Narrativa

UVA NOIR

Genisi Gabriella

Descrizione: Settembre 2010. Tempo di vendemmia, ma a Bari fa ancora molto caldo e si continua ad andare al mare Lolita compie trentasette anni e finalmente scopre che il suo cuore è ancora capace di innamorarsi. A modo suo, si sa. Ma non è solo l'amore a far battere il cuore di Lolita: un bambino e il suo gattino sono scomparsi nel nulla e il dovere chiama. La bellissima madre del bambino. scura e carnosa come un chicco di uva nera, ha amici intimi molto particolari su cui indagare. Sullo sfondo della nuova inchiesta, una Bari sempre più bella e intrigante, qualcuno che gioca un brutto tiro a Lolita e una giostra di personaggi coloratissimi. Oltre alle immancabili. deliziose ricette della commissaria più scorretta – ma di gran cuore d’Italia.

Categoria: Narrativa

Editore: Sonzogno

Collana:

Anno: 2012

ISBN: 9788845425257

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

 

Sto leggendo le prime pagine di un nuovo romanzo. Sono sul treno delle Ferrovie Nord che quotidianamente mi porta a Milano. Decisamente divertenti, le prime pagine del libro fresco fresco, al punto che non riesco a trattenere le risate. Il viaggiatore che ho di fronte, anziché schiacciare un pisolino (è il primo treno del mattino, potrebbe anche essere naturale appisolarsi!) mi guarda incuriosito. E allora io sollevo il libro, in modo che il mio dirimpettaio veda che non sto leggendo l’ultimo della Litizzetto: perché la fonte delle mie risate è “Uva Noir” di Gabriella Genisi.

Il motivo della mia ilarità sta nella scena iniziale: Lolita Lobosco, il commissario più erotico della nostra stravagante penisola, inaugura la sua terza avventura (“Uva noir” è il frutto che Gabriella ci offre dopo “La circonferenza delle arance” e “Giallo ciliegia”) con una scenetta da commedia americana rivisitata attraverso personaggi intrisi della migliore italianità.

Sì, perché Lolita – di proposito, “come un teppistello da quattro soldi” – guida la sua auto in modo da schizzare l’acqua di una pozzanghera su Giovanni Panebianco, “il cherubino biondo della Procura”: l’uomo più ambito dalle donne baresi, Lolì compresa e in prima fila.

La scena mi ricorda “Il visone sulla pelle”, film americano che si apre con un inamidato Cary Grant nel ruolo dell’industriale Philip Shayne, la cui Rolls Royce – passando su una pozzanghera – copre di fango Doris Day alias Cathy Timberlake, un’ingenua ragazza di provincia che sta per recarsi a un colloquio di lavoro.

Ovvio, si tratta soltanto di un’assonanza. Cary Grant non inzacchera ‘la fidanzata d’America’ di proposito, mentre Lolita agisce con premeditazione tutta femminile in una scena ove l’auto non è una Rolls bensì “il Maggiolone cabrio bianco latte del ‘71” e il ruolo uomo-donna è invertito, in un’epoca ove “eccoli lì i superuomini italiani. Perennemente inadeguati, davanti a una donna più forte. Forse andrebbero rieducati, ‘sti ragazzi. Bisognerebbe spiegarglielo che tutto cambia, donne comprese.”

Lolita è personaggio composito: ha un cuore grosso così, sensualità da vendere e opera con moderata incoerenza rispetto al ruolo istituzionale che ricopre (per dire: passa con il rosso e subito dopo piglia una bella multa per divieto di sosta. E, interpretando l’immaginario erotico collettivo, consuma il suo primo rapporto amoroso con Giovanni … negli uffici della questura), ma soprattutto si emoziona di fronte allo straziante caso che deve affrontare: l’omicidio del piccolo Morris, figlio dell’arrivista “Uva ‘gnura” (l’uva nera del titolo francesizzato) e di Lorenzo Milone, farmacista dall’instabile equilibrio psichico che si è lasciato catturare in un matrimonio di convenienza da Lorena “Uva ‘gnura”. Una donna che è un incrocio tra una escort e una delinquente dedita a traffici illeciti in combutta con due loschi fratelli.

Perché Lorena non ha denunciato la scomparsa del figlioletto, avvenuta almeno due giorni prima del ritrovamento del cadavere?

A questo e ad altri quesiti deve rispondere Lolì, peraltro impegnata, in parallelo, a risolvere un enigma che la riguarda direttamente: identificare l’autrice delle scritte ingiuriose che compaiono nel parcheggio della questura e che le danno apertamente della ‘pu@@ana’.

Sullo sfondo ci sono: la Bari assediata dal mare e da reati spesso crudeli, la nuova generazione della malavita, la dinastia degli arricchiti e lo stuolo delle intrattenitrici di alto bordo.

Come nelle precedenti avventure, anche in “Uva noir” Lolita interseca altri personaggi celebri della letteratura contemporanea: in una telefonata, il commissario Montalbano le sottopone un’intuizione risolutiva sillabando: “Cherchez la femme”. Mentre ha un sapore cultural-culinario l’incontro tra il bel commissario e Pepe Carvalho.

Con il terzo romanzo di Lolì, in modo lineare e spontaneo, Gabriella Genisi ci regala – senza le complicazioni che spesso caratterizzano la trama di gialli cervellotici o involuti – una piacevolissima lettura, ove umorismo, sensualità e sapori nostrani sono sapientemente combinati in una magica formula, proprio come piace a …

 

… Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( Nessun commento )

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Gabriella

Genisi

Libri dallo stesso autore

Intervista a Genisi Gabriella


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

“Con Cairo Automobile Club, ‘Ala al-Aswani firma il suo terzo romanzo e senza dubbio la sua opera più riuscita. Fedele al principio che ha fatto il successo dei suoi libri precedenti, dipinge con maestria, tenerezza e humour un mondo che cambia e stravolge i destini individuali che, a loro volta, trasformano il mondo.” Marwan Chahine, Libération

Cairo Automobile Club

Al-Aswani Ala

Durante la guerra di Spagna un americano combatte al fianco di un gruppo di partigiani repubblicani, innamorandosi di una giovane combattente e giungendo a sacrificare la propria vita per salvare i compagni e l'amata.

Per chi suona la campana

Hemingway Ernest

In una Parma innevata, il marcio sembra nascondersi ovunque: la corruzione dilaga, il crimine è fuori controllo e la rabbia cresce. Soneri è il più arrabbiato di tutti perché crede ancora nella giustizia e se la vede sfuggire. Il commissario, infatti, segue una serie di piste confuse: un telefonino abbandonato sul greto del fiume; un vecchio morto di freddo nei sotterranei di un ospizio; la misteriosa scomparsa del sindaco. Sembrano indizi scollegati, eppure Soneri sente che dietro tutti quei casi si cela un'unica strategia. La strategia della lucertola, che depista i predatori lasciandosi dietro la coda. Ma questa volta l'inseguitore non si fa ingannare.

Il commissario Soneri e la strategia della lucertola

Varesi Valerio

Che cos'è la libertà? Difficile dirlo per Emma Bonelli, che sulle colline del Monferrato piemontese nell'aprile del 1935 per la prima volta varca la soglia della casa dei Francesi, come sposa del ciabattino zoppo che le hanno dato per marito. Emma è una contadina che ha la terza elementare. La sua dote è misera. Però è una gran lavoratrice, e per questo i Francesi l'hanno voluta come nuora. Anche per sua figlia Luciana, libertà non è che una parola lontana. Solo una volta l'ha quasi assaporate quando le è stata offerta l'occasione di realizzare il sogno di diventare sarta, ma poi il marito la figlia, la casa, la vita hanno preso il sopravvento. Forse solo Anna, nata negli anni Settanta, l'unica donna nella famiglia a poter proseguir gli studi, spezzerà la catena di rinuncia e sottomissione a cui ha visto piegarsi la madre la nonna. Emma, Luciana, Anna, tre donne diverse, ugualmente legate con la mente e il cuore alla vecchia casa in collina, obbligate a lasciarla dai rivolgimenti della Storia e dalla durezza de rispettivi destini. Tutte, dolorosamente, desiderose di tornarvi. E tutte, in modi diversi, masnà, bambine. In un gioco di sorprendenti rivelazioni, miserie quotidiane e commoventi eroismi, questo romanzo è la storia di una scelta difficile e coraggiosa: romper l'esilio, tornare alla casa dei Francesi, decidere della propria vita, sentirsi libere. Perfino di sbagliare. E smettere, finalmente, di essere masnà.

LA MASNA’

Romagnolo Raffaella