Narrativa

Ultime volontà di Musini Arturo

Falco Antonio

Descrizione: 1981. Arturo Musini, un vecchio e ricchissimo mancato musicista, lascia tutti i suoi averi al Conservatorio e al Teatro torinesi, a patto che rispettino le sue bizzarre clausole testamentarie, compreso d’inumarlo a Pindemonte, uno sperduto borgo alpino dove è nato. Proprio lassù i carabinieri stanno indagando sulla scomparsa del custode del cimitero e sul ritrovamento di uno scheletro. Da qui avrà inizio una serie di accadimenti che sconvolgeranno la quiete del paese trascinandolo in un intrico di accuse e sospetti.

Categoria: Narrativa

Editore: Il Ciliegio

Collana: NoireGialli

Anno: 2020

ISBN: 9788867717002

Recensito da Ornella Donna

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Ultime volontà di Musini Arturo di Antonio Falco

Antonio Falco ha pubblicato, in precedenza, Il cane che avrebbe dovuto chiamarsi Fido e La stella a sei punte (ndr: clicca sui titoli per visualizzare le schede delle opere). Ora torna in libreria con Ultime volontà di Musini Arturo, un libro che segna un’ulteriore, ottima tappa lungo il suo personale percorso di scrittore.

Il testo si legge con curiosità e vivida attenzione, si è catturati da una vicenda che affonda le radici in tempi lontani, ma non lontanissimi. La prosa è  semplice, ma al contempo fresca e precisa nelle descrizioni.

Siamo a Torino nella lontana estate del 1982: l’estate del Mundial, delle gesta degli Azzurri e di un Presidente della Repubblica che con il suo atteggiamento era entrato nel cuore di tutti gli italiani. Arturo Masini, novantaquattrenne, muore e lascia uno strano testamento.

Chi era costui?

Era uno degli ultimi eredi di una casata svizzera che chiamare benestante era dir poco: pareva discendesse da un ramo parallelo a quello dei Savoia. Il patrimonio di famiglia era immenso: si favoleggiava di un piccolo castello tra le Alpi; vi comparivano beni di ogni genere: appartamenti, palazzi e terreni sparsi per tutto il Paese e tanta liquidità, azioni e investimenti di tutti i tipi registrati a nome dell’aspirante musicista.”

Cosa hanno di così strano le “sue ultime volontà”?

“Il morituro aveva deciso di lasciare a becco asciutto i pochi parenti rimasti sulla faccia della terra – ovvero due lontani pronipoti – rendendo eredi universali di tutto ciò che possedeva, beni mobili e immobili, il Conservatorio e l’attiguo Teatro Comunale, i luoghi in cui, nel corso della sua lunga vita, aveva potuto accedere esclusivamente dietro pagamento del biglietto di ingresso, nonostante i suoi fervidi desideri.”

Così la Fondazione e i componenti del direttivo, a partire dallo stesso Presidente del Teatro Comunale e del Conservatorio, si ritrovano improvvisamente a gestire un immenso patrimonio. Per l’istituzione è una ghiotta occasione di miglioramento. Ma le cose improvvisamente si complicano: la bella tomba del defunto, situata in un piccolo paesino di montagna, così ben curata, è più volte presa di mira da attentai che sconvolgono la tranquillità del piccolo centro.  A indagare sono i Carabinieri, in primis il maresciallo Giovanni Calitri, che ha l’arduo compito non solo di scoprire una terribile verità, ma anche di riportare serenità in un luogo da sempre più che pacifico.

È una bella storia, ha una trama ben congegnata ed elaborata che trascina il lettore, con frenesia, in altri luoghi e in altri tempi. Pur essendo a tutti gli effetti un giallo, la narrazione è priva di quella violenza cieca e bruta che spesso caratterizza il genere. Ambientazione e personaggi sono resi bene nelle loro individualità e particolarità. Luci e ombre in un tempo differente dall’attualità rendono la lettura intrigante e avvincente come non mai.

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