Titolo: 1Q84
Autore: Murakami Haruki
Editore: Einaudi
Anno: 2011
Titolo: Angeli e demoni
Autore: Dan Brown
Editore: Mondadori
Anno: 2004
Angeli e Demoni è stato pubblicato in Italia sulla scia dell’enorme successo ottenuto da Dan Brown con il Codice da Vinci. Tuttavia, la versione inglese del libro è precedente di alcuni anni rispetto a quest’ultimo, così come la storia si svolge anteriormente rispetto ad esso.
Titolo: Anima mundi
Autore: Susanna Tamaro
Editore: Baldini & Castoldi
Anno: 1997
“Anima Mundi” è un lungo travaglio interiore, una storia di amicizia e di sofferenza.
Fin dalle prime pagine, è facile riconoscere lo stile piacevole, chiaro e fluido della Tamaro. Tuttavia, alcune similitudini appaiono scontate, e vari concetti sono ripresi dai libri precedenti.
Svevo Bandini è un “uomo disgustato”. Ha tre figli, fa il muratore e vive in un piccolo paese del Colorado, Rocklin.
Maria, sua moglie, probabilmente lo aspetta “tiepida e trepidante” nel loro candido letto, ma per lui non è stata una buona giornata: c’è la neve alta ed ha appena perso dieci dollari all’Imperial Poolhall...
Titolo: Camilla portafortuna
Autore: Sterano Ceccarelli
Editore: Zero91
Anno: 2010
"Cara Camilla,
mi manchi. Sono passate solo poche ore e già mi manchi.
Però, da oggi in poi, andare all’ufficio postale sarà meno seccante, perché ogni volta penserò a te e mi augurerò di incontrarti… Tu rendi le persone migliori.
Se puoi, porta un po’ di fortuna anche a me!
Grazie,
Marika”
Camilla è una ragazza di provincia, solitaria e senza grandi ambizioni, che sa apprezzare le piccole gioie quotidiane e sembra vivere in un mondo tutto suo.
Titolo: 100 colpi di spazzola prima di andare a dormire
Autore: Melissa P.
Editore: Fazi Editore
Anno: 2003
È la storia del triste degrado di una giovane vita, della disperata ricerca di un’identità, dell’estremo tentativo di farsi amare.
La protagonista è alle prese con le prime esperienze sessuali e si confida col suo diario. Esperienze così spietate e devastanti da risultare spesso inverosimili: a soli sedici anni sembra già stanca, sfiduciata, disillusa.
Titolo: Cosa sognano i pesci rossi
Autore: Marco Venturino
Editore: Mondadori
Anno: 2006
Mirabile azione, per un romanzo intimistico che si svolge all’interno di un ospedale.
Il dolore, la morte incombente, la vita che continua nonostante tutto…
Pierluigi Tunesi era un uomo felice e soddisfatto, ed ora si ritrova immobile in un letto della terapia intensiva. Non può camminare, non può parlare. Galleggia nella disperazione di un mondo che vede in trasparenza e lo tiene imprigionato: non è altro che un “pesce rosso”.
“… Se spara e uccide il nemico, avrà dalla sua il prete, la chiesa, la patria. Ma ad un tempo avrà contro di sé il divino divieto di uccidere. Allora sarà la sua coscienza a decidere se vuole obbedire ai comandamenti di Dio o a quelli della chiesa e della patria. Probabilmente attribuirà al prete e alla patria un’autorità maggiore che a Dio. Se invece non lo farà e comincerà a dubitare dell’assoluta autorità della chiesa e della patria, allora si troverà già fra coloro ai quali il Demian ha qualcosa da dire”.
Decisamente innovativo il primo piano del narratore…
Le descrizioni ironicamente essenziali ed il colloquio con i lettori rendono l’ingresso nella vita di Maria semplice ed immediato, come l’apertura di un sipario sulla sua psiche tormentata, insoddisfatta e tanto tristemente realistica da far sorridere con amarezza. Sorridere ed annuire.
Titolo: Il bambino che sognava la fine del mondo
Autore: Antonio Scurati
Editore: Bompiani
Anno: 2009
L’inizio mi ha ricordato un po’ “Le Vergini Suicide”, di Jeffrey Eugenides: una sorta di cronaca romanzata.
“Il bambino che sognava la fine del mondo” è la storia di una suggestione di massa, del desiderio inconscio del terrore, della necessità di una contrapposizione netta tra il Male e il Bene.
Titolo: Il ciclista impenitente Editore: Ediciclo Il ciclista è per sua natura impenitente, non si rassegna davanti allo sforzo e prova il brivido concesso a chi conduce un animale o un mezzo con il suo stesso movimento. Assapora quella declinazione positiva del potere che sgorga quando una sincronia dà vita ad un risultato felice. È probabilmente quella sensazione che fa nascere in lui una certa tenacia unita ad un’attenzione per i particolari, una perspicacia frutto della sinergia tra sé e un’altra entità, sia essa animale o macchina, il dover essere attenti contemporaneamente ai segnali che si inviano e a quelli che si ricevono.
Anno: 2011
I gabbiani vivono in colonie, e con le loro ali snelle ed appuntite fendono l’aria soprattutto alla ricerca di cibo.
Ma per Jonathan è diverso: lui vuole volare davvero, gioire del volo, imparare a farlo in modo perfetto. E per chi si differenzia dalla massa, si sa, la vita non è facile…
Sulle prime, ci prova pure a comportarsi come gli altri gabbiani, ma rassegnarsi ad una dimensione che non è la sua non lo rende felice. Il suo sogno è come una forza irresistibile, e lo porterà a sperimentare e compiere acrobazie mai viste.
Siamo negli anni Sessanta, periodo di ribellioni, cambiamenti, voglia di libertà. Eppure, Harriet e David non sognano altro che una bella famiglia unita e numerosa.
I due si incontrano ad una festa, si innamorano perdutamente, decidono di sposarsi ed Harriet lascia il lavoro per dedicarsi interamente ai bambini.
Ne arrivano quattro, vispi, sani, “normali”. Ed è pura felicità.
Facile restare insieme quando le cose vanno nel verso giusto: non ci sono occasioni di scontro, ci si supporta a vicenda, c’è accordo su tutto.
Ma ecco che arriva Ben, un quinto figlio strano e raccapricciante che non sembra neanche umano. Ed è la crisi.
Rimpianti e rinascite sullo sfondo di una Roma attraversata dalle tensioni degli anni ’70.
Grande esordio per Francesca d’Aloja: prosa fluida, trama interessante, armonia tra azione ed introspezione, bel finale.
A volte il rapido succedersi degli eventi risulta eccessivo ma, nel complesso, direi che merita un 8.
Igor Malev, ricco, carismatico ma folle, è ossessionato dalla ex moglie, Ewa, che ha ben pensato di toglierselo dai piedi e ricominciare una nuova vita (se la fa con uno stilista).
Igor è ossessionato al punto da volerla riconquistare a qualunque costo, in particolare “distruggendo dei mondi”, alias uccidendo senza troppa convinzione delle persone che nulla hanno a che vedere col suo dramma personale.
Il tutto si svolge in 24 ore, in occasione del festival di Cannes.
Peccato che la tensione promessa sia praticamente assente ed il libro appaia lento, polemico e ripetitivo. È indubbiamente ben scritto (Coelho è sempre Coelho), ma non basta.
Voto: 5 e mezzo
“La vita possiede innumerevoli modi per mettere alla prova la volontà di una persona: o non facendo accadere nulla, o disponendo affinché tutto avvenga contemporaneamente”.
10… Troppo bello.
Lo leggi tutto d’un fiato… É vivace, veloce, realistico, pungente. Spesso indugia sulle descrizioni, ma senza mai annoiare. Charlotte è divina ed il finale non delude.
I temi affrontati sono svariati… La provincia, la città, il riscatto sociale, lo sbandamento… Del resto, si tratta di un libro lunghetto, il classico “mattoncino”.
Charlotte, dai monti del North Carolina, approda alla prestigiosa e costosissima Dupont University. Come? Ha vinto una borsa di studio, per la serie: “i migliori vengono dalla provincia”.
La gente del suo paesino ha un’altissima considerazione di lei, ed effettivamente Charlotte è bella, è intelligente, è integerrima… Insomma, un gioiello di ragazza.
Un otto pieno...
La penna della Dunne, precisa e pulita, arricchisce una trama semplice e quasi banale. I flashback si alternano alle pagine di una vita reale descritta minuziosamente, ma senza mai tediare il lettore o rallentare la narrazione; i personaggi appaiono vivi, palpabili.
Non male per un romanzo d'esordio...
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Scorre lento… come la vita nei periodi di pausa dalla vita…
L’Io narrante, Antoine Roquetin è impegnato in estenuanti ricerche sul marchese di Rollebon, vissuto nel ‘700, e, con le sue riflessioni filosofiche, ci descrive un’angoscia esistenziale più che mai attuale.
“Siamo rimasti dolorosamente stupiti che una donna, una nostra italiana, abbia osato tanto, e che una casa editrice si sia prestata a lanciare nel mercato librario tanta turpitudine”.
Così scriveva il mensile “La Madre”, stampato a Brescia, nell’agosto del 1964.
Il romanzo era uscito nell’aprile dello stesso anno ed il suo percorso non era stato certo facile: diverse case editrici lo avevano respinto, trovandolo orrendo, impubblicabile.
Del resto, la stessa autrice era ben consapevole dello scalpore che la sua opera avrebbe sollevato: “Quel personaggio incandescente che era la ragazza Giulio, mi faceva paura, perché mi ero accorta che stavo precorrendo i tempi, e inoltre sentivo che per molta gente sarebbe stato motivo di scandalo, e di vergogna” (dalla prefazione dell’autrice, 7 novembre 1978).
“Uno sguattero con propensioni storiografiche non lo si incontra tutti i giorni…” e Luigi Martinotti non si rassegna a friggere patatine: legge, legge, legge… Legge anche se non trova appoggio né comprensione intorno a sé.
“La vita intellettuale di un ingegnere o di un medico non la chiamavano una fissazione, a quelli non andavano a chiedere ragioni della loro scelta; le ragioni le volevano solo da lui, e cosa si aspettavano che rispondesse?”
Dopo la morte del padre, sua madre, “bella, elegante, infastidita”, aveva deciso di lasciare Milano con il nuovo compagno, e Luigi era stato costretto ad abbandonare gli studi.
Stralcio di vita tormentata e sviscerata con prosa trasparente…
Irene è una donna che, attraverso il dolore, riacquista consapevolezza dei propri desideri e sbagli, rivisitando un passato che finalmente riesce ad interpretare con sincerità.
Non si sforza più di giustificare ciò che le accade solo per la paura di apparire ingrata nei confronti di persone che, in realtà la circondano di affettuosa apparenza, trova la forza ed il coraggio di rinunciare ad un amore fatto di solitudine ed accetta con maturità anche la parte più “cattiva” di sé, abbandonando vergogna, inadeguatezza e pregiudizi.
“Come molte persone, mi piace trascinarmi questo senso dell’occasione perduta, perché dà alla mia vita una sorta di patina estetica ed è una buona scusa per sentirmi infelice quando le cose non vanno bene”.
Scuse. Ne inventiamo tante e ce le raccontiamo, per non assumerci la responsabilità delle nostre scelte e dei nostri fallimenti.
Robin si è laureato ormai da tempo ed è alle prese con la tesi di dottorato. Un lavoro impegnativo, certo, ma la verità è che lui ha paura di lasciare l’Università, un mondo che ti protegge dalle delusioni della vita reale, ti dà un alibi, uno scopo nobile dietro il quale nascondere le tue insicurezze: “Io studio…”. E così vive nel passato, nel rimpianto. Sembra una scusa anche l’amore mai confessato a Kate, che ora sta con Ted, meno colto di lui, ma decisamente più pratico, più ottimista. Questo dolore non c’entra nulla con la paura di crescere, di affrontare il lavoro ed una relazione di coppia concreta.
Riflessioni interessanti sui massimi sistemi: la vita, la morte, l’amore, la felicità… Personaggi ben delineati ed un contesto storico che non è semplicemente una cornice, ma una parte importante del contenuto, al pari di una testimonianza.
L’intreccio, invece, è un po’ contorto e i tempi talvolta suonano sballati, così come gli stacchi risultano troppo rigidi. Sarà anche un capolavoro, non lo metto in dubbio… Io, però, l’ho trovato noioso…
Siamo nella Praga di fine anni sessanta, nel periodo ricompresso tra la famigerata Primavera e l’invasione sovietica. Un momento difficile, anche per gli intellettuali, che non hanno la possibilità di esprimere liberamene le proprie idee.
Prolisso, noioso… Descrizioni troppo dettagliate, personaggi che appaiono e scompaiono senza un perché, episodi slegati, una storia che non è storia…
La fantasia dell’autore è mirabile: il problema è che l’opera sembra mancare di un piano, di un progetto definito. E così finisce: nessun colpo di scena, nessun chiarimento. Lascia un senso di inutilità.
Peccato… I primi capitoli mi avevano letteralmente rapita.
Trahit sua quemque voluptas…
Ogni copia di ogni libro ha una sua storia. Non c’entra niente la trama che sviluppa, né l’autore, né la casa editrice che lo ha pubblicato. È una storia legata al lettore che lo custodisce nella propria libreria.
Ogni copia di ogni libro è sottolineata in punti differenti, contiene una dedica particolare o nasconde una macchia di caffè sull’ultima pagina, o magari è stata acquistata in un luogo caro o è stata imbrattata dal bimbo di casa.
“Memorie di Adriano” è indubbiamente un bel libro; il mio “Memorie di Adriano” è anche un libro importante.
Non assegno un voto perché questo significherebbe staccarmi dal mio personale sentire per essere critica ed obiettiva. Potrei, ma non mi va di farlo.
Anzi, prima di parlarvene, approfitto di questo spazio per ringraziare la persona che me lo regalò: mi ha insegnato la consapevolezza delle scelte e ricordato l’importanza del Caso.
Viaggio nello spirito, inno alla natura e insofferente smania di cambiamento. Descrizioni ricche e personaggi analizzati a fondo nella loro ricerca di una meta, di un senso. Un Hesse ancora immaturo, ma stanco sognatore.
Peter Camenzind anela a sfuggire al qualunquismo, eppure dopo anni rinuncia all’ambizione di un’opera universale: la vede inaspettatamente realizzata nella semplicità della vita di paese.
Per poter accettare il mondo, per riuscire ad amarlo, è innanzitutto necessario conoscerlo. C’è un periodo per i consigli e per i maestri, ed un periodo per se stessi e per le esperienze che si sceglie di fare. Che siano sensate o meno. Ognuno di noi deve sentirsi libero di percorrere la propria strada.
“Che la saggezza non possa essere insegnata, è un’esperienza che per una volta nella vita ho dovuto raffigurare poeticamente. Questo tentativo è Siddharta” H. Hesse.
India, VI secolo a. C.
“Mi misi in ginocchio e pregai:
- Che cosa ti ho fatto, Signore? Perché mi punisci? Tutto quello che chiedo è la possibilità di scrivere, di avere uno o due amici, di cessare la mia corsa. Portami un po’ di pace, Signore. Plasmami in qualcosa che valga la pena. Fà cantare la macchina per scrivere. Trova la canzone dentro di me. Sii buono con me perché io sono solo”.
Svelata l’identità del misterioso Duchesne, il libro ha perso parte del suo fascino e l’autore molti dei suoi fan.
Mi chiedo il perché… Quasi si trattasse di un impostore.
Lavori o meno (ancora) in uno dei tanti studi “illegali”, Duchesne ha esordito alla grande, con un romanzo dallo stile fresco e divertente, descrivendo in modo tristemente ironico un mondo che nessuno prima aveva mai sviscerato con tanta franchezza. La franchezza di chi lo vive o lo ha vissuto, e ne è deluso.
Quando l'ambizione ti divora e dventa la tua ragione di vita, è facile perdere il controllo.
Margaret non è riuscita a realizzare il suo grande sogno, diventare una scrittrice di successo, e, come spesso accade, si è accontentata di un lavoro che le dà certezze ma non la entusiasma, che le garantisce l'approvazione della "gente comune" ma non è in grado di regalarle la serenità e l'appagamento di cui ha bisogno.
Così, fortemente convinta del proprio talento, decide ad un certo punto di rischiare il tutto e per tutto: lascia l'insegnamento e comincia a dedicarsi esclusivamente alla stesura del suo capolavoro.
Purtroppo ed inaspettatamente, però, l'ispirazione langue... Che fare? Margaret è in preda al panico.
In questo romanzo, edito nel 1979, Oriana Fallaci racconta la vita del suo compagno, Alekos Panagulis, un rivoluzionario greco che tentò negli anni settanta di scalzare la dittatura dei Colonnelli nel suo paese.
La scrittrice lo incontrò per un’intervista, negli anni in cui stava girando il mondo per raccontare storie, orrori di guerra, incontrare personalità politiche e culturali. L’intervista che determinò la loro storia d’amore, del resto, si può leggere nell’altra opera della Fallaci, “Intervista con la storia”.
Il tema è uno dei classici di Coelho: la ricerca.
Questa volta, però, la protagonista ritrova la sua anima attraverso le esperienze del corpo.
Maria, inseguendo il sogno di una nuova vita, lascia il Brasile e si trasferisce a Ginevra. Ma non diventerà una ballerina di samba…
La salvezza, come sempre, verrà dall'amore. Peccato che l'epilogo risulti tristemente americanizzato...
Il voto, comunque, è un bell'8 e mezzo, e la grandezza sta soprattutto nelle scene erotiche.
Terzo incontro del Circolo de i-LIBRI - "Il Vangelo secondo Gesù Cristo”
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