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Al palazzo del turismo di Cesenatico, una mostra sulle macchine da scrivere

a cura di Redazione i-LIBRI

Il 23 ed il 24 aprile, al Palazzo del Turismo di Cesenatico, in viale Roma, n. 112, collezionisti da tutta Italia esporranno macchine da scrivere di ogni genere e alcuni fra i più “antichi” computer. Alla mostra sarà presente un esemplare del P101 Olivetti, primo computer desktop al mondo (1965), riproduzioni fedeli agli originali di modelli del Ravizza e di Mitterhofer (pionieri della costruzione di macchine per scrivere), e la macchina originale criptografica Enigma, protagonista di tanti film e libri inerenti alla seconda guerra mondiale.

Il visitatore potrà scoprire molte curiosità: ad esempio, il fatto che il simbolo della chiocciola della posta elettronica, la famosa “@”, fosse già usata nelle macchine per scrivere di fine ‘800, con il significato di “al prezzo di”. Analogamente, la tastiera qwerty, è in uso dal 1873, con la prima macchina per scrivere prodotta in serie.

L’esposizione è accompagnata da convegni e dal coinvolgimento di 70 negozi del centro storico che, già dai giorni scorsi, hanno esposto in vetrina una macchina per scrivere e il manifesto della mostra.

La mostra è organizzata dall’Associazione italiana collezionisti macchine per ufficio d’epoca.

Difficile dire chi abbia inventato la prima macchina da scrivere. Domenico Scarzello e Cristiano Riciputi, rispettivamente presidente e segretario dell’Associazione italiana collezionisti, ripercorrono in un libro in uscita nelle prossime settimane (Macchine per scrivere. Uomini, storie e invenzioni dalle origini ai giorni nostri), i principali passi che hanno portato all’affermazione di questa tecnologia. La paternità va affidata soprattutto al genio italiano. In particolare, nel 1837, Giuseppe Ravizza di Novara iniziò la costruzione di prototipi che poi perfezionò e portò anche ad esposizioni nazionali e mondiali, ma non trovò mai un finanziatore che gli permettesse la costruzione in serie. Ravizza probabilmente soffiò l’idea a Pietro Conti di Cilavegna (Pavia). Tuttavia, fu un americano, Cristopher Latham Sholes, ad avere la possibilità di sfruttare in modo commerciale la macchina.

 

Per informazioni

http://www.agenziaprimapagina.it

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