Giallo - thriller - noir

Il vizio di Caino

Pastori Ferdinando

Descrizione: Flavio, dopo un mese in giro per l'Europa, è arrivato a Parigi. Non sta fuggendo da nessuno, ma non ha mai smesso di provare a levarsi di dosso il peso di una famiglia ingombrante. Il padre è un avvocato di fama, suo fratello Filiberto ne segue le orme. Lui invece vuole fare il fotografo. E potrebbe aspirare a essere felice, se non venisse richiamato all'improvviso a Milano. Filiberto è scomparso. Bisogna ritrovarlo. Inizia così la discesa in un abisso dove Flavio non riesce a distinguere chi sta dalla sua parte e chi è contro di lui, mentre serpeggia l'inquietudine più grande: di essere passato dalla parte del male. Perché sullo sfondo della Milano delle escort e dei club privé, delle perversioni sessuali e della violenza più scabrosa, tornano a galla indicibili segreti. Il libro racconta una regola ineludibile: il male è contagioso.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Novecento

Collana: Calibro 9

Anno: 2014

ISBN: 9788895411811

Recensito da Elpis Bruno

Le Vostre recensioni

Il vizio di Caino” ha uno sbocco univoco: il fratricidio. “Il vizio di Caino” sfocia in un delitto compiuto per invidia e gelosia. E al biblico precedente s’ispira Ferdinando Pastori per intessere un noir dalle tinte forti a partire dal complesso d’inferiorità che un figlio nutre nei confronti del fratello prediletto.

Il duo Caino-Abele, nel romanzo di Pastori, è rappresentato da Flavio e Filiberto (“Ci siamo divisi i ruoli. Lui il figlio adorato, io quello dannato”), i figli di un avvocato milanese (“L’avvocato che difende i ricchi e i potenti. Squalo fra gli squali”), di grido e spregiudicato (“Suo padre… è un personaggio importante, un uomo in vista e influente. Con il suo lavoro e gli interessi in politica si è fatto parecchi nemici”).
Filiberto ne ha seguito la strada (“Abele, il figlio buono, non manca mai all’appello e dubito che sia stato invitato”) e incarna le ambizioni del padre (“Orgoglio di mamma e papà”).
Flavio, invece, si è ribellato a un destino professionale già tracciato (“Perché non hai fatto anche tu l’avvocato?” “Non mi piace abbastanza la gente da essere disposto a mentire per difenderla”) e si è dedicato ai propri interessi (“Dedicarmi al progetto chiese sconsacrate”), in posizione critica rispetto alla famiglia e alle sue smanie di prestigio.
Quando Filiberto scompare in modo misterioso (“Tuo fratello è scomparso. Da quattro giorni”), tuttavia, Flavio-Caino – richiamato a Milano dal padre (“Perché hai aspettato tre giorni prima di avvisarmi? Cos’è capitato a Filiberto?”) – s’incarica di un’indagine personale, che lo porta a collaborare con Micol Burando, un’affascinante donna-ispettore, dimostrando il proprio desiderio di guarire dal “vizio di Caino”.
Nel frattempo le carte della vita vengono sparigliate da un’inaspettata rivelazione: alcuni filmati hard e foto osé immortalano Filiberto, il figlio-modello, in situazioni inequivocabilmente piccanti e compromettenti.
“So quanto tu vada fiero del tuo ruolo. Recitare la parte della pecora nera della famiglia ti ha sempre rallegrato. Come ti senti adesso che primato e divertimento sono messi in discussione?”

Cosa si cela dietro alla sparizione di Filiberto?
Una ritorsione verso il padre?
Una relazione pericolosa nel mondo sotterraneo dei club che coltivano interessi particolari?
Un collegamento con altri casi di scomparsa?
Flavio e Micol lo scopriranno a loro spese, penetrando di tappa (“L’Euphoria. Ed è lì che andremo questa sera. Eleganti e sorridenti”) in tappa (“C’è in programma un masquerade swinger party organizzato da Aperta-Mente, una community molto attiva sul web”) i reconditi segreti dell’erotismo alternativo (“Protagonista della movida milanese, conosce la notte e il suo lato più trasgressivo e lussurioso”) e mettendo a repentaglio incolumità e virtù…

La narrazione scorre rapida grazie a uno stile che calza specie (“Si muove a scatti come la coda tagliata di una lucertola”) e genere (“Il cielo, costretto fra le teste di medusa degli alberi e il profilo lucido dei palazzi, è un’ipotesi”): nell’ironia, a volte caustica, a volte beffarda; nelle implicite riflessioni sui rapporti familiari; tra rimandi a fiabe e favole (“Prendo una mela dal frigorifero. Per la gioia del serpente e la disperazione di Biancaneve”) utilizzate come sinistri strumenti (“Peter Pan voleva riappropriarsi della propria ombra, io vorrei disfarmi della mia. Tenacemente aggrappata agli ultimi avanzi di luce”); con il refrain di paradossi geografico-legali (“In Australia la legge vieta ai bambini l’acquisto di sigarette, ma non impedisce loro di consumarle”).

Poi – dicevo – nelle ultime pagine la vicenda imbocca una rotta pericolosa, atroce, crudelmente esplicita…
Soprattutto per questo, il romanzo è indicato a chi non ama le mezze misure o i toni pastello, a chi apprezza la contrapposizione cromatica tra il nero della perversione in cui precipita a volte l’animo umano e il rosso…

Bruno Elpis

...

Leggi tutto

LEGGI COMMENTI ( 2 commenti )

Intervista a Ferdinando Pastori – i-LIBRI

[…] bastardo” è uscito “Il vizio di Caino” (ndr: potete leggere qui la nostra recensione: http://www.i-libri.com/libri/vizio-caino/) una storia auto conclusiva con un nuovo protagonista e in mezzo  racconti e romanzi brevi, alcuni […]

La memoria – i-LIBRI

[…] Segue una poesia di Ferdinando Pastori. Di lui ci siamo già occupati commentando il noir “Il vizio di Caino”: […]

Aggiungi un tuo commento

Scrivi la tua recensione

Devi effettuare il login per aggiungere un commento oppure registrati

Ferdinando

Pastori

Libri dallo stesso autore

Intervista a Pastori Ferdinando


Warning: Invalid argument supplied for foreach() in /web/htdocs/www.i-libri.com/home/wp-content/themes/ilibri/single-libri.php on line 862

Sulla tua parola. Letture della messa per vivere la parola di Dio. Settembre-ottobre 2014

Un giorno nella vita del giovane miliardario Eric Packer. Un'odissea contemporanea, surreale, sullo sfondo di un'oscura minaccia e del crollo dei mercati mondiali. Dopo Underworld e Body Art, DeLillo ci offre un romanzo caustico e affascinante, ambientato in un presente che è già futuro. «Il futuro è sempre qualcosa di integro e uniforme. Nel futuro saremo tutti alti e felici» disse lei. «Ecco perché il futuro fallisce. Fallisce sempre. Non potrà mai essere il luogo crudele e felice in cui vogliamo trasformarlo».

COSMOPOLIS

DeLillo Don

La storia che ha cambiato la vita di Paul Casey è semplice: un amore finito, il primo, che non ha mai smesso di perseguitarlo. Paul incontra Susan al tennis club, un’estate, tornato a casa dall’università. Ha diciannove anni, lei quaranta. Tutto intorno a lui sembra noioso e convenzionale: sono i primi anni Sessanta, i Beatles non sono ancora esplosi, la protesta studentesca è lontana e non c’è nulla da contestare. Susan è originale, spiritosa, intelligente, diversa, e Paul inizia a frequentarla perché ha l’impressione di ribellarsi a qualcosa. Ma lentamente scopre che la vita di quella donna nasconde sacche di ordinario squallore, ed essendo un idealista intriso di fantasie romantiche decide di “salvarla”, senza avere ben chiaro cosa significhi. Rinuncia alla carriera legale e s’adatta a un lavoro d’ufficio, prova a inventarsi una vita stabile con lei. Ma non basta. A Susan serve molto di più, e Paul sceglie la fuga. E così facendo chiude per sempre la partita con l’amore. Julian Barnes delinea con la consueta feroce dolcezza il ritratto di un uomo debole e disilluso e di una donna meravigliosamente fragile. Lasciandoci alla fine con un dubbio irrisolvibile: è meglio avere amato e sofferto oppure essere rimasti al riparo dal dolore senza amare mai?

L’unica storia

Barnes Julian

Venezia, 1981. Una giovane coppia, appartata su una panchina dei giardini della Biennale, a Sant'Elena, viene aggredita. Il ragazzo resta ucciso, la ragazza precipita in un silenzio al limite della follia, che rende impossibile risalire al colpevole. Alla Polizia non rimane che archiviare il caso. Venezia, oggi. Dalle acque della laguna affiora un cadavere. Si tratta di Mirco Albrizzi, immobiliarista molto conosciuto e vittima troppo illustre per passare inosservata. Se le autorità vorrebbero archiviare la faccenda come suicidio, il commissario Nicola Aldani, incaricato delle indagini, riconosce inequivocabili i segni dell'omicidio. È un caso scomodo, e a complicarlo ci si mette anche quel commissario Zennari, da tempo in pensione, che pretende aiuto per chiudere una storia ormai dimenticata, risalente a molti anni prima, l'aggressione ai giardini della Biennale... Ma nulla avviene per caso, e ben presto le due piste si confondono, le acque si intorbidano, gli indizi si inquinano... Sullo sfondo della vicenda, vivida e inconfondibile, Venezia: l'altana sul tetto, dove Aldani ama rifugiarsi; la laguna davanti alle fondamente Nove, dove il pilota del commissario fa sfrecciare il vecchio Toni, la lancia in dotazione alla Polizia; il dialetto, che risuona nelle calli e lungo i rii; le acque e le foschie, complici di misteri e custodi di verità.

Acqua morta

Catozzi Michele