Narrativa

Storie naturali

Levi Primo

Descrizione: Presentati per la prima volta sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila, questi quindici "divertimenti" di Primo Levi ci invitano a trasferirci in un futuro sempre più sospinto dalla molla frenetica del progresso tecnologico, e quindi teatro di esperimenti inquietanti o utopistici, in cui agiscono macchine straordinarie e imprevedibili. Eppure non è sufficiente classificare queste pagine sotto l'etichetta della fantascienza. Vi si possono trovare satira e poesia, nostalgia del passato e anticipazione dell'avvenire, epica e realtà quotidiana, impostazione scientifica e attrazione dell'assurdo, amore dell'ordine naturale e gusto di sovvertirlo con giochi combinatori, umanesimo ed educata malvagità. Ci pare tuttavia che il miglior modo di presentarle sia riportare uno stralcio di una lettera dell'autore: "Parlare dei miei racconti mi mette in un certo imbarazzo; ma forse la stessa descrizione ed analisi di questo imbarazzo potrà servire a rispondere alle sue domande. Ho scritto una ventina di racconti e non so se ne scriverò altri. Li ho scritti per lo più di getto, cercando di dare forma narrativa ad una intuizione puntiforme, cercando di raccontare in altri termini (se sono simbolici lo sono inconsapevolmente) una intuizione oggi non rara: la percezione di una smagliatura nel mondo in cui viviamo, di una falla piccola o grossa, di un "vizio di forma" che vanifica uno od un altro aspetto della nostra civiltà o del nostro universo morale. Certo, nell'atto in cui li scrivo provo un vago senso di colpevolezza, come di chi commette consapevolmente una piccola trasgressione. Quale trasgressione? Vediamo. Forse è questa: chi ha coscienza di un "vizio", di qualcosa che non va, dovrebbe approfondirne l'esame e lo studio, dedicarcisi, magari con sofferenza e con errori, e non liberarsene scrivendo un racconto. O forse ancora: io sono entrato (inopinatamente) nel mondo dello scrivere con due libri sui campi di concentramento; non sta a me giudicarne il valore, ma erano [...]

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Nuovi coralli

Anno: 2016

ISBN: 9788858422045

Recensito da Alessandro Di Simone

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Storie naturali

STORIE NATURALI: RACCONTI D’UOMINI E DI MACCHINE, FUTURI POSSIBILI O GIÀ ACCADUTI. IL GENERE UMANO E LA SCIENZA, L’INDIVIDUO E L’INCERTEZZA.

«Nell’Ecclesiaste, mi ha detto, ritrova se stesso e la sua condizione: “… tutti i fiumi corrono al mare, e il mare non s’empie: l’occhio non si sazia mai di vedere, e l’orecchio non si riempie di udire. Quello che è stato sarà, e quello che si farà è già stato fatto, e non vi è nulla di nuovo sotto al sole”; ed ancora: “… dove è molta sapienza, è molta molestia, e chi accresce la scienza accresce il dolore»[1].

Una raccolta di quindici racconti di argomento scientifico e fantascientifico, talvolta pennellati da severi tratti umoristici, pubblicata nel 1966 da un ignoto autore, Damiano Malabaila, che si rivelerà presto come lo pseudonimo di un ben più “collaudato” e rinomato scrittore (in questo caso, forse, più appassionato che responsabile, più avventuroso che partecipe), Primo Levi; dall’apparente semplicità linguistica e contenutistica, ma evidentemente più completa e profonda di quanto riveli una prima lettura o un’esperienza prettamente ludica e intrattenitiva.

Sia sufficiente pensare che dal solo titolo – Storie naturali - si possano trarre importanti conclusioni, o quantomeno una linea guida, un’attesa (forse un’aspettativa) che non sarà quasi mai esplicitamente seguita e rispettata. Ci si getta (o almeno ci si aspetterebbe di farlo) in un Universo semplice, primordiale; per poi ritrovarsi, nella maggior parte dei casi, in un futuro vagamente lontano, altamente tecnologico, veramente emulativo e talvolta incoerente. La contraddizione è tanto evidente da costituire un nodo fondamentale per la lettura.

La soluzione non è scontata e non appare neanche velatamente. L’intera narrazione è un gioco di specchi, di significati, di intrecci e riflessi, di dominanze varie di alcuni elementi sugli altri; il tutto a favore non certo dell’indiscutibilità dei racconti, ma della scelta attiva del lettore, vero e assurdo protagonista di un mondo lontano, autore della propria fantasia per mezzo dell’ingegno autoriale.

Solo così si riesce a dominare il paradosso di un libro che è “il riflesso di sé stesso”, accettando di divenire gli uomini di quegli stessi racconti, di sentire veramente la forza emozionale dei rapporti umani[2] con le macchine e con la scoperta, permettendo a delle storie di fantascienza di mutare in racconti in grado di sfiorare gli strati più profondi dell’essere umano.

Contemporaneamente, sarebbe riduttivo non apprezzare le trame varie di storie che oggi vanno sempre più attuandosi, eventi e scoperte che Primo Levi immagina in un misto tra scienza e fantascienza[3], in molti casi stupefacenti poiché anticipazioni e previsioni precisissime dell’arrivo di tecnologie, in passato impensabili, e oggi sempre più a portata di mano.

Una struttura veramente varia, tanti brevi racconti, ognuno di per sé completo, l’uno in comunicazione con l’altro; una prosa rapida e precisa, con toni giocosi garantiti da un linguaggio non scrupolosamente tecnico, ma immediato e in perfetta linea con le intenzioni comunicative, tanto da divenire, in alcuni passaggi, colloquialmente sarcastico e tagliente (Censura in Bitinia, Cladonia rapida, Pieno impiego, Il sesto giorno) . Un libro che suscita a ogni rilettura un fascino nuovo, un’attrazione maggiore, seppur conservi un senso e un’intenzione veramente forte: scandagliare i rapporti, e soprattutto gli evidenti contrasti, tra uomo e macchina, tra la radicale naturalezza (e mutevolezza) tipica della vita e la stabilita immutabilità della tecnica.

Non sarà mai un confronto semplice, quello tra uomo che appare sempre schiavo del momento, forse sovraccarico di emozioni, pensieri, colmo di memorie varie ed esperienze divergenti, e una macchina perfettamente obbediente ai suoi compiti, non solo pratici (montaggio, assemblaggio, ecc), ma spesso addirittura intellettuali (Il Versificatore, La misura della bellezza).

Perfino gli animali, variamente e raramente presenti nei racconti, appaiono più lucidi e “a fuoco” di un uomo sempre sfocato, che sembra sparire e soffrire di fronte all’autocoscienza di sé (Trattamento di quiescenza). Il rapporto tra gli animali più semplici e le tecnologie più avanzate si risolve molto facilmente a favore dell’inconsapevolezza, contrariamente all’uomo che, seppur creato e originato dalla natura stessa e dalle dinamiche Universali, appare nell’unicità e nella solitudine che lo caratterizza.

In conclusione, l’incespicare continuo tra poli opposti, tra parvenze e certezze, tra fumose impressioni e accennate teorie, genera uno straordinaria raccolta del “non detto”, dell’inverificabile e dell’instabile. Un vero libro di un Uomo per altri Uomini.

[1] P. LEVI, Storie naturali, in particolare Trattamento di quiescenza, Einaudi, 1966.

[2] Da rilevare gli aspetti radicali, e con questo naturali, del genere umano in quanto tale.

[3] La raccolta si colloca facilmente sia in ambito fantascientifico che scientifico: l’alternanza delle due tematiche è particolarmente chiara e certamente ricercata.

Alessandro Di Simone

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