Narrativa

A sud del confine, a ovest del sole

Murakami Haruki

Descrizione: Fino ad allora Hajime aveva vissuto in un universo abitato solo da lui: figlio unico quando, nel Giappone degli anni Cinquanta, era rarissimo non avere fratelli o sorelle, aveva fatto della propria eccezionalità una fortezza in cui nascondersi, un modo per zittire quella sensazione costante di non essere mai lí dove si vorrebbe veramente. Invece un giorno scopre che la solitudine è solo un'abitudine, non un destino: lo capisce quando, a dodici anni, stringe la mano di Shimamoto, una compagna di classe sola quanto lui, forse di piú: a distinguerla non c'è solo la condizione di figlia unica, ma anche il suo incedere zoppicante, come se in quel passo faticoso e incerto ci fosse tutta la sua difficoltà a essere una creatura di questo mondo. Quando capisci che non sei destinato alla solitudine, che il tuo posto nel mondo è solo là dove è lei, capisci anche un'altra cosa: che sei innamorato. Ma Hajime se ne rende conto troppo tardi - è uno di quegli insegnamenti che si imparano solo con l'esperienza - quando ormai la vita l'ha separato da lei. Come il dolore di un arto fantasma, come una leggera zoppía esistenziale, Hajime diventerà uomo e accumulerà amori, esperienze, dolori, errori, ma sempre con la consapevolezza che la vita, la vita vera, non è quella che sta dissipando, ma quell'altra, quella che sarebbe potuta essere con Shimamoto, quella in un altrove indefinito, a sud del confine, a ovest del sole. Una vita che forse, venticinque anni dopo, quando lei riappare dal nulla, diventerà realtà. Torna in libreria, in una traduzione completamente rivista, uno dei romanzi piú amati di Murakami Haruki: un'opera malinconica e romantica, una storia di raffinata delicatezza, in cui l'esplorazione dei piú diafani movimenti dell'anima riesce a descrivere l'universale, umanissimo conflitto tra necessità e desiderio, destino e libertà.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Supercoralli

Anno: 2013

ISBN: 9788806206239

Recensito da moloko33

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Hajime, il cui nome significa “inizio”, nasce simbolicamente nella prima settimana del primo mese del primo anno della seconda metà del ventesimo secolo, ed è figlio unico – condizione alquanto singolare per il Giappone dell’epoca. Sembra destinato alla solitudine e all’isolamento, finché a scuola conosce Shimamoto: anche lei figlia unica e con qualcosa di speciale, dalla quale non riesce a staccare il pensiero.

Dall’unione delle loro solitudini nasce un’amicizia che scorre pacifica tra pomeriggi passati ad ascoltare vecchi dischi jazz e l’innocenza della compagnia reciproca di due bambini, le loro menti solo sfiorate dal pensiero di un coinvolgimento romantico a cui non sanno dare un nome o una forma. Ma la fine della scuola segna anche la loro separazione: Shimamoto si trasferisce in un quartiere diverso e i due si allontanano fino a perdersi di vista. Hajime, frastornato dai cambiamenti dell’adolescenza, si limita a conservare di lei un ricordo in un angolo del cuore, «come in un ristorante in cui venga poggiato, senza che nessuno se ne accorga, un cartellino con su scritto riservato sul tavolo più tranquillo e in fondo al locale».

Il passaggio all’età adulta e la relativa scoperta di sé corrisponde per Hajime a un periodo di profondo smarrimento e di inadeguatezza; la solitudine che lo ha sempre accompagnato cresce a tal punto da frenarlo dal vivere appieno la vita e le relazioni, le esperienze che incontra lo lasciano profondamente amareggiato e ferito. Poi, finalmente, a 30 anni Hajime conosce una ragazza di cui si innamora sinceramente e si sposa e in pochi anni diventa un uomo realizzato: una famiglia, due locali jazz di successo (come Murakami prima di diventare scrittore), ma tutto gli sembra preparato per lui, non reale: “Quella non sembrava la mia vita, mi dicevo, era come se qualcuno l’avesse preparata per me. Fino a che punto ero veramente me stesso?

In Hajime manca qualcosa, che prende un nome quando una sera ricompare Shimamoto, e manda all’aria le poche certezze che si era costruito con fatica.

A sud del confine, a ovest del sole è un romanzo pubblicato per la prima volta nel 1992 e riproposto di recente con una traduzione italiana rivista. È forse tra i testi più delicati e realistici dello scrittore: il tema centrale è rappresentato dalla storia d’amore tra queste due anime solitarie e accompagnate per tutta la vita da un perenne senso di perdita e di sofferenza (come già in Norwegian Wood).

Nel romanzo ritroviamo alcuni dei temi cari all’autore: l’amore malinconico, fatto di privazioni più che di sostanza concreta, la ricerca di qualcosa di perduto, il vivere insoddisfatto del protagonista: “Le illusioni di un tempo non mi avrebbero più aiutato, non avrebbero più creato sogni per me. Non rimaneva che il vuoto, quel semplice vuoto che mi aveva accompagnato per anni e al quale avevo cercato di adattarmi. Ero tornato al punto di partenza, pensai, e dovevo abituarmici”.

Non mancano, come già in altri testi, i riferimenti musicali, a partire dal titolo: “A sud del confine” è una canzone del 1936 che parla di un uomo che si lascia sfuggire il vero amore, per poi ritrovarlo quando è troppo tardi. L’altra parte del titolo del romanzo, “A ovest del sole”, si riferisce – come cita lo stesso Murakami – a una sindrome che colpisce i contadini dei territori Inuit, i quali se ne vengono colpiti camminano verso il sole che tramonta senza sapersi fermare, finché muoiono di stenti.

La stessa nostalgia trascinante è ciò che colpisce i due protagonisti, un sentimento talmente forte che rischia di rovinare le loro vite per sempre, che li fa perdere il senso della realtà. La loro è una fuga dal mondo, verso un passato irrecuperabile: questi “Star-crossed lovers” (ovvero “Amanti nati sotto una cattiva stella”, altra canzone di Duke Ellington che viene citata più volte nel testo) vivono i momenti insieme come sotto l’influsso di una febbre che li consuma, e il conflitto interiore che li tormenta finisce per svuotarli del tutto, portandoli a una morte dell’anima mentre inseguono il loro sole che tramonta.

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