Narrativa

Vent’anni che non dormo

Archetti Marco

Descrizione: Marco ha studiato filosofia e ha smesso. Ha lavorato nelle toilette di un autogrill e ha smesso. Ha convissuto con una ragazza e ha smesso. Ha voluto una famiglia e ha smesso di volerla. Ora lavora in una pizzeria e già non ne può più. Cerca casa e la trova in condivisione con Chiara, una giovane senz'arte né parte ma con molti, troppi amici e soprattutto con una spiccata propensione a consumare in una notte, con l'ingenuità di un cuore facile, un grande amore dopo l'altro. È allora che a Marco viene l'idea: e se questi "grandi amori" glieli procurassi io, dietro adeguato compenso? Detto, fatto. Ma Marco è veramente un pappone? E Chiara è veramente una prostituta?

Categoria: Narrativa

Editore: Feltrinelli

Collana: I Canguri

Anno: 2005

ISBN: 9788807701610

Recensito da Marika Piscitelli

Le Vostre recensioni

“Vent’anni che non dormo” mi fu regalato qualche anno fa da un’amica che lo scelse semplicemente per via del titolo, soffrendo io d’insonnia… In realtà Marco, il protagonista, è un ragazzo annoiato e disilluso che prova a trasformare in un proficuo business la facilità con cui la sua coinquilina Chiara si concede all’amore…

Non conoscevo Marco Archetti, ma il suo stile mi è piacque molto. Realistico e simpaticamente sfacciato, ai tempi mi ricordò un po’ l’Enrico Brizzi di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, forse per l’originalità e la schiettezza del linguaggio.

Il libro è di quelli di cui dimentichi presto la trama, però la lettura scorre veloce e piacevole. Più che altro il neo dell’intreccio sono i flashback, che a volte appesantiscono e rendono confusa la narrazione.

È strano, ma certe persone a volte entrano a far parte della nostra vita semplicemente perché non ce ne sono in giro altre

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"Il fico che cresce sulle rovine della fortezza, emblema e geroglìfico del nuovo libro di Claudio Damiani, ha i giorni contati. Verrà qualcuno a restaurare gli spalti del diroccato maniero aristocratico dove cresce, sradicando quella forma di vita abusiva, vita incurante della sua propria bellezza, capace di assentire al suo destino senza opporgli un'assurda resistenza. Dall'albero il poeta ricava l'insegnamento supremo: è possibile amare la vita senza avvelenarla con la paura della morte. È possibile, dunque, la felicità, quella pura e gratuita vibrazione dell'essere qui, dell'esserci ora, minuscolo filo saldamente intrecciato all'arazzo del cosmo? Come un saggio taoista, Damiani non si stanca mai di dipingere a rapidi colpi di pennello paesaggi nei quali gli uomini e le bestie, le piante e le pietre, le nuvole e le acque sono gli elementi solidali dello stesso prodigio, ovvero una sola materia senza più nome, disponibile a tutti gli esperimenti di un'alchimia interiore capace di trasformare in oro il fardello dell'impermanenza e l'angoscia del tempo che fugge. Oltre il piacere del testo, ai lettori di questo libro si offre una terapia sottile ed efficace come solo sanno essere i consigli di chi è capace di curare se stesso, e non smette mai di farlo." (Emanuele Trevi)

il fico sulla fortezza

Damiani Claudio

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Tra un atto e l’altro

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Cecità

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