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MERAVIGLIOSO - di Dario TorromeoScritto da Marika Piscitelli

MERAVIGLIOSO - di Dario Torromeo

Titolo: MERAVIGLIOSO Marvin Hagler e i favolosi anni Ottanta
Autore: Dario Torromeo
Editore: Absolutely Free
Anno: 2011

Meraviglioso. Gli piaceva. Aveva chiesto a tutti di chiamarlo così. Agli annunciatori di ring, ai telecronisti, agli amici, agli altri giornalisti. Poi, quando l’opinionista di un grande network, nella presentazione di un match, si era rifiutato di farlo, lui era andato dal giudice. Prima di entrare in tribunale il suo nome era Marvin Nathaniel Hagler, all’uscita era diventato Marvelous (una sola “l”, mi raccomando) Marvin Hagler. Non ci sarebbero più stati equivoci o omissioni”.

Marvin Hagler, peso medio, è stato protagonista di incontri mitici: Thomas “il cobra” Hearns, Roberto “mani di pietra” Duran, John “la bestia” Mugabi, fino alla grande sfida con Sugar Ray Leonard, il 6 aprile 1987.

Vi racconto quel periodo indimenticabile, i magici anni Ottanta. Una stagione in cui la boxe era una cosa dannatamente seria”, scrive Torromeo che, a bordo ring, ha assistito a tutte le sfide più importanti, e un appassionato di boxe non si lascerà certo sfuggire questo libro che parla dei più grandi pugili di sempre. Comunque, anche un profano (come me) può trovarlo affascinante, perché l’autore, al di là della testimonianza diretta e dell’occhio dell’osservatore esperto, offre ai lettori un’immagine inusuale dei pugili, svelando qualcosa dell’uomo che si nasconde dietro e dentro ogni campione. In  più, Torromeo è riuscito ad incuriosirmi (non sapevo chi avesse vinto tra Hagler e Leonard, lo confesso) e varie foto arricchiscono ed alleggeriscono il testo.

A chiusura di questo libro che racconta (un po’ riferendo, un po’ romanzando) un periodo d’oro per la boxe, potete poi trovare un’interessante appendice tecnica e una classifica dei dieci medi di sempre.

Mi ero avvicinato a Sugar Ray, in quei pochi minuti che concedeva ai giornalisti subito dopo la fine di un allenamento, ripetendogli per la centesima volta la stessa domanda.

«Ray, non hai paura?»

Lui mi aveva risposto a muso duro. «Se avessi paura, farei il ballerino non il pugile (…)».

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