Classici

Una vita

Svevo Italo

Descrizione: Giovane e romantico ufficiale, da poco inurbato a Trieste, Alfonso Nitti divide le sue giornate fra la monotonia del lavoro d'ufficio e una squallida camera d'affitto, compensando le frustrazioni della routine quotidiana con l'inquieta dolcezza della fantasia, popolata di sogni di grandezza e di rivalsa. Ma quando, insperata, gli si presenta l'occasione di rovesciare la propria sorte conquistando l'amore della ricca Annette Maller, egli si mostra incapace di sfruttare tempestivamente il successo, esitante di fronte a una scelta che nell'intimo lo sconcerta. Dilaziona i tempi, torna al paese nativo in una vana ricerca della propria autenticità, creando, con la sua stessa lontananza, le premesse dello scacco che lo condurrà al suicidio.

Categoria: Classici

Editore: Newton Compton

Collana:

Anno: 2010

ISBN: 9788854119468

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

Aron Hector Schmitz nacque a Trieste, nel 1861, da una famiglia ebrea.

Il padre Francesco sognava anche per lui un futuro da commerciante, così Ettore, con altri due fratelli, fu mandato nel collego di Segnitz.

Proprio durante il soggiorno in Baviera, tra il 1873 ed il 1878, grazie alle letture dei classici tedeschi e di Shakespeare, Ettore scoprì la sua passione per la letteratura ma, tornato a Trieste, dovette rinunciare, per volere del padre, al progetto di dedicarsi agli studi letterari a Firenze e si iscrisse all’Istituto Superiore di Commercio “Rivoltella”. A causa del fallimento della ditta paterna, nel 1880, finì poi per lavorare come addetto alla corrispondenza presso la succursale triestina della Banca Union di Vienna.

In banca Ettore lavorò per ben diciotto anni, anni grigi e monotoni, che provò ad allietare frequentando la biblioteca civica e leggendo i classici italiani e i grandi narratori francesi dell’ ‘800.

È a questa esperienza che si ispira fortemente il suo primo romanzo, “Un inetto”, iniziato nel 1887.
L’opera fu rifiutata dall’editore Treves e venne pubblicata nel 1892, col titolo “Una vita”, dal tipografo triestino Vram. In omaggio alla duplice influenza culturale, italiana e tedesca, Ettore scelse di firmare il romanzo con lo pseudonimo con cui tutti noi lo conosciamo: Italo Svevo.

Alfonso Nitti, il protagonista, proviene da una famiglia di piccoli notabili di campagna, non ha sostanze e i suoi studi umanistici certo non possono aiutarlo a far fortuna. Così, per garantirsi una facile e confortante ascesa sociale, decide di sedurre Annetta, la figlia del titolare della banca Maller presso cui è impiegato. Il padre di Annetta, naturalmente, aveva previsto per lei un matrimonio più confacente al suo ceto, per cui la fanciulla si trova a doverne affrontare le ire.

In questo momento tanto delicato, Alfonso acconsente a lasciarla da sola, cogliendo al volo la sua richiesta di allontanarsi per risparmiargli offese inutili, e si reca nel suo villaggio, dove è trattenuto dalla malattia della madre
La verità, però, è che Alfonso semplicemente approfitta della situazione per sottrarsi alle proprie responsabilità.
Quando ritorna in città, dopo la morte della madre, Annetta è promessa al cugino Macario, e lui viene mortificato anche nel lavoro perché retrocesso ad una posizione meno retribuita: la logica sociale ha avuto il sopravvento…

“Una vita” si fonda sul conflitto tra ciò che si è e ciò che si rappresenta.
La stessa Annetta, sulle prime, non piace ad Alfonso, ma è pur sempre la donna più ambita e corteggiata. Così si spiega l’avversione che Alfonso prova nei suoi confronti dopo la notte d’amore: lui non vuole Annetta, ma solo impossessarsi di un ideale, raggiungere quello che per gli altri è il traguardo più alto. Allo stesso tempo, Annetta costituisce un mezzo per colpire Maller: disonorandola, Alfonso intacca l’autorità e il potere di suo padre.

Persino il riscatto morale degli ultimi capitoli è concepito come una riabilitazione di sé agli occhi degli altri: per Alfonso “l’essere” continua a confondersi con ciò che rappresenta nell’opinione altrui. In quest’ottica, la rinuncia ad Annetta in cui si compiace rientra nella linea delle sue condotte fallimentari, e il progresso nella conoscenza di sé non è altro che un auto-inganno: “Ora sapeva perché aveva rinunziato ad Annetta. Non aveva nulla da rimproverarsi perché aveva agito secondo la propria natura ch’egli ancora non aveva conosciuto. Era bene sapere finalmente i moventi direttivi di quell’organismo che ogni giorno gli aveva apportato delle sorprese. Conoscendoli egli ora poteva risparmiarsi altre deviazioni da quella via che la natura gli aveva imposta: una via aggradevole, facile e senza meta“.

Alla fine, dopo il ripiegamento difensivo e l’estraniamento dai fatti e dalla coscienza, Alfonso non potrà che constatare ed ammettere la propria inettitudine, scegliendo una soluzione plausibile sia dal punto di vista umano che narrativo…

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