Letteratura femminile

La vagabonda

Colette

Descrizione: La storia della rinuncia del sesso maschile. Una giovane donna lascia il marito per scegliere una vita libera, avventurosa, dominata dalla ricerca del rapporto con le donne.

Categoria: Letteratura femminile

Editore: ES

Collana: Biblioteca dell'eros

Anno: 1910

ISBN: 9788885357792

Recensito da Lucilla Parisi

Le Vostre recensioni

Renata Nerè è donna e artista di Parigi. Lavora nei caffè-concerto e nei teatri della città. Una zingara da music hall, una ballerina all’Empyrée -Clichy, divisa tra uno spettacolo serale dopo l’altro e la sua solitudine fuori e dentro la scena.
Dopo il fallimento del suo matrimonio, la fine miserabile di un amore tradito e maltrattato Renata, poco più che trentenne, raccoglie i suoi resti per reinventarsi libera e riscattata.
Non è più disposta a concedersi se non sulla scena e apre le porte della propria casa al solo e unico amico e confidente di sempre, Hamond.
Renata recita la parte della donna affrancata dall’amore, per ritrovarsi però, puntualmente, fragile e patetica davanti allo specchio, spietato nel suo riflettere la disperata solitudine degli anni che passano.

“Eccomi qua dunque, tale quale sono! Non sfuggirò, questa sera, all’incontro con il lungo specchio, al soliloquio cento volte evitato, accettato, fuggito, ripreso e interrotto […]. Eccomi qua dunque, come sono! Sola, sola, e per la vita intera senza dubbio. Già, sola! È troppo presto. Ho passato, senza sentirmene umiliata, la trentina; perché questo viso, il mio, non ha valore che per l’espressione che lo anima, e il colore dello sguardo e il sorriso diffidente che vi appare, quello che Martinetti chiama la mia gaiezza volpina…Volpe senza malizia, […] volpe senza cupidigia, che non si ricorda che della trappola e della gabbia… […] Volpe stanca di aver ballato, prigioniera, al suono della musica…”

Sarà l’incontro con un suo appassionato ammiratore da prima fila, un trentenne ricco e annoiato, a rimettere in discussione la sua vita. Renata si ritrova, suo malgrado, arresa e innamorata tra le braccia del suo corteggiatore, nonostante i rimproveri a se stessa e i ricordi ancora vivi e dolorosi del suo primo amore.
Massimo Dufferein-Chautel è poco più che un pretesto nella storia, un monito a Renata e alle sue false convinzioni, un invito a lasciarsi andare a una delle tante tentazioni. Il giovane e ostinato seduttore, però, dovrà fare i conti con la feroce resistenza della donna.
Leggendo i pensieri di Renata è impossibile non pensare all’autrice, di cui la protagonista ne ricorda senza dubbio l’ironia dissacrante e il profondo senso di ribellione. Come Renata, Sidonie-Gabrielle Colette è stata, oltre che scrittrice e giornalista, attrice di music-hall (anche al Moulin Rouge), e un’artista eclettica spesso al centro di scandali e di relazioni sentimentali discusse e tormentate.

La vagabonda è un inno alla libertà femminile, all’anticonformismo e alla amore sconsiderato fuori da ogni canone o pregiudizio. Un viaggio di sola andata nella Parigi senza veli e antiborghese dei primi del Novecento, tra artisti improvvisati e decadenti, volti tristemente imbellettati e cagnette isteriche. Un dietro le quinte della vita e dei suoi fasti, un luogo che sa di cipria e di passato, dove gli specchi rimandano immagini ormai sbiadite del presente.
Amara e ironica, Colette ci insegna – senza indugi – la vita.

“Due abitudini mi hanno dato la forza di trattenere il pianto: quella di nascondere i miei pensieri e quella di tingere le ciglia con il rimmel…”

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Tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento un poeta di origini greche, Costantinos Kavafis si fa portavoce della storia della città di Alessandria, del suo destino di straordinario sviluppo e inarrestabile decadenza. Con una voce malinconica, consapevole di qualcosa che è andato perso per sempre, Kavafis decide di raccogliere le sue poesie in un corpus collettivo, il suo "Canone": 154 componimenti brevi divisi in scritti filosofici, storici ed erotici. Se con le prime due sezioni, il poeta alessandrino si fa conoscere ed apprezzare per lo stile e per i memorabili ritratti di personaggi del passato, è con la terza che raggiunge una grande notorietà, per quanto prevalentemente postuma. La scabrosità esibita di alcuni testi, l'esplicita omosessualità, la ricercata inattualità e l'eccentrica solitudine dell'autore, gli hanno infatti valso critiche e difficoltà in vita, superate infine dal riconoscimento di una superiore purezza stilistica e sentimentale, distillata nella musicalità di componimenti di assoluta perfezione formale. Il Canone, proposto qui nella nuova traduzione di Massimo Scorsone, innalza Kavafis tra i più prestigiosi poeti del Novecento e mostra tutta l'originalità di una voce irrequieta, commovente e capace di parlare ancora oggi al nostro cuore.

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