Narrativa

Trio

Maraini Dacia

Descrizione: Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l'arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un'epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l'una della vita dell'altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere.

Categoria: Narrativa

Editore: Rizzoli

Collana: Varia narrativa italiana

Anno: 2020

ISBN: 9788817149549

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il Trio di Dacia Maraini è composto da Agata, dalla sua amica Annuazza e da Girolamo, marito della prima.

Il breve romanzo epistolare è ambientato nel 1743, quando la peste diffonde sull’isola le paure di contagio e di morte che anche oggi conosciamo.

Le due donne sono amiche (“Non so se l’amicizia sia nata in quella sala da ricamo, sotto la bacchetta di suor Mendola, oppure prima, quando venivo nel tuo giardino e leggevamo il Cid e tua madre, gentilmente, mi offriva la gremolata di fragole”), ma l’epidemia induce Annuzza a riparare a  Casteldaccia (Palermo) e Agata a Castanea (Messina).

Le dicerie sulla peste s’intensificano (“Qui si raccontano cose terribili della peste a Messina. Gente che si butta in mare per non esser chiusa nel lazzaretto, gente che dà fuoco a corpi ancora vivi per paura del contagio…”), lo scenario si tinge di morte (“Dice che ha visto zattere bruciare al largo con sopra montagne di cadaveri… le strade sono deserte e i cani portano in giro dei pezzi di corpi umani che nessuno si cura più di seppellire”).

Girolamo oscilla tra la moglie e l’amante, tuttavia – e questo è sorprendente, per certi versi inverosimile – l’amicizia tra le due è talmente forte (“Ero in ansia per Girolamo che non dava notizie. Ora so che sta da te e sono più serena”) da rappresentare una soluzione all’infedeltà dell’uomo (“… Girolamo. Lo so che è felice con te. E io mi dico che voglio la sua felicità. Ciò non mi impedisce di provare un dolore profondo…”).

“L’amicizia deve esser più forte dell’amore. L’amicizia è eterna, l’amore è fragile, delicato, destinato a morire giovane”.
Sarà vero?
Chi ci crede?

Bruno Elpis

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