Fantascienza

Stella meravigliosa

Mishima Yukio

Descrizione: Giappone, anni Sessanta, una notte d'estate Juichiro, un uomo che conduce una vita tranquilla, attratto dal chiarore della luna, esce di casa e raggiunge una radura ai marigni della città. Lì incontra un'astronave luminosa che si schiude davanti ai suoi occhi. L'uomo la contempla estatsiato e scopre un segreto sepolto nella sua memoria...

Categoria: Fantascienza

Editore: Guanda

Collana: Le fenici tascabili

Anno: 2002

ISBN: 9788882464875

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

È fantascienza sui generis – non poteva che essere tale – quella concepita da Yukio Mishima in “Stella meravigliosa”.
In questo commento cercheremo di cogliere in quale accezione – del tutto filosofica e umanistica – il Maestro giapponese declini la sua personale concezione estetica del disagio cosmico (“Se qualcosa non esiste è proprio quello che dovrebbe esistere. I miracoli che si erano manifestati a Takemiya, i dischi volanti stessi, poggiavano tutti, e si erano materializzati su tali esigenze estetiche”) e della preoccupazione per le sorti di un pianeta (“che essa possa ridiventare il meraviglioso astro di un tempo”) attanagliato dall’incubo nucleare.

La famiglia Ōsugi (“Era Kazuo, il fratello, a guidare. Accanto a lui era seduta la sorella minore Akiko. I genitori, i coniugi Ōsugi – ndr: Jūichirō e Iyoko – occupavano i sedili posteriori”) ha una connotazione insolita (“Sulle loro labbra le belle espressioni racchiudevano un tono sarcastico, e perfino le banali parole d’amore erano foderate dell’argento del disprezzo”)  che deriva da una composizione eterogenea, multi-planetaria: il padre proviene da Marte (“Un tempo contemplavo la terra da Marte, il mio pianeta”), la madre da Giove (“Ma è possibile vedere al crepuscolo Giove, il tuo pianeta, mamma”), il figlio da Mercurio, la figlia da Venere (“Partenogenesi… adesso finalmente ho capito come si riproducono i venusiani”).

La famiglia trae la consapevolezza della propria genesi avvistando dischi volanti (“I miei contatti con i dischi volanti dipendono, per quanto strano possa apparire, da una maschera del Nō”) e conduce una vita particolare, contemplando la volta celeste (“Le stelle scintillavano nella volta notturna simile a una pelliccia di leopardo maculata”), manifestando l’impegno politico (“Chruščëv e Kennedy dovrebbero camminare spalla contro spalla e annunciare ai giornalisti in attesa sotto il sole mattutino: L’umanità è concorde nella decisione di sopravvivere”) a salvaguardia del pericolo atomico (“Verrà il tempo in cui comprenderanno il loro errore e torneranno alle nostre concezioni d’infinita armonia e di pace eterna. Ad ogni modo bisognerà scrivere al più presto una lettera a Chruščëv”) e quello sociale nell’attività di propaganda pacifista (“Che ne dite di unire le nostre energie affinché quei due uomini si stringano la mano il più presto possibile?”), con l’obiettivo di restituire alla Terra un improbabile futuro di pace (“L’Unione Sovietica ha iniziato una serie di esperimenti nucleari con bombe da cinquanta megaton. Sta per commettere un terribile delitto che potrebbe sconvolgere l’armonia dell’universo, e se l’America ne seguisse l’esempio la fine dell’umanità sarebbe vicina. Evitare un simile disastro è la nostra missione…”).

Nonostante la derivazione extra-terrestre, la figlia vive una storia d’amore totalizzante per Takemiya, forse anch’egli venusiano (“L’unico particolare che lo distingueva dai terrestri era un’eco inorganica della sua voce, simile allo sfregamento di metalli arrugginiti”); il figlio si dimostra sensibile ai richiami del potere, la madre attende alle attività domestiche, mentre il capofamiglia con il suo attivismo (“… un annuncio della Associazione degli amici dell’universo: Chi si interessa agli Θ ci scriva. Collaboriamo per la pace nel mondo”) conquista le attenzioni di oppositori che hanno ben altri, bellicosi intendimenti.

La minaccia (“Avrebbe cominciato a soffiare lo splendido vento del cannibalismo”) è rappresentata da una congregazione di trucidi alieni (“Noi proveniamo da un pianeta sconosciuto, vicino alla sessantunesima stella della costellazione del Cigno”) che covano programmi velenosi (“Bisognava rendere sterili tutte le donne della terra”) e distruttivi (“Dunque siamo venuti su questa terra… per distruggere l’umanità”).

Come contrastare i pericoli incombenti (“D’altronde era logico che l’esperimento nucleare sovietico dell’autunno precedente avrebbe provocato un’imponente ricaduta di ceneri radioattive”)?
Come realizzare il desiderio di pace e di benessere (“Per il giovane il mondo era illusione: l’unica certezza… lo splendore che traboccava sul pianeta Venere”)?
Come affrontare le disillusioni alle quali i terrestri condannano i loro simili (“Delusa com’era dallo squallore della terra intendeva imprimere alla conversazione un senso di disprezzo per il genere umano. Insomma, essi usavano, trasformata dalle regole di un lessico celeste, l’ipocrita conversazione solitamente utilizzata dagli esseri umani per scopi impuri…”)?

La filosofia di Mishima (“Più si avvicina il momento in cui si inizia a essere in sintonia con l’armonia universale e più l’ineluttabilità celeste procede come una macchina incandescente”) oscilla tra disperata coscienza culturale (“Gli dei sono morti, lo spirito è morto, il pensiero è morto”), ansia millenaristica (“Gli incendi sulle montagne avvamperanno… e intanto la terra vista dall’universo sembrerà una stella meravigliosa ancor più splendente di quanto lo sia ora… La terra diventerà come tu desideri: una stella meravigliosa”) e prospettiva di fuga metafisica (“Gli esseri umani sono caratterizzati da tre malattie congenite, ovvero da tre difetti predestinati. Il primo è l’interesse per gli oggetti, il secondo l’interesse per gli esseri umani, il terzo l’interesse per la divinità… Ad ogni modo, qualsiasi dei tre interessi porterà ineluttabilmente l’essere umano a premere il bottone”).

Stella meravigliosa” (“Della sensazione reale che la terra fosse un astro adorabile…”) è un romanzo storico come testimonianza di un momento nel quale la contrapposizione tra i due blocchi e i due modelli era fonte di angoscia planetaria (“La morte che ormai circondava gli esseri umani aveva le sembianze di una bella nuvola… un’incessante infiltrazione di morte invisibile… le ossa umane, tenute nascoste e prigioniere fino alla morte, avrebbero risuonato, ancora vive, come una tromba”. Per avere una visione completa della minaccia nucleare così come percepita da Mishima si vedano le pp. 132-133 dell’edizione Guanda).
Stella meravigliosa” è anche la storia dell’inquietudine cosmica dell’uomo, atomo impotente e solitario nella galassia dei misteri universali e delle incognite infinite.

Bruno Elpis

“Qui giace la specie umana che abitava in un pianeta chiamato terra.
Mentivano spudoratamente.
Ornavano di fiori sia la gioia sia il dolore.
Tenevano in gabbia gli uccellini.
Arrivavano in ritardo agli appuntamenti.
Ridevano sovente.
Riposino in pace nel sonno eterno.
Che, tradotto nella vostra lingua, suona:
Qui giace la specie umana che abitava in un pianeta chiamato terra.
Erano degli artisti.
Usavano gli stessi simboli sia per la gioia sia per il dolore.
Privavano gli altri della libertà affermando per contrasto la propria.
Non riuscendo a fermare il tempo si limitavano a essergli infedeli.
Conoscevano l’arte di spazzare via temporaneamente il vuoto con il loro fiato.
Riposino in pace nel sonno eterno.”

(Yukio Mishima)

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Yukio

Mishima

Libri dallo stesso autore

Intervista a Mishima Yukio

L’io narrante, un professore di letteratura che festeggia i suoi sessant’anni di carriera universitaria, riceve da studenti e colleghi un volume in suo onore, e si accorge che in quella biografia manca un elemento che ha invece rappresentato la più significativa e determinante esperienza emotiva e sentimentale di tutta la sua vita, mai confessata a nessuno. Torna così ai suoi anni giovanili e studenteschi e all’incontro fondamentale con un collega da cui era rimasto totalmente affascinato e intellettualmente sedotto, e il quale, a sua volta, segretamente omosessuale, si era innamorato di lui. L’altalenante rapporto di tenerezza e repulsione con il suo maestro provoca nel giovane angoscia, sofferenza e confusione che lo conducono dolorosamente nella vita adulta. Come spesso nei racconti di Zweig, un elemento imprevedibile e incontrollabile, quel sovvertimento dei sensi, turbamento delle zone più oscure della coscienza, è in grado di travolgere e sconvolgere istantaneamente la vita di un essere umano; ed è ciò che avviene sia nell’animo del giovane e ingenuo protagonista che in quello del vecchio docente, i cui sentimenti omosessuali per lo studente lo gettano in una profonda disperazione e nello smarrimento di quelle convenzioni borghesi in cui la sua vita si era fino a quel momento faticosamente conservata. Racconto che rispecchia perfettamente la poetica di Zweig, Sovvertimento dei sensi analizza la dualità, le ossessioni, i sensi di colpa, i desideri inconfessati e i conflitti interiori del personaggio con l’usuale finezza psicologica dell’autore, e ci offre un’ulteriore rappresentazione della passione vissuta come forza oscura e irreprimibile.

Sovvertimento dei sensi

Zweig Stefan

Come vive, e cosa pensa, prova, soffre, anche senza raccontarlo neppure a se stesso, chi è stato sradicato dalla propria terra e allontanato dalla propria gente, dalla propria casa? Anna Maria Mori, istriana di Pola, ha lasciato con la famiglia i luoghi della sua infanzia al termine della seconda guerra mondiale, quando sono "passati" dall'Italia alla Jugoslavia: un esodo che ha coinvolto altri trentacinquemila italiani che, come lei, si sono trovati all'improvviso cittadini di un altro stato, per giunta pregiudizialmente ostile nei loro confronti. Nelida Milani, anche lei istriana, anche lei nata nella Pola italiana, è invece rimasta, rinunciando alla lingua, a molti degli affetti, alla consuetudine, con un mondo che, con brutale ferocia, veniva snaturato. Le due donne - accomunate da una sorte uguale e contemporaneamente diversa - si sono scambiate una fitta corrispondenza, tante lettere dove le riflessioni si intrecciano ai ricordi, gli aneddoti si sovrappongono alla cronaca degli eventi storici, la nostalgia si coniuga con il senso di privazione. Il loro epistolario è diventato questo libro, specchio di una condizione subita da migliaia di altri individui e testimonianza di due destini in cui la frontiera ha giocato un ruolo determinante.

Bora

Mori Anna Maria Milani Nelida

"Giuseppe Bonura è stato un grande autore di racconti. Per vocazione e per necessità, com'è giusto che sia, perché il Novecento - il secolo al quale Bonura ha voluto conservarsi fedele con furiosa ostinazione - ha metodicamente costretto gli scrittori a misurarsi con i rigori della ferialità e addirittura con le spietatezze del mercato. Altra definizione discutibile, quest'ultima, che tuttavia trova una giustificazione almeno parziale nell'insistenza con cui, negli ultimi anni della sua vita, Bonura ha denunciato lo strapotere del "capitalismo energumeno", in un crescendo di invettive che costituiva in effetti una continua variazione del tema che, fin dall'esordio, gli era parso decisivo: il feroce dissidio che, nell'era industriale e post-industriale, oppone l'individuo alla massa. Era la sua cifra nel tappeto, la sua successione di Fibonacci". Dalla prefazione di Alessandro Zaccuri.

RACCONTI DEL GIORNO E DELLA NOTTE

Bonura Giuseppe

Il giorno perfetto è quello in cui Camilla compie sette anni, Zero fa esplodere la prima bomba in un McDonald's, Emma perde il lavoro, Kevin le mutande, Elio recita il discorso sbagliato al suo comizio elettorale, Valentina fa un piercing all'ombelico, Maja trova la casa dei suoi sogni, Sasha festeggia l'anniversario dei dieci anni con l'amante, Antonio vede la moglie per l'ultima volta e qualcuno carica con 7 colpi +1 la sua pistola. Vittime e assassini si aggirano nella stessa città - una Roma caotica e magnifica -, a volte le loro strade si incrociano, a volte no. Ma questo non è un giallo. I ruoli non sono stabiliti. Perché anche un minimo gesto, una sola parola, potrebbe deviare la traiettoria, e la trama, e trasformare il finale.

Un giorno perfetto

Mazzucco Melania G.