Narrativa

Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore

Ferri Edgarda

Descrizione: Esther Hillesum, detta Etty, è una ragazza olandese di origini ebraiche, colta, curiosa, dalla sensibilità inusuale. Appassionata di letteratura russa e lettrice vorace, lavora come dattilografa al Consiglio Ebraico: la sua è una condizione privilegiata, allo scoppiare della Seconda guerra mondiale e con l'inizio delle persecuzioni razziali potrebbe scappare e salvarsi. Potrebbe coltivare i suoi studi, scoprire l'amore che comincia ad affacciarsi nella sua vita, realizzare i mille sogni suggeriti dalla sua fantasia. Ma decide di non abbandonare la sua famiglia, il suo popolo, e di condividerne fino in fondo la sorte...

Categoria: Narrativa

Editore: La nave di Teseo

Collana: Le onde

Anno: 2017

ISBN: 9788893441865

Recensito da Laura Monteleone

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Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore

Esther Hillesum, detta Etty, è una ragazza olandese di origini ebraiche, colta, curiosa, dalla sensibilità inusuale. Appassionata di letteratura russa e lettrice vorace, lavora come dattilografa al Consiglio Ebraico: la sua è una condizione privilegiata, allo scoppiare della Seconda guerra mondiale e con l’inizio delle persecuzioni razziali potrebbe scappare e salvarsi. Potrebbe coltivare i suoi studi, scoprire l’amore che comincia ad affacciarsi nella sua vita, realizzare i mille sogni suggeriti dalla sua fantasia. Ma decide di non abbandonare la sua famiglia, il suo popolo, e di condividerne fino in fondo la sorte. Così, il 7 settembre 1943, dopo i mesi passati nel campo di transito di Westerbork, sale su un treno per Auschwitz da cui, quasi trentenne, non farà più ritorno. In questo appassionante ritratto, che si legge come un romanzo di grande intensità, Edgarda Ferri racconta l’animo ribelle e poetico di Etty Hillesum, gli anni della gioventù e della guerra affrontati con uno spirito mai esausto, un “umanesimo radicale” che ha trovato nelle pagine del suo diario e delle sue lettere un’altissima interpretazione letteraria. Considerata uno dei simboli della Shoah, la vita e l’opera di Etty Hillesum sono diventate fonti di ispirazione contro l’oblio della memoria, esempi di altruismo e solidarietà capaci di sopravvivere alle atrocità della storia. Questo libro ci trasporta con intimità e rispetto nei suoi momenti privati, nelle scelte coraggiose, nel cuore tormentato di una donna dalla forza indomita e mai dimenticata. (da Un gomitolo aggrovigliato è il mio cuore – Vita di Esther Hillesum di Edgarda Ferri ed La nave di Teseo).

Il 18 ottobre, in un pomeriggio milanese al Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro, si è tenuto un incontro con la scrittrice e giornalista Edgarda Ferri, che ha presentato il suo ultimo libro dedicato a Etty Hillesum. Insieme all’autrice sono intervenute la giornalista Natalia Aspesi e l’attrice Franca Nuti.
L’incontro si è rivelato fin da subito interessante e appassionante. Le letture di Franca Nuti, una voce calda e avvolgente, hanno permesso al pubblico di accostarsi alla figura di Etty Hillesum attraverso un’atmosfera intima e familiare. «Più che bella, Etty è interessante. Intelligente, brillante, di temperamento impetuoso, ha studiato e assimilato il pensiero e la filosofia di Rilke e di Jung. Dà lezioni di russo e traduce per una piccola casa editrice Puŝkin, Gogol’, Dostoevskij. Scrive racconti, saggi, poesie. Vuole viaggiare, conoscere, parlare con la gente e diventare scrittrice».


La storia di questo personaggio, uno dei simboli della Shoa, è raccontata nel libro partendo dalle lettere e dal diario che Etty ha composto dal 1941 fino alla sua scomparsa.
Edgarda Ferri ha indagato, in modo magistrale, nelle vicende personali e storiche di una donna che ha coniugato desideri passionali e realtà martirizzante attraverso scelte non convenzionali, frutto di uno sviluppo interiore particolarmente travagliato.
Questa opera, che sfugge a una definizione univoca (non è un romanzo, non è un saggio) si è rivelata, poco a poco, attraverso le domande di Natalia Aspesi. Abbiamo scoperto una scrittrice, la Ferri, che non si è limitata a una ricostruzione puntuale (fin dove possibile) degli accadimenti, basata su ricerche dettagliate e ipotesi saldamente corroborate da un’ampia ricchezza documentale. Ha testimoniato del suo bisogno interiore, durante il lavoro, di recarsi nei luoghi stessi di Etty Hillesum. Finanche a poter osservare un angolo di mondo da una particolare finestra. L’autrice ha confessato il mutamento che ha generato in lei questo coinvolgimento, questa discesa emotiva nelle profondità della vita personale di Etty. Edgarda Ferri, che sebbene bambina ai tempi della Shoa si porta dentro il disagio di non aver potuto fare nulla per impedirla, risponde così a una nostra domanda “dopo questo libro non posso più essere la stessa di prima, quello che mi consola è che sono migliore, che ho scoperto con certezza la vocazione, la motivazione ultima della mia scrittura”: quella di essere uno strumento umano capace di dare voce a una creatura lontana, ma forse non troppo, che voce non avrebbe più.

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