Saggi

Sulle spalle dei giganti

Eco Umberto

Descrizione: "Sulle spalle dei giganti" rappresenta per i lettori di Eco un evento festoso. Lontano dalle aule universitarie, dai congressi accademici, dalle cerimonie onorarie, Eco scrive questi testi, nel corso di tre lustri, per intrattenere gli spettatori (che ogni volta per lui accorrono a frotte) della Milanesiana, il festival ideato e diretto da Elisabetta Sgarbi. Testi che il più delle volte traggono spunto dal tema stesso che ogni anno la Milanesiana si dà, per poi scorrere lungo rivoli di un repertorio che attinge alla filosofia quanto alla letteratura, all'estetica, all'etica e ai mass media. Come dire: la quintessenza dell'universo echiano, raccontato con un linguaggio affabile, intriso di ironia, talora giocoso, affilato quando necessario. Le radici della nostra civiltà, i canoni mutevoli della bellezza, il falso che si invera e modifica il corso della storia, l'ossessione del complotto, gli eroi emblematici della grande narrativa, le forme dell'arte, aforismi e parodie sono alcuni degli spunti di attrazione di un libro arricchito dalle immagini che l'autore usava proiettare nel corso del suo dire.

Categoria: Saggi

Editore: La nave di Teseo

Collana: I fari

Anno: 2017

ISBN: 9788893442718

Recensito da Luigi Bianco

Le Vostre recensioni

Umberto Eco, Sulle spalle dei giganti

Ma i peggiori diagnostici di ogni epoca sono proprio i contemporanei. I miei giganti mi hanno insegnato che ci sono spazi di transizione, in cui vengono a mancare le coordinate, e non si intravede bene il futuro, non si comprendono ancora le astuzie della Ragione.”

In un bel saggio che raccoglie gli interventi tenuti per le Reith Lectures negli Stati Uniti, Edward Said definisce il compito dell’intellettuale come «tentativo di abbattere gli stereotipi e le categorie riduttive che tanto limitano il pensiero e le comunicazioni umane». Ma se la parola intellettuale designa qualcosa di talmente ampio da essere difficilmente contenibile in una riflessione univoca, tutti concordiamo, seguendo ancora il ragionamento lineare di Said, che «l’intellettuale necessita di due strumenti essenziali: saper usare bene il linguaggio e sapere quando intervenire sul linguaggio». Il linguaggio, se “usato” pienamente, muove ed esalta, distrugge e costruisce, annienta e immagina, ma soprattutto persuade. Lo sa bene (presente doveroso) Umberto Eco, che nella sua lunga carriera ha giocato, in maniera raffinata e altissima, a più riprese con il linguaggio. Sulle spalle dei giganti, edito da La nave di Teseo per la collana Fari nel 2017, è questo, un enorme gioco di linguaggi, di alta caratura però, e mai senza scopo. Il volume eterogeneo, composto dagli interventi tenuti alla Milanesiana dal 2001 al 2015, non è solo un esteso exemplum di inarrivabile erudizione (e il Professore, in effetti, ci ha dato più volte prova di questo). I dodici testi, ispirati di volta in volta al tema del festival milanese di cui lo stesso Eco si fa ispiratore, attraversano secoli di storia, tessendo le trame di idee sempre brillanti e accecanti che si rivelano, nella loro compiutezza, al termine di ogni intervento. Il testo che dà il titolo all’intera raccolta ci chiarisce immediatamente come leggere l’intera opera: le continue citazioni, i brani riportati, le immagini scelte non formano una sovrapposizione scomposta (e patetica) di informazioni. L’intento è una ricerca accurata di Giganti da cui partire per arrivare a “capirci qualcosa”. «La storia dei nani e dei giganti mi ha sempre affascinato» annuncia nell’incpit l’autore, che identifica i giganti con i grandi della storia del pensiero occidentale. «Noi, pur essendo nani, sedendo sulle loro spalle, e cioè approfittando della loro saggezza, possiamo vedere meglio di loro». Sarà vero? Le tesi addotte persuadono, con l’analisi dettagliata di alcuni “figli” che uccidono i “padri” per guardare oltre, ma solo ritornando ai “nonni”, i loro giganti. E un monito: nella “liquidità” dei nostri giorni, i giganti si sono dispersi nel pasticcio generale “postmoderno”, e nella confusione rumorosa i figli si sono confusi con i padri. È nostro dovere allora recuperare e far vivere i giganti, anche se «forse il sano ideale del parricidio sta già risorgendo in forme diverse».

Parlare di Bellezza e di Bruttezza a cosa porta? O dell’Assoluto, di Paradossi e aforismi, di falso o ancora di teoria del complotto? La mole dell’opera, volendo analizzare la serie di citazioni letterarie, filosofiche e visive, è immensa e densa, eppure la lettura e la riflessione scorrono con una freschezza sorprendente. Il lavoro sul linguaggio, come accennavamo all’inizio, è qui sapiente e naturale, un esempio alto e duraturo. Gli argomenti, alcuni dei quali già affrontati nelle più ristrette Bustine di Minerva, sono qui ampliati ed estesi, arricchiti e modellati in modo tale da risultare limpidi e precisi, ma anche rivelatori e necessari, oltre che estremamente piacevoli. Insomma, non c’è dubbio. Scorrendo le pagine di Sulle spalle dei giganti ci si fa sempre più chiara una certezza precisa, rassicurante: un gigante lo abbiamo trovato. Ora non ci resta altro che scalare la sua mole (intellettuale, si intende) e trovare il nostro posto più in alto possibile, sulle sue ampie spalle.

Luigi Bianco

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