Narrativa

VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE

Tamaro Susanna

Descrizione:

Categoria: Narrativa

Editore: Dalai

Collana:

Anno: 1994

ISBN: 9788885989405

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

I morti non pesano tanto per l’assenza, quanto per ciò che –  tra loro e noi –  non è stato detto”.

È per questo che Olga, ormai ottantenne, decide di scrivere una lunga lettera-diario alla nipote lontana. Non vuole muoverla a compassione, né liberarsi del peso dei suoi errori attraverso una confessione tardiva. Il suo scopo è quello di chiarire le incomprensioni sorte nell’ultimo periodo, e lo fa raccontandosi con una sincerità al tempo stesso tenera e spietata.

Nata da una famiglia dell’alta borghesia, condizionata dal mito dell’apparenza da salvaguardare ad ogni costo, Olga non è stata abituata a parlare dei propri sentimenti, ad esprimere i propri desideri. Ma ora che sente di non avere più molto da vivere ed ha capito finalmente cosa conta davvero, è disposta a rivelare quelle scomode verità che le hanno avvelenato l’esistenza.

Il racconto di Olga passa dalla descrizione delle sue giornate di anziana, noiose, interminabili, scandite dalle abitudini e colorate solo dai ricordi, alla sofferta rivisitazione di un passato costellato di dolori e delusioni: un matrimonio sbagliato, la scoperta dell’amore e della passione che le vengono poi tragicamente strappati, il buio della depressione. Ma, soprattutto, Olga prova a spiegare la complessità del rapporto con sua figlia Ilaria, morta in un terribile incidente automobilistico di cui continua a sentirsi responsabile… Perché?

Da quando sono nata ho detto una sola bugia. Con essa ho distrutto tre vite”.

E tre generazioni si intrecciano, infatti, nel best seller che ha commosso il mondo: l’adolescenza, in cui si forma l’invisibile corazza destinata a proteggerci dai dispiaceri della vita; la vecchiaia, in cui ci si sente come foglie alla fine di settembre e la maturità immatura della cosiddetta età adulta, in cui non necessariamente si è forti abbastanza da scegliere la propria strada senza lasciarsi condizionare da ciò che ci sta intorno.

Olga sa che non riuscirà a rivedere sua nipote, sa che non ne avrà il tempo… Spera però che le sue pagine possano ricordarle i bei momenti trascorsi insieme e, soprattutto, si augura che possano servire a farle capire che “… la prima rivoluzione da fare è quella dentro se stessi, la prima e la più importante”.

Sai qual è un errore che si fa sempre? Quello di credere che la vita sia immutabile, che una volta preso un binario lo si debba percorrere fino in fondo. Il destino invece ha molta più fantasia di noi. Proprio quando credi di trovarti in una situazione senza via di scampo, quando raggiungi il picco di disperazione massima, con la velocità di una raffica di vento tutto cambia, si stravolge, e da un momento all’altro ti trovi a vivere una nuova vita

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«Maggiore, la guerra è assassinio, sempre... voi ora volete solo dare un esempio: uccidere dei signori non è come uccidere dei contadini! Negando la grazia voi contribuite... sto dicendo voi, barone von Feilitzsch, perché qui ci siete voi... contribuite a distruggere la civiltà di cui voi ed io... e questo ragazzo... facciamo parte, e la civiltà è più importante del destino degli stessi Asburgo, o dei Savoia». Orgoglio, patriottismo, odio, amore: passioni pure e antiche si mescolano e si scontrano tra loro, intorbidate più che raffrenate dal senso, anch’esso antico, di reticenza e onore. Villa Spada, dimora signorile di un paesino a pochi chilometri dal Piave, nei giorni compresi tra il 9 novembre 1917 e il 30 ottobre 1918: siamo nell’area geografica e nell’arco temporale della disfatta di Caporetto e della conquista austriaca. Nella villa vivono i signori: il nonno Guglielmo Spada, un originale, e la nonna Nancy, colta e ardita; la zia Maria, che tiene in pugno l’andamento della casa; il giovane Paolo, diciassettenne, orfano, nel pieno dei furori dell’età; la giovane Giulia, procace e un po’ folle, con la sua chioma fiammeggiante. E si muove in faccende la servitù: la cuoca Teresa, dura come legno di bosso e di saggezza stagionata; la figlia stolta Loretta, e il gigantesco custode Renato, da poco venuto alla villa. La storia, che il giovane Paolo racconta, inizia con l’insediamento nella grande casa del comando militare nemico. Un crudo episodio di violenza su fanciulle contadine e di dileggio del parroco del villaggio, accende il desiderio di rivalsa. Un conflitto in cui tutto si perde, una cospirazione patriottica in cui si insinua lo scontro di psicologie, reso degno o misero dall’impossibilità di perdonare, e di separare amore e odio, rispetto e vittoria. E resta un senso di basso orizzonte, una claustrofobia, che persiste ironicamente nel contrasto con lo spazio immenso delle operazioni di guerra.

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