Narrativa

TRE ATTI E DUE TEMPI

Faletti Giorgio

Descrizione: "Io mi chiamo Silvano ma la provincia è sempre pronta a trovare un soprannome. E da Silvano a Silver la strada è breve". Con la sua voce dimessa e magnetica, sottolineata da una nota sulfurea e intrisa di umorismo amaro, il protagonista ci porta dentro una storia che, lette le prime righe, non riusciamo piú ad abbandonare. Con "Tre atti e due tempi" Giorgio Faletti ci consegna un romanzo composto come una partitura musicale e teso come un thriller, che toglie il fiato con il susseguirsi dei colpi di scena mentre ad ogni pagina i personaggi acquistano umanità e verità. Un romanzo che stringe in unità fili diversi: la corruzione del calcio e della società, la mancanza di futuro per chi è giovane, la responsabilità individuale, la qualità dell'amore e dei sentimenti in ogni momento della vita, il conflitto tra genitori e figli. E intanto, davanti ai nostri occhi, si disegnano i tratti affaticati e sorridenti di un personaggio indimenticabile. Silver, l'antieroe in cui tutti ci riconosciamo e di cui tutti abbiamo bisogno.

Categoria: Narrativa

Editore: Einaudi

Collana: Stile libero Big

Anno: 2011

ISBN: 9788806204259

Recensito da Diego Manzetti

Le Vostre recensioni

 

Devo ammettere di essere rimasto sorpreso quando ho letto la trama del nuovo libro di Faletti. Non che voglia darne un giudizio negativo, tutt’altro, solo che i precedenti erano molto diversi. 
Detto ció, in questo periodo l’autore non poteva scegliere un argomento migliore per il suo libro. Tutti avranno avuto modo di vedere negli ultimi mesi le tristi immagini di calciatori in manette o di leggere i resoconti delle indagini della magistratura volte a debellare organizzazioni criminali dedite a manipolare i risultati di partite di calcio. Questo è proprio il tema scelto dall’autore. Una scelta coraggiosa la sua, considerato quanto ha dichiarato nelle pagine di ringraziamento:Senza altro conforto che la mia incoscienza, ho deciso di scrivere una storia su uno degli argomenti di cui mi intendo di meno: il calcio
La storia è una di quelle di cui siamo ormai abituati a leggere sui giornali. 
Un gruppo di calciatori di serie B che scommette forti somme sul risultato negativo della partita che avrebbe sancito la promozione della squadra in serie A. Quello che solitamente (e sfortunatamente) non accade nella realtà è l’intervento di qualcuno che si oppone a questa macchinazione. Qualcuno che in passato ha pagato con una lunga detenzione un episodio simile.
Silvano era un pugile di grande talento e di brillanti prospettive. Nel momento più importante della sua carriera, quando stava per guadagnarsi l’accesso allo scontro per la conquista del titolo nazionale, aveva ceduto ad un facile guadagno. Arrestato, aveva distrutto la sua carriera e rovinato la sua vita passando molto tempo in prigione. Proprio durante la sua permanenza in carcere aveva conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie. Si trattava di una donna che gli aveva scritto mentre era in prigione, e che non appena uscito si era affrettato a sposare. Da questo matrimonio era nato un figlio. Un ragazzo che sembrava non poter raggiungere grandi obiettivi nella vita, marchiato com’era dalla vita disonesta del padre. Contrariamente a qualsiasi aspettativa, però, il figlio di Silvano era diventato un calciatore professionista che si trovava ora ad un punto di svolta nella propria vita: giocare la partita per la promozione in A.
Un romanzo breve, ambientato in una piccola cittadina, dove il calcio non ha mai suscitato particolare interesse prima dei grandi successi della squadra locale. Sono proprio questi successi a dare nuova spinta a quanti vivono tra alti e bassi la propria esistenza in questa piccola realtà. A coloro i quali la cittadina sta stretta e a quelli invece che in questa si sono realizzati, o semplicemente si sono adattati.
La città, da sempre, aspetta.
Sono i cicli morbidi della provincia, dove tutto arriva con calma, da fuori. Una volta era la ferrovia, poi sono arrivate le automobili, la televisione, l’autostrada e ora Internet.
Ma il senso rimane quello.
L’attesa si è fatta solo un poco più ansiosa, l’orgasmo un poco più precoce.
Ci sono ancora dei bar e dei perdigiorno, persone che hanno i soldi e persone che esibiscono soldi che non hanno. Ci sono parole vuote e discorsi pieni di parole, che sovente hanno lo stesso significato. La faccia la sole contente con tenacia spazio alla faccia all’ombra.
[…]
Tutti dicono questa città di merda.
Quasi nessuno se n’è andato e quei pochi che lo hanno fatto prima o poi sono tornati. Chi per esibire il successo, chi per leccarsi le ferite. E per spiegare agli altri e nascondere a se stessi i veri motivi per cui non ce l’hanno fatta.
Si ritrovano a parlare della loro vita e della vita in genere nello stesso bar in via Roma o in piazza della Noce, dove le facce conosciute sono sempre di meno e i figli degli amici sempre più grandi e sempre più numerosi. Insieme, vincitori e vinti, perché la sconfitta e la vittoria hanno in comune in ogni caso una personalità e un vigore. Gli altri, quelli che vivono esistenze in pareggio, hanno facce, vestiti e auto anonime. Stanno da queste parti e sono gente più da cappuccino che da aperitivo.
Come me.
Questo è più o meno quello che penso ogni volta che attraverso la città mentre vado o torno dallo stadio.
Nel complesso il mio giudizio è positivo. Ho impiegato veramente pochissimo a leggere questo romanzo. Le pagine si sono susseguite rapidamente, nella curiosità di conoscere gli sviluppi. Non è il genere di storia che mi sarei atteso, ma non per questo ne sono rimasto deluso.

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