Classici

Un canto di Natale – A Christmas Carol

Dickens Charles

Descrizione: Una grande storia sulla possibilità di cambiare il proprio destino. Ma soprattutto una favola, una delle più commoventi che siano mai state scritte. Protagonista è il vecchio e tirchio finanziere Ebenezer Scrooge - personaggio che servirà da modello per il Paperon de' Paperoni disneyano - che nella notte di Natale viene visitato da tre spettri. Lo indurranno a un cambiamento radicale, a una conversione che ne farà uno dei più grandi personaggi letterari di tutti i tempi. Ma forse parte del segreto, della magia ineludibile di questo romanzo è nella ricomposizione dei ricordi, nella restituzione di senso alla storia, nella ridefinizione del posto dell'uomo nel tempo.

Categoria: Classici

Editore: Marsilio

Collana: Letteratura Universale

Anno: 2013

ISBN: 9788831778374

Recensito da Roberta Eman

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“Un canto di Natale – A Christmas Carol”, ghost story scritta nel 1843 da Charles Dickens, è l’opera più popolare dello scrittore inglese. L’autore stesso, appassionato di teatro, ne fece molte letture pubbliche, sia in terra natìa, sia negli Stati Uniti. Il successo di questa favola è continuato e cresciuto fino ai giorni nostri, adattandosi ai nuovi media: oltre al libro e alle rappresentazioni teatrali, numerose sono state le trasposizioni cinematografiche, e i personaggi dickensiani hanno ispirato la creazione di altri fictional characters e fatto la loro apparizione in diversi episodi di serie televisive.

Ebenezer Scrooge dà il nome a Scrooge McDuck, ossia Paperon de’ Paperoni, e i tre fantasmi natalizi vanno a tormentare i protagonisti di cartoni animati e telefilm: da “I pronipoti” (The Jetsons) a “Casa Keaton” (Family Ties), passando per “Saranno famosi” (Fame). E pur essendo natalizia dal titolo fino all’ultimo paragrafo, la novella è stata utilizzata da alcuni sceneggiatori hollywoodiani per inventare gli spiriti dello Yom Kippur passato, presente e futuro in “Un medico tra gli orsi” (Northern Exposure).

Ma torniamo alla Londra vittoriana, alla Vigilia di Natale 1843. Una giornata frenetica ed eccitante – i preparativi, le luci accese – nonostante la nebbia; una giornata di routine, invece, per Ebenezer Scrooge, uomo d’affari allergico agli auguri e ai canti natalizi, nonché alle opere di beneficenza. Un uomo tanto freddo da raggelare “l’ufficio nei giorni di canicola”, figuriamoci quelli invernali.

Declinato l’invito dell’unico nipote e concessa, suo malgrado, la giornata di festa all’impiegato, chiude l’ufficio e, dopo una sosta in taverna, torna a casa. E qui inizia ad avere insolite visioni. Del suo ex socio Marley, morto sette anni prima, la cui faccia appare sul batacchio della porta e che poi, tra il baccano di una catena – non una qualsiasi, bensì composta dai ferri del mestiere: “cassette per i contanti, chiavi, lucchetti, libri mastri, scritture legali e pesanti borse forgiate in acciaio” - si palesa nella sua intera trasparenza. Lo spirito di Marley è in viaggio per fare ciò che non ha compiuto da vivo, per non aver trasformato in felicità quello a cui ha soltanto assistito.

Coscienza, giustizia ed empatia potrebbero essere valori con cui affrontare la vita, ma sono concetti tanto astratti che ognuno di noi li interpreta a proprio modo.

“Sono qui stanotte” dice Marley a Scrooge “per avvertirti che hai ancora una possibilità e una speranza di sfuggire alla mia sorte” e aggiunge: “Sarai visitato da tre spiriti”.

Ed ecco lo spirito del Natale Passato, dai tratti giovani, pieno di luce e vestito con un “abito ornato di fiori estivi”. Passando attraverso i muri, i due volano via dalla città, in un posto che Scrooge ricorda molto bene. Vedono un bambino lasciato solo in collegio durante le feste natalizie, con le amiche letture e gli Alì Babà e i Robinson Crusoe; la gioia di quel bambino quando l’amata sorella Fan annuncia il permesso di tornare a casa. Lo incontrano più in là nella vita, ormai apprendista, lavoratore, amante della Vigilia di Natale e innamorato. Scrooge è preso dai rimpianti, eppure lo spirito crudele gli mostra una toccante scena familiare dove lui non è il marito che avrebbe potuto essere, bensì la persona di cui si parla a malapena con pietà.

A Scrooge, dopo una dormita, non resta altro che incontrare lo spirito del Natale Presente, accomodato nella stanza accanto, o meglio, nella stanza di Scrooge, che ha “subito una trasformazione stupefacente” tale “da farla sembrare un vero e proprio boschetto”. Scrooge ammette di aver già “appreso una lezione che comincia a fare effetto” e così accetta il nuovo viaggio. Si trovano tra la nebbia e la neve della mattina di Natale, eppure la gente è gioiosa tra abbondanza di frutta e squisiti profumi. Anche in casa di Bob Cratchit, l’impiegato di Scrooge, gira aria allegra, in attesa di chi torna dalla messa per il pranzo a base di oca e per il budino. E il brindisi.

“Il signor Scrooge!” dice Bob. “Propongo un brindisi al promotore della festa!”

Le parole che Scrooge ascolta in seguito non sono certo lusinghiere, eppure rimane a guardarli tutti, soprattutto il piccolo e malato Timmy. Volano di nuovo via, Scrooge e il fantasma, dove abitano i minatori, al faro, su una nave, e sempre trovano un segno del Natale. Ne vedono molti di più a casa del nipote Fred, tra musica, canti e giochi. L’atmosfera è così travolgente che Scrooge risponde, non sentito, alle domande di Come Dove Quando e vorrebbe restare. Ma il tempo sta per scadere e dal “manto verde scuro, bordato di pelliccia bianca” dello spirito sbucano due bambini smunti. “Il maschio è Bisogno. La femmina è Ignoranza.” L’avviso è quello di guardarsi “da loro e da tutta la loro razza”.

Scrooge rimane solo per poco. Lo spirito del Natale Futuro già incombe, “avviluppato in un pesante indumento nero”, dal quale appare solo la mano che indica la direzione. Siamo nella City, dove uomini d’affari discutono senza sentimento della morte di un loro collega e se partecipare al funerale; siamo in una losca bottega dove ex dipendenti rivendono oggetti appartenuti al defunto, persino le cortine da letto e la camicia di cui era stata vestita la salma. Che orrore, per Scrooge, ritrovarsi poi nella stanza che ospita semplicemente un cadavere, solo e spogliato.

È possibile avere maggiore rispetto per la morte? In casa Cratchit, purtroppo. E perché non c’è nessuno nell’ufficio di Scrooge? Il fantasma ha soltanto un modo per rispondere e mostra un cimitero, una tomba.

Ma è lo spirito del Natale Futuro, giusto? Queste cose non devono necessariamente accadere!

Cosa ha imparato Scrooge dai fantasmi che gli rinfacciavano le sue odiose soluzioni per povertà e disoccupazione? Come farà fronte all’esperienza di una notte tanto vissuta? Lo scopriremo nell’ultima strofa, continuando con la spumeggiante scrittura dickensiana, ricca di paragoni assurdi e di giochi di parole, oppure nella buonissima traduzione di Marisa Sestito, che ha curato anche introduzione e note.

Roberta Colleoni

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