall’altro.

A livello architettonico, la pecca di questo libro è che i singoli capitoli non sempre (volutamente?) restituiscono la voce di un solo personaggio. Per fare un esempio: mentre il primo capitolo è ben calibrato sul punto di vista dell’infermiera, già nel secondo capitolo si ha l’impressione che si alternino le voci di vari personaggi (Sofia, il suo amichetto Omar, il padre di Sofia e, per un attimo, pure il padre di Omar). Sarà probabilmente una scelta dell’autore, ma il risultato pare indebolire il progetto di fondo di creare alternanza di sguardi tra un racconto e l’altro.

Ma il problema di Sofia si veste sempre di nero è un altro. Se quello che chiedete a un libro è di essere sorpresi, stupiti, sconcertati, scandalizzati, frastornati o anche solo vagamente turbati… Sofia non fa per voi. Quelli che escono dalle pagine sono una serie di personaggi stereotipati che non convincono e anzi stufano presto: una giovane madre casalinga depressa, un padre di famiglia che prima condanni per la relazione adulterina poi assolvi per la malattia, la zia ex brigatista che cerca inconsciamente di redimersi soccorrendo i giovani allo sbaraglio, la coinquilina meridionale cicciottella e premurosa, e così via. La protagonista, poi, nient’altro che una giovane rampolla di buona e cattolica famiglia che, senza una vera e propria tragedia alle spalle, finisce presto per incarnare lo stereotipo della giovane donna anoressica, depressa, libertina, apparentemente indipendente e falsamente paladina della propria libertà. L’unico personaggio che ci vede giusto, e che compare però solo al termine del romanzo, è il giovane regista Juri al quale Cognetti, sorprendentemente, riesce a far pronunciare una frase che potrebbe rappresentare il compendio dell’intero romanzo: «Siete tutti figli di brave persone. Gente civile che non vi ha mai toccato con un dito. Vi costruite un’intera filosofia del rancore su traumi immaginari» (p. 191). Peccato che Yuri si penta subito delle proprie parole e che il suo punto di vista, momentaneamente lucido, non sia sfruttato dall’autore.

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Paolo

Cognetti

Libri dallo stesso autore

Intervista a Cognetti Paolo

Ci sono due tipi di passione. Una non mi piace, l'altra non m'interessa. Cosa hanno in comune la vita di Elsina Marone, miliardaria, impareggiabile ancheggiatrice e una breve esperienza da pilota di Formula 1, e quella di Salvatore Varriale detto (dai nemici) 'a Libellula, boss della camorra nascosto (dagli amici) in uno scantinato del casertano? E quelle di Peppino Valletta, romantico cantante di piano-bar, che vive per il figlio disabile, e di Linda Giugiù, imbattibile, o quasi, al tavolo da poker? O ancora quelle di Aristide Perrella, inesorabile e mostruosa forza della natura, di Donna Emma, perfida viceportiera in un signorile stabile sulla panoramica di Napoli, di Girolamo Santagata, "avvocato romano e misantropo internazionale", di Enza Condé, scienziata di fama planetaria, di Marco Valle, bolognese e taciturno, e di Settimio Valori, "infaticabile patrocinatore di se stesso e uomo di sconcertante banalità"? Hanno in comune che sono, appunto, vite. E come ogni vita sono composte di tutte le cose che ci sembrano decisive e non lo sono, di sparuti momenti di felicità e abissi di dolore, di una apparente monotonia rotta da squarci di luce e grazia, da illuminazioni improvvise, da migliaia di aspetti forse irrilevanti ma non per questo secondari. Partendo dai ritratti del fotografo Jacopo Benassi, Paolo Sorrentino immagina l'esistenza delle persone immortalate, senza conoscere i loro nomi, le loro generalità, che cosa facciano o abbiano fatto.

Gli aspetti irrilevanti

Sorrentino Paolo

Depresso, appesantito da una pancia ingombrante, il conto in rosso, i creditori sempre alle porte, tre matrimoni alle spalle, Nick Belane è un detective, "il più dritto detective di Los Angeles". Bukowski gioca con un vecchio stereotipo e vi aggiunge la sua filosofia di lucido beone, il suo esistenzialismo da taverna e un pizzico di cupa, autentica disperazione. I bar, le episodiche considerazioni sul destino, il cinismo, l'ormai sbiadito demone del sesso, il fallimento preofessionale ed esistenziale, insieme alle mere invenzioni narrative, diventano il "pulp" del titolo. Lontano dalle atmosfere tenebrose delle ordinarie follie, il testamento spirituale di uno scrittore che non ha mai esitato a immergersi nel degrado della società contemporanea.

Pulp

Bukowski Charles

Si incontreranno per tre volte, ma ogni volta sarà l’unica, e la prima, e l’ultima. Tre storie. Tre incontri. Tre episodi in cui scivolano personaggi che si incrociano, per sfasature temporali, in età diverse, sullo sfondo della hall di un hotel. L’albeggiare che annuncia, per tre volte, l’insistenza di un sentimento.

TRE VOLTE ALL’ALBA

Baricco Alessandro

Lo chiamano Oltre. Alcuni sono appena arrivati in quel mondo così simile al nostro eppure così diverso. Altri invece sono lì da secoli e sono ormai indifferenti alla perenne coltre di nubi che nasconde il sole e all’atmosfera cupa che li circonda. Ma ognuno di loro condivide lo stesso destino: dopo essere morti, sono stati condannati per l’eternità. Sia che abbiano scritto a caratteri di fuoco il loro nome nel grande libro della Storia – tiranni sanguinari, sovrani spietati, criminali di guerra – sia che nel corso della loro oscura esistenza si siano macchiati di colpe incancellabili, adesso sono tutti relegati in quel luogo maledetto. Tutti, tranne John Camp. Lui è «vivo», ed è lì per sua scelta. Perché ha giurato di salvare la donna che ama. Durante un audace esperimento di fisica delle particelle, la dottoressa Emily Loughty è scomparsa nel nulla e, quando si è deciso di ripetere il procedimento per capire cosa fosse successo, John si è posizionato nel punto esatto in cui lei era sparita e... in un attimo è stato catapultato all’Inferno. E ora deve affrontare un mondo sconosciuto e ostile per ritrovare Emily e riportarla indietro. Ma il tempo a sua disposizione è poco, e tutti e due rischiano di rimanere per sempre prigionieri nella terra dei Dannati...

Dannati

Cooper Glenn