Narrativa

Toscani innamorati

Senesi Vauro

Descrizione: C'è Remo, poeta bevitore, antifascista e protagonista di una surreale Resistenza alcolica, che ogni giorno si reca davanti alla statua di Garibaldi spronandolo a scendere dal piedistallo per porre rimedio a torti e soprusi. C'è Ciccillo, basso, grosso, peloso come un orso, un passato da stellina del beat nel gruppo I Planetari, che dilapida tutto per farsi star dell'ospizio comunale. C'è la Bombolina, esile donzelletta dalla mano pesante. C'è Bighe Boghe, fulminato sulla via dell'America come il Nando Moriconi di Alberto Sordi, innamorato di ogni moda e tendenza esterofila, che si ritiene il più grande ballerino al mondo di "boogie woogie" (che però, come ogni altra parola straniera, non sa assolutamente pronunciare).

Categoria: Narrativa

Editore: Piemme

Collana: Piemme voci

Anno: 2014

ISBN: 9788856640557

Recensito da Elpis Bruno

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I “Toscani innamorati” del giornalista e disegnatore satirico Vauro Senesi si cimentano in una sequenza di siparietti e scenette che ricordano “Amici miei”. Il filo conduttore della narrazione, in senso lato, è rappresentato dall’evoluzione storica del partito comunista: l’esperienza partigiana di molti dei protagonisti, l’adesione al partito della base operaia, il testa a testa con la DC nelle elezioni del dopoguerra, la controversa figura di Stalin, l’amore degli elettori per Enrico Berlinguer, la trasformazione del partito ne “La cosa” di Occhetto. Queste vicende sono variamente vissute dai personaggi che – tutti insieme appassionatamente – costituiscono il tessuto connettivo di una toscanità (un cliché? Sicuramente sì!) sempre in bilico tra creatività spontanea, blasfemia, trivialità, altruismo.

I protagonisti hanno soprannomi che derivano da aneddoti biografici (“Tubo, Bighe Boghe e Pucino, così chiamato per la sua ostinazione nello scommettere alle corse sempre sullo stesso cavallo”) e incarnano alcuni stereotipi rappresentati come macchiette: l’antifascismo, l’anticlericalismo, l’istinto goliardico, la genuinità compagnona e ridanciana.

Composta da un ex partigiano (Tubo), un maestro (Saetta), un illetterato ex ballerino di boogie woogie (Bighe Boghe), il conte Costa Arrigoni, il Pucino e un truffatore (il Minini), e – in seconda generazione – rincalzata dal maratoneta Bobo, dall’infermiere psichiatrico Vasco e dallo svitato chitarrista Cicillo, la piccola armata Brancaleone compie gesta caricaturali o paradossali: la crocifissione di uno di loro sul cancello delle poste, una spedizione punitiva condotta ai danni del protettore di Assunta, la prostituta che è nel cuore di tutti, uno scherzo (un gatto morto nel cofano dell’auto) ai danni del conte per spezzare la sua relazione con la bionda avventuriera Mariagrazia …

I dialoghi abbondano di espressioni colorite e locali (“Le gambe gli fanno Giacomo”), la narrazione strappa qualche  risata, attutita dai cliché situazionali non propriamente nuovi, non esattamente originali.

In qualche scena, si profila l’inquietante figura di un personaggio che recitò il ruolo di burattinaio nella Prima Repubblica: “Il gerarca Gelli aveva annusato l’aria, e non era un’aria buona per i fascisti come lui, perché il vento portava il rumore delle cannonate degli Alleati che stavano avvicinandosi sempre di più”.

Il finale si svolge tra esorcismi e clinica psichiatrica, tra patologie e ritmo di boogie woogie, con tanta nostalgia per le Dune Buggy…

Bruno Elpis

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