Giallo - thriller - noir

Traditori di tutti

Scerbanenco Giorgio

Descrizione: «Scerbanenco è stato il padre dei giallisti italiani contemporanei anche perché ha mostrato quanto fosse possibile osare con l’italiano, creando una lingua adatta all’azione e all’ira. Molti autori di crime fiction hanno seguito questa lezione, restituendo così il delitto alla vita vera.» (Dalla prefazione di Cecilia Scerbanenco) Duca Lamberti era un medico prima di finire in carcere per essersi spinto troppo in là nell’alleviare le sofferenze di una sua paziente. Forse è un uomo giusto, certamente sa frequentare con un certo talento i lati oscuri dell’esistenza. Questa qualità lo rende apprezzato quando si tratta di incarichi molto particolari, come aiutare una giovane apparentemente sprovveduta che non vuole deludere il suo futuro sposo. Ma Lamberti ha un intuito speciale per scoprire quando le persone mentono, e in questa vicenda troppe cose puzzano di bruciato. Una coppia annegata in macchina nel Naviglio fuori Milano, in un modo che ricorda un omicidio accaduto diversi anni prima. Una valigia misteriosa che porta a un ristorante di provincia dove il piatto forte del menù non va molto d’accordo con la legge. Una storia di spie e tradimenti che riapre le ferite della Seconda guerra mondiale. In un’Italia dove tutto è possibile ma non ci si può fidare di nessuno, che guarda incantata la televisione mentre il crimine allunga le mani sottobanco, la polizia ha di nuovo bisogno di Duca Lamberti.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: La nave di Teseo

Collana: Oceani

Anno: 2022

ISBN: 9788834607985

Recensito da Elpis Bruno

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Traditori di tutti di Giorgio Scerbanenco

Traditori di tutti è il secondo caso di Duca Lamberti (“Il titolo. Avrebbe dovuto essere Americano e fesso…”) per uno Scerbanenco deciso ad adottare un nuovo stile (“È lo stream of consciousness, adottato dagli scrittori anche per romanzi intimisti, e che invece Scerbanenco piega ai rabbiosi pensieri di un arrabbiatissimo Duca Lamberti”, dalla prefazione della figlia Cecilia) nella fondazione del noir italiano.

L’ambientazione lombarda (“In mezzo c’era un canale, si chiamava Alzaia Naviglio Pavese… Strada Statale n. 35 dei Giovi, mentre l’altra, senza asfalto, ancora commoventemente campagnola, era la vecchia strada dell’Alzaia. E in mezzo il canale”) pone Duca Lamberti, ancora incerto sul suo futuro professionale (“Forse le interesserebbe essere riammesso nell’Ordine dei Medici, io ho una relazione che…”), ad approfondire una serie di delitti (“L’amico di Sompani e la sua ragazza annegano miseramente… alla Conca Fallata, dentro un’auto, e passato qualche anno. Sompani e una sua amica annegano miseramente anche loro dentro un’auto, nel Naviglio Pavese”) dei quali viene a conoscenza in modo fortuito: una giovane nubenda, promessa sposa di un macellaio, dai tratti equivoci (“Un’erotomane incontenibile”) e urtanti (“Era spudorata e volgaruccia in qualunque suo gesto”) gli chiede un intervento medico (“Quello di ripristinare nella sua illibatezza una fiorente giovane che l’aveva distrattamente perduta”), ma dimentica in casa di Duca una borsa che contiene armi.

Quell’intervento prenuziale” di imenoplastica (“Con questo lavoro domani notte sono vergine?”) è l’occasione per assistere al terzo duplice delitto (“La spaventosa morte dei due, accecati dai fari, mitragliati, impazziti fino a buttarsi nel canale”), che mette Duca sulle tracce di un’organizzazione criminale dedita a traffici internazionali di armi e droga. Quando tutto sembra inquadrato e sventato, una rivelazione finale risolleva il velo su un passato torbido e crudele, che pone interrogativi morali sulla giustizia “fai da te”.

Tra scene assai cruente (su tutte quella truce in una macelleria), indagini che oggi hanno un sapore inevitabilmente retrò (“Mascaranti levò dalla tasca il Rugantino, sfilò l’antenna…”) e l’affascinante ambientazione milanese (“Tutta la cerchia della semiantica Milano coi pezzi ancora residui e architettonicamente conservati o spesso ricostruiti, per i turisti, dei bastioni dai cui spalti, un tempo, pare, vigilavano prodi armigeri”) a volte sorprendente (“Dopo il temporale il cielo di Milano, perché Milano ha un cielo, divenne di un azzurro più acceso del cielo del Plateau Rosa”), Scerbanenco definisce i canoni del nuovo noir made in Italy dopo il fortunato esordio di Venere privata (clicca qui per leggere il nostro commento).

Bruno Elpis

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Giorgio

Scerbanenco

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