Narrativa

Venne alla spiaggia un assassino

Stancanelli Elena

Descrizione: "Il mare Mediterraneo si sta riempiendo di morti. Barche inadeguate e stipate all'inverosimile navigano a vista, provando a raggiungere le nostre coste. Alcune ci riescono, altre vengono riacciuffate e riportate indietro, in Libia. Altre ancora, moltissime, affondano. Ho deciso di andare a vedere. Angosciata dall'irrazionalità e dalla ferocia che spinge ministri e politici a considerare i morti un buon esempio, un deterrente per gli altri migranti pronti a partire, mi sono imbarcata con chi invece vuole salvarli. 'Venne alla spiaggia un assassino' è il racconto del tempo trascorso sulle barche delle famigerate ONG, trasformate in pochi mesi da alleate della guardia costiera italiana in colpevoli di ogni nefandezza. Donne e uomini che dedicano la propria vita al soccorso in mare e meriterebbero il Nobel per la pace e invece vengono insultati. Ma è anche una specie di romanzo d'avventura, la cui protagonista è convinta di fare la cosa sbagliata per lei, ma decisa a farla fino in fondo. Ci sono libri che si raccontano al ritorno, dopo essersi allontanati molto da se stessi, facendo i conti con un po' di nostalgia, i ricordi e molta incredulità: abbiamo ceduto la nostra misericordia, la pietà, in cambio di niente. Stiamo facendo una terribile confusione tra colpevoli e innocenti. A volte è difficile capire da che parte stare, altre è facilissimo." (L'autrice)

Categoria: Narrativa

Editore: La nave di Teseo

Collana: Oceani

Anno: 2019

ISBN: 9788893448765

Recensito da Elpis Bruno

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Venne alla spiaggia un assassino di Elena Stancanelli: “Questo libro è un diario del periodo trascorso su una nave insieme alle persone che prestano soccorso in mare. E anche il tentativo di mettere in ordine i fatti per provare a capire cosa sta succedendo nel Mediterraneo”.

Nella prima parte dell’opera vengono richiamate fasi politiche internazionali (“L’Unione europea riconosce la guardia costiera libica, le accorda la facoltà di coordinare i soccorsi e impone alle ONG… di non ostacolarla”) e italiane (“Il governo di Enrico Letta vara Mare Nostrum… Themis stabilisce che i naufraghi siano fatti sbarcare nel porto più vicino al punto in cui è stato effettuato il salvataggio…”) che costituiscono il quadro di riferimento nelle dinamiche delle migrazioni mediterranee. Sino all’attuale chiusura dei porti italiani, contro la quale la scrittrice oppone la sua posizione critica di assoluto dissenso (“Luca Morisi da Mantova. È lui il responsabile della comunicazione di Salvini… l’aggressione contro gli immigrati e la loro criminalizzazione… sono una sua invenzione”).

La narrazione assume toni drammatici quando si tratta di descrivere gli orrori umani ai quali sono sottoposti i migranti (“Hai a bordo gente che è abituata a essere picchiata tutti i giorni, violentata, torturata, Quando li guardo, penso sempre alle immagini dei sopravvissuti ai campi di concentramento tedeschi”), pur dotati di resistenza fisica (“Loro sono più forti”), mentre si pone un tragico interrogativo: “Come supereranno l’orrore?

Nell’opera emerge la personalità dell’autrice (“La sindrome di Giovanna d‘Arco”) con la sua condizione personale (“Figli se ne avessi. Non averne mi ha concesso infatti il privilegio di credere di essere coetanea di chiunque…”), le sue radici (“Io abito in una casa d’angolo… via dello Statuto e via Leopardi”), l’inesperienza specifica  (“Non sono mai stata su una barca”) e i  limiti (“Il rihib è dunque il gommone”): un’intellettuale che non esita a rispondere all’appello di Sandro Veronesi, anche se poi l’esperienza di navigazione avrà un epilogo per certi aspetti deludente: “Non siamo stati testimoni di nessun salvataggio, ma abbiamo visto l’incredibile impegno del governo italiano e di quello maltese nel metter fuori gioco le ONG”.

Al lettore spettano la facile esegesi del titolo dell’opera e l’individuazione di chi sia l’assassino che venne alla spiaggia, proprio come nella canzone Il pescatore di De André…

Bruno Elpis

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