Narrativa

Vento forte tra i banchi

Lodoli Marco

Descrizione: «I banchi di scuola a volte sembrano banchi di nebbia, oltre i quali è sempre più difficile per un insegnante indovinare la vita, le attese, le paure dei suoi allievi. Qualcosa si è rotto in questo incontroscontro generazionale, adulti e ragazzi fanno sempre più fatica a stare insieme per capirsi e anche per litigare, quando serve: eppure la dialettica vitale di una società dinamica deve passare per forza attraverso questa sintesi precaria che è un’aula di scuola. È il momento di far ripartire il dialogo: chiunque può aprire davanti ai nostri occhi una finestra e far entrare il vento e un paesaggio inaspettato: chiunque, anche lo studente dell’ultimo banco, anche l’insegnante più stanco.» In questa raccolta di riflessioni e aneddoti l’autore ci conduce nel mondo della scuola e della società contemporanea, rivelandone paradossi e vuoti ma anche colori e ricchezza. Nelle pagine di questo libro troveremo non solo un’arguta descrizione della realtà in cui ciascuno di noi è immerso, ma anche l’invito a ripensare la scuola come il luogo che — attraverso la discussione e la condivisione di valori tra generazioni — può fornire «gli strumenti per affrontare la vita, grande, complessa e meravigliosa che ci attende ogni giorno».

Categoria: Narrativa

Editore: Centro Studi Erickson

Collana:

Anno: 2013

ISBN: 9788859004554

Recensito da Valeria Martino

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L’ennesimo libro sulla disfatta della scuola italiana? Non proprio…

Chi pensa di sapere cosa sia la scuola di oggi facendo appello a quell’immagine che traspare dalle parole dei tg, dai piccoli accenni che ne vengono fuori dai talk show o, peggio ancora, dalle orazioni dei politici, si sbaglia di grosso.

La scuola è sicuramente anche quello, ma di certo non solo.

Vento forte tra i banchi“, di Marco Lodoli è una raccolta di riflessioni e pensieri; un racconto della scuola italiana in un panorama realistico, quotidiano. I punti di vista sono, alternativamente, dalla parte dello studente e dell’insegnante, senza per questo omettere i pregiudizi e i punti oscuri, ma cercando sempre di donare quel vento di speranza proprio delle nuove generazioni:

«I banchi di scuola a volte sembrano banchi di nebbia, oltre i quali è sempre più difficile per un insegnante indovinare la vita, le attese, le paure dei suoi allievi. Qualcosa si è rotto in questo incontro-scontro generazionale, adulti e ragazzi fanno sempre più fatica a stare insieme per capirsi e anche per litigare, quando serve: eppure la dialettica vitale di una società dinamica deve passare per forza attraverso questa sintesi precaria che è un’aula di scuola. È il momento di far ripartire il dialogo: chiunque può aprire davanti ai nostri occhi una finestra e far entrare il vento e un paesaggio inaspettato: chiunque, anche lo studente dell’ultimo banco, anche l’insegnante più stanco.»

In appena un centinaio di pagine, con uno stile narrativo asciutto e coinvolgente, l’autore ci racconta di come sia cambiata in questi ultimi anni la scuola come istituzione, la figura dello studente e dell’insegnante. E chi questo mestiere lo ha scelto, non potrà che annuire leggendo ogni singola pagina e ritrovarsi in quelle parole.

L’imperante maleducazione degli studenti (che per alcuni non è altro che libertà), l’ignoranza dilagante, i professori bruciati prima e rottamati dopo… uno scenario apocalittico? No, semplicemente la triste rappresentazione della realtà.

A volte la differenza anagrafica fra studenti e insegnanti è debole, ma sembra essere lontani anni luce. Il senso di colpa, ad esempio: fino a qualche anno fa ammettere di essere impreparati dava adito a due vie di fuga: o inventare un disastro familiare che avrebbe coinvolto inevitabilmente, e a catena, tutti i membri, o vergognarsi, abbassare il volto e, presi da un rossore paonazzo,  balbettare qualche giustificazione.

 Oggi no. Si afferma candidamente di non aver studiato perché si ha avuto altro (e di meglio) da fare, perché non si aveva voglia, “perché tanto poi recupero, professò“. C’è una relazione asimmetrica fra docente e allievo, che talvolta  non conosce più né autorità né definizione dei ruoli:

Nessuno balbetta, nessuno abbassa gli occhi, nessuno arrossisce.  … Non si vergognano gli assassini, i politici  ladri, i corrotti, i mascalzoni, nessuno più china la testa e ammette le proprie colpe, perché mai dovrebbe vergognarsi uno studente di sedici anni che non sa un tubo? “.

Perchè leggere questo libro allora? C’è ancora una parte della scuola che funziona e che va avanti, fatta di ragazzi avidi di sapere, che non si vergognano di chiedere e a cui piace anche studiare e, soprattutto, ci sono ancora quegli insegnanti che pensano che questo sia il mestiere più bello, perché permette di osservare i cambiamenti da un punto di vista privilegiato, attraverso gli occhi dei ragazzi, che sono il cambiamento stesso. Sì, è vero, manca la carta per stampare, a volte anche quella igienica, i pc funzionano male e la scuola non ha i soldi per finanziare il viaggio d’istruzione… eppure ci sono ancora insegnanti che, nonostante tutto, credono nella loro vocazione e pensano ancora che la scuola debba “recuperare la sua missione originaria, educare al pensiero, insegnare il giudizio, la logica, la critica, l’arte della treccia e del telaio che incrocia i fili e crea un tessuto mentale“.

Tante volte è stato detto che si deve ripartire dalla scuola, perché da essa dipende lo sviluppo e il progresso di una nazione, e fra le pagine del libro, anche nelle più buie e pessimistiche, è questo  l’augurio che soffia, come un vento forte tra i banchi.

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