Giallo - thriller - noir

XY

Veronesi Sandro

Descrizione: Un albero ghiacciato, di un rosso vivo, pulsante, intriso di sangue. È la prima immagine che appare a don Ermete, Zeno e Sauro. Una strage indicibile si è consumata ai piedi di quell’albero, e solo una prodigiosa nevicata ha lenito l’orrore di quegli undici corpi straziati da undici cause di morte diverse, avvenute contemporaneamente, in un lampo. I quarantadue abitanti di Borgo San Giuda, travolti dall’onda d’urto di quel massacro, si ritrovano al centro del mondo mediatico. Semplici testimoni del male, diventano i protagonisti dimenti-cati di questa storia, e tutti insieme scivolano nella follia. Don Ermete non può abbandonare la sua gente e insieme a Giovanna Gassion, giovane psichiatra della ASL in fuga da un amore finito, cercherà in tutti i modi di mettere in salvo quel mondo di poche anime perse e mute, che sembrano lontanissime ma che in realtà siamo noi. Pagina dopo pagina sembrerà di essere lì a calcare forte il passo per non essere spazzati via da quel vento che tira gelido e senza sosta, di entrare in quelle case modeste dove germina la follia, di incrociare quegli sguardi disperati e soli, e infine di sentirsi lievi e salvi, una volta arresi davanti al mistero. X e Y, uomo e donna, fede e scienza, si incontrano e si scontrano fin quasi a sovrapporsi in un’eroica liberazione dalla dittatura della ragione, umiliata dall’assurda danza del male.

Categoria: Giallo - thriller - noir

Editore: Fandango

Collana:

Anno: 2010

ISBN: 9788860441812

Recensito da vanloon12

Le Vostre recensioni

Se esistono le parole per dirlo, è possibile”. Questo è l’assunto di partenza di XY, l’ultima fatica letteraria di Sandro Veronesi, pubblicata da Fandango, nella interessante collana Extra e, quindi, accompagnata in appendice da L’Alfier nero di Arrigo Boito, racconto del 1867.

Il curriculum del toscano Veronesi è impressionante, nel 2000 vince il Campiello (e il Viareggio) con La forza del passato e nel 2006 si aggiudica lo strega con Caos Calmo, romanzo poi tradotto in decine di lingue e da cui è stato tratto un film di successo con Nanni Moretti, Valeria Golino, Alessandro Gassman e Isabella Ferrari come protagonisti e Antonello Grimaldi alla regia.

Pertanto, ogni sua prova va guardata con interesse. In particolare quest’ultima, per quel che mi riguarda, visto che viene presentata da più parti come “invasione” di Veronesi nel thriller e nel giallo/noir. In realtà, XY è tutto tranne che un thriller o un giallo. E’ un romanzo di narrativa generale mascherato, astutamente, da altro. Infatti, dopo la tragedia iniziale (una misteriosa strage alle porte di uno sperduto borgo del Trentino), sono le figure dei protagonisti che prendono il sopravvento.

X, ovvero la figura femminile, è Giovanna Gassion. Psicologa della mutua, sognatrice mancata, sciatrice mancata. Y è Don Ermete, parroco delle 42 anime di San Giuda e devoto al santo, che nulla ha a che vedere con l’iscariota traditore. San Giuda è il protettore dei casi disperati. X e Y si uniscono di un’unione mentale ed empatica che esula dal sesso, pur lasciandolo intendere, e si basa sulla ricerca di una soluzione alla strage che, in realtà, nessuno dei due cerca. E che non c’è, o per lo meno non c’è la spiegazione. Perché, a volte, le cose semplicemente accadono, anche quelle orrende, e bisogna crederci, per fede, se non si riesce a decifrarle con la ragione. In realtà, Veronesi non sembra nemmeno volerla risolvere, quella strage. Non gli serve. Funzionale alla storia è che X e Y saranno costretti a guardarsi dentro con la scusa di affrontare qualcosa che sta fuori. Attorno a loro, il mondo di San Giuda e delle poche anime del paese, cadute presto in un abisso di sofferenza che confina con la pazzia.

XY è un romanzo profondamente intimista, che affronta da molteplici angolazioni il tema della sofferenza e dei modi di reagire alla stessa. Anche lo stile di scrittura è ricco, prezioso, veloce. Salvo alcuni dialoghi, allungati all’inverosimile dall’uso di una punteggiatura forzata che, invece di ricalcare il ritmo del parlato (o del telefonato) e’, invece, piuttosto pesante.

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