Narrativa

Il volo di Natale

Johnson Craig

Descrizione: Lo sceriffo Longmire (lo stesso che è protagonista della serie dei romanzi gialli) riceve la visita di una giovane donna asiatica che all’inizio non riconosce ma che poi ricorda essere stata al centro di un’incredibile storia capitatagli nel Natale di trent’anni prima. Così poco alla volta Longmire rievoca quella commovente storia natalizia. All’epoca era un giovanissimo sceriffo e fu chiamato nel luogo di un incidente automobilistico dove due coniugi giapponesi avevano perso la vita. Erano sopravvissute la figlia di pochi anni e sua nonna, una vecchietta giapponese raggrinzita e incapace di capire una parola d’inglese. La bambina era però in pericolo di vita e andava aerotrasportata urgentemente all’ospedale di Denver, l’unica struttura in grado di salvarla. All’annuncio dell’arrivo di una tempesta di neve si scopre che nessun velivolo è in condizioni di decollare. L’unico “pazzo” che si offre è un vecchio pilota della Seconda guerra mondiale, alcolizzato e con un aereo più vecchio di lui, un bombardiere con il quale aveva bombardato i nemici giapponesi. La squadra che lo accompagna in questo volo pazzesco tra le montagne è composta da Longmire e da un vecchio dottore tedesco, oltre ovviamente alla bambina in fin di vita e alla nonna. Attraverseranno le montagne mentre l’aereo perde pezzi, il pilota continua a bere whiskey, il medico cerca di tenere in vita la bambina e Longmire resta addirittura appeso fuori dall’aereo in mezzo alla tormenta.

Categoria: Narrativa

Editore: E/o

Collana: Dal mondo

Anno: 2014

ISBN: 9788866325185

Recensito da Elpis Bruno

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Il volo di Natale” è ormai affondato nell’oblio dello sceriffo Walter Longmire, personaggio fuoriuscito dalla fantasia di Craig Johnson. Ci pensa a farlo riemergere una giovane donna (“… una specie di sottile crepa sulla fronte di porcellana, quasi fosse fatta di porcellana e a un certo punto qualcuno l’avesse lasciata cadere”), che si presenta nell’ufficio dello sceriffo, chiedendo di essere condotta al cospetto del suo predecessore (“il mio predecessore, l’Alto Sceriffo Lucian A. Connally”): “Ho qualcosa… Qualcosa che ho bisogno di restituirgli”.

L’ex sceriffo è un personaggio strambo, sprovvisto di una gamba ( “Lui arrotolò la gamba del pantalone e cominciò ad allacciarsi la protesi, con tanto di stivale da cowboy a punta”), tanto amico di Bacco (“Quello che so è che ti devo far passare la sbronza e mettere in volo, uccellino mio”) e tanto ruvido (“Lucian, devi smetterla di sparare alla TV”), quanto generoso e testardo.
In un Natale ormai lontano (“La scena… aveva un non so che di dickensiano, con i pioppi ricoperti di brina come glassa bianca…”), forte dell’esperienza di volo accumulata durante la guerra, Lucian si è incaricato di trasportare all’ospedale di Denver con un vecchio velivolo (“Questo vecchio uccellaccio è bloccato qui finché non si presenta qualcuno capace di pilotarlo”) una bambina giapponese ferita, sopravvissuta a uno spaventoso incidente d’auto (“L’unica ancora viva non lo sarebbe rimasta a lungo se non trovavo il modo di farla arrivare a Denver”).
Con la fortuna dei principianti, con la determinazione dell’altruismo e con il desiderio di salvare una vita umana, l’equipaggio di emergenza affronta una tormenta di neve (“Tra poco più di un’orala tempesta arriverà qui da noi e a quel punto non volerà più nessuno, nemmeno Babbo Natale”), essendo preclusa la possibilità di praticare le strade che conducono all’ospedale.

Le descrizioni dello scalcinato aereo sono particolarmente efficaci, anche se spesso condotte con tecnicismi spinti.
Sulle ali dell’ironia e con la forza delle caratterizzazioni, l’autore imbastisce una fiaba natalizia ove il lieto fine viene stemperato dal rozzo protagonista, una macchietta che riesce a condensare in sé la forza dell’umorismo e la potenza delle buone intenzioni, ben dissimulate sotto la rozza scorza del cow-boy.

Bruno Elpis

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