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Teatro

Intervista a Martina Gatto

a cura di Simone Pozzati

Intervista a Martina Gatto tra indecisione e Cioccolato all’arancia

Il libero arbitrio di non scegliere è quello portato in scena da Martina Gatto in Cioccolato all’arancia. Forse questo spettacolo incarna a perfezione la moderna “crisi della scelta”. Dove bombardati dagli stimoli perdiamo l’autenticità del vivere. Troppe strade davanti a noi ci bloccano e restiamo spaesati a contemplare quale sentiero perseguire. Calcoliamo tutti i fattori possibili. Analizziamo così in dettaglio le opzioni che, nel farlo, ci sentiamo in stallo. L’incertezza fa parte di noi, e forse è persino necessaria al nostro sviluppo interiore. Forse dovremmo imparare a imporci meno domande e fare come la rosa di Silesio, che fa la rosa senza chiedersi perché. Ma questa è una mia personalissima riflessione che sicuramente avrà legami con i temi affrontati da questa pièce teatrale. Martina è infatti una giovane e talentuosa attrice e forse molto di più. Si forma, tra gli altri, con Abel Ferrara e Jordan Bayne. Debutta al Teatro Sistina al fianco di Sabrina Ferilli, Maurizio Micheli e Pino Quartullo nella commedia “Signori, le paté de la maison”. E poi colleziona altre esperienze tra teatro, TV e cinema.

Il suo spettacolo, scritto e interpretato da lei, è un monologo incalzante con la regia e la supervisione drammaturgica di Dafne Rubini e la direzione creativa di Ivan Specchio. Insomma è un inno all’indecisione. Chissà se dopo averlo visto avrete le idee più chiare sul da farsi. Ma ora, come di consueto, lascerò che sia lei a raccontasi e a raccontare di questo spettacolo che sarà in scena il 19 e il 20 settembre alle ore 20:45 al Teatro Porta Portese/ Sala Pasolini, Via Portuense 102.

Domanda marzulliana che faccio spesso in apertura nelle mie interviste: chi è Martina Gatto?
Iniziamo bene, credo sia la domanda più difficile. È una ragazza di 28 anni, disordinata, con le occhiaie e sempre spettinata. È nata a Trieste, ma ha origini calabresi ed è cresciuta a Pescara. Dice di essere nata con la valigia, ed è la sua più grande fortuna. Ama mangiare. Ama il Festival di Sanremo. Da piccola faceva gli spettacoli sul lettone dei genitori con il fratello; crescendo, è riuscita a calcare qualche palcoscenico più prestigioso. Ama il mondo dello spettacolo a tutto tondo e cerca di impegnarsi a fondo, di lavorare con passione. Che ama mangiare l’ho già detto?

Raccontaci brevemente di Cioccolato all’arancia. Come è nato questo spettacolo?
“Cioccolato all’arancia” è un monologo leggero, dolce/amaro. Uno spettacolo “artigianale”.
Narra delle “mirabolanti” avventure di una ragazza dei nostri tempi, alle prese con un’importante notizia di carattere medico che la sconvolgerà abbastanza, impedendole di affrontare quella che doveva essere una normale giornata di colloqui lavorativi. È  uno di quei momenti della vita in cui tutto sembra cambiare improvvisamente e si mette in discussione ogni cosa, dalle relazioni al lavoro, fino ad arrivare ai gusti del gelato. Sarà proprio un povero gelataio, infatti, a dover supportare la ragazza… sarà testimone muto dei suoi aneddoti, delle sue indecisioni cosmiche, delle sue debolezze, ma anche della sua – celata ma presente – forza.
Lo spettacolo è scritto e interpretato da me ed è diretto da Dafne Rubini, che supervisiona la drammaturgia ed è anche co-produttrice dello spettacolo.
Tutto nasce da un corto teatrale, scritto in una notte di maggio del 2018, in un periodo di grandi cambiamenti nella mia vita. Avevo messo molte cose in discussione, ero in balia di tutti i miei vorrei, desideri completamente diversi e che cambiavano in continuazione. A un certo punto, ho messo le mani sul computer ed è nato “Cioccolato all’arancia – il corto”. La prima versione durava quindici minuti circa e ha partecipato all’XI edizione del concorso “Autori nel cassetto, attori sul comò”, vincendo il primo premio e il premio del pubblico. Questa vittoria ha poi permesso a me e a Dafne Rubini di ampliare il corto e farlo diventare un vero e proprio spettacolo. Abbiamo debuttato a maggio al Teatro Lo Spazio riempiendo la sala con oltre trecento persone in tre giorni. Un piccolo miracolo teatrale di questi tempi, riuscito grazie alla collaborazione tra tante teste, personalità e talenti diversi. Su tutti devo ringraziare i miei angeli custodi Dafne Rubini e Ivan Specchio, rispettivamente regista e art director dello spettacolo. Adesso ci rimettiamo in gioco, partecipando al Roma Comic Off al Teatro Porta Portese e stiamo cercando di organizzare una tournée.

Perché dovremmo venire in teatro se siamo indecisi?
Se siete indecisi sul venire o meno a teatro, venite! Il teatro fa sempre bene! Passerete cinquanta minuti di leggerezza, assistendo auno spettacolo che, con ironia, mette in luce le nostre fragilità, le nostre debolezze. Situazioni o dubbi che tutti – almeno una volta nella vita – abbiamo incontrato. Se siete indecisi nella vita in genere, dovete venire per forza perché è il vostro spettacolo! Non siete soli! È  pieno di indecisi e insieme possiamo farcela! Tra l’altro abbiamo anche creato un merchandising per voi: la maglietta “non sapevo cosa mettere” che risolve tutti i problemi riguardo l’abbigliamento.

Cioccolato all’arancia narra dell’incertezza, da dove nasce tutta questa titubanza? Pensi sia dovuta in parte a questi tempi moderni dove tutto risulta accelerato e siamo costantemente bombardati da informazioni?
Esatto, è proprio da qui che parte “Cioccolato all’arancia”. Io credo ci sia una sproporzione di possibilità, di informazioni, di stimoli. Siamo, potenzialmente, capaci di tutto. Ci spronano ad essere sempre forti, produttivi, decisi e coerenti. Ci ritroviamo spesso però in un circolo vizioso di doveri che lascia poco spazio al “vivere” autenticamente. Abbiamo poco tempo per “respirare” e, così facendo, perdiamo quella scintilla, quella luce negli occhi che dovremmo ricercare e coltivare sempre. Quella passione che dovrebbe caratterizzare ogni aspetto della nostra vita, dall’amore al lavoro, dalla famiglia al vivere civilmente. “Cioccolato all’arancia” prova con ironia e semplicità a liberarsi di queste imposizioni e nevrosi. Vuole far sorridere ma, soprattutto, riflettere. Uno spettacolo dolce/amaro appunto.

Ciccolato all’arancia sembra essere molto più che un semplice monologo (come quelli interiori che ci tormentano), ha anche un sito web (ndr: cliccate qui) dove si cerca di riunire tutti gli indecisi del mondo. Qual è la vostra mission?
Sì in effetti dal monologo è nato anche un vero e proprio movimento, quello degli “Indecisi per scelta” . Movimento che io e Ivan Specchio stiamo cercando di portare avanti. La nostra mission è quella di riunire e confortare tutti gli Indecisi d’Italia e, perché no, del mondo. Crediamo nel potere salvifico dell’indecisione, vuol dire essere vivi, vuol dire non farsi trascinare dalla corrente, vuol dire avere il coraggio di mettere in dubbio. Ma deve voler anche dire “prendere una decisione”, a un certo punto bisogna agire e soprattutto assumersi le responsabilità del caso. Per il momento il movimento si riunisce virtualmente sui social, ma stiamo cercando di creare degli eventi per conoscerci di persona e essere indecisi insieme. Tra le varie iniziative abbiamo creato la carta “scegli tu per me”, che delega le persone a fare la scelta per noi (utilizzatela responsabilmente mi raccomando!) , le magliette “non sapevo cosa mettere”, ma sono in arrivo presto altre novità “in-decise”.

E tra un’indecisione e l’altra quali sono i progetti futuri?
Su questo sono sicurissima: presentare il Festival di Sanremo nel 2026. Scherzo ovviamente, mi piace dirlo perché la gente mi prende per matta, però insomma… “mai dire mai”! Per il momento spero di poter far crescere “Cioccolato all’arancia”, che è diventato, a tutti gli effetti ormai, un “figlio”. Spero di riuscire a portarlo in giro e di farlo conoscere a più persone possibile. Nel frattempo vorrei potermi dedicare anche al cinema e alla televisione, spero di riuscire ad avere un’occasione in più per testarmi e formarmi anche su quel fronte.

Prossimi spettacoli?
Tra una data di Cioccolato all’arancia e l’altra, e provini vari, collaboro con la “Piccola Bottega Teatrale” di Pescara di Mario Massari. Abbiamo intenzione di riportare in scena “La casa di Bernarda Alba” di Garcia Lorca e “Non ti conosco più” di Aldo de Benedetti. Spettacoli completamente diversi ma che hanno avuto molto successo tra il pubblico abruzzese: speriamo quindi di replicare presto!

Intervista a cura di  Simone Pozzati

 

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